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di Fabio Savelli

Corriere della Sera, 8 maggio 2022

Senza lavoro il reinserimento dei detenuti sarebbe molto più difficile e il rischio di recidiva è alto. Eppure, secondo alcune stime, soltanto il 34 per cento dei 54mila reclusi italiani è occupato in attività lavorative. Bernardo Petralia, capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria valuta, sulle Buone Notizie del Corriere della Sera, aveva commentato la necessità di politiche attive del lavoro anche e soprattutto negli istituti penitenziari: “È una percentuale maggiore dell’immaginabile, ma certamente più bassa del desiderabile: dobbiamo mirare all’en plein con tutti i reclusi impiegati in una professione”.

Grazie all’impegno del Terzo settore, in questi anni in vari Istituti sono fioriti esempi virtuosi: in carcere si formano e operano pasticceri, tornitori, sarti, operatori di call center, impiegati, falegnami. Il governo, per questo, ha messo a terra un’iniziativa che coinvolge un’azienda in prevalenza a capitale pubblico, come Open Fiber, per stendere la fibra ottica e fare il salto digitale del Paese visti i ritardi storici accumulati sulla banda larga.

C’è carenza di manodopera e l’esecutivo ha pensato di coinvolgere alcuni detenuti, regolarmente retribuiti con le condizioni contrattuali di categoria, per supportare i cantieri che portano la fibra fino alle case. Si tratta di profili ritenuti all’altezza del compito e non certo pericolosi per la collettività. Profili che possono tornare utili, anche per le loro competenze, per realizzare quella che è ormai diventata l’infrastruttura più importante del Paese visto il lavoro da remoto e la didattica a distanza.

I due dicasteri coinvolti sono la Giustizia, che ha steso il protocollo per questa misura di reinserimento sociale, e l’Innovazione guidato da Vittorio Colao che ha realizzano i bandi di gara per l’Italia 5g e ad 1 giga e sentendo gli operatori, non solo Open Fiber ma anche Tim e le aziende della filiera in testa Sirti, ha compreso la portata della sfida. Certo non è solo una questione di personale.

Negli ultimi aggiornamenti del piano Bul, banda ultra larga, Infratel, la società concedente in house del ministero dello Sviluppo economico, rileva un programma di realizzazione della fibra per unità immobiliari lontano dai propositi immaginati inizialmente per le difficoltà dell’operatore Open Fiber di rispettare le consegne. Ed è evidente come la macchina dello Stato (e il potere ostativo degli enti locali), i mille regolamenti comunale, i passaggi autorizzativi dell’Anac sugli appalti di gara, i permessi condominiali, una mappatura delle unità immobiliari non corretta e basata su dati vetusti ci porta sin qui. Ora le risorse del Pnrr, da esaurire entro il 2026, sono necessari se i processi di semplificazione diventano tali.

In una nota Open Fiber rileva di aver “aderito con convinzione a questa intelligente iniziativa promossa dai Ministri Cartabia e Colao che partendo da una finalità di natura sociale, può contribuire a tamponare la scarsità di manodopera sui cantieri, una carenza di cui soffre il settore delle telecomunicazioni ma non solo. L’impiego di personale detenuto, a cui si sta lavorando sotto la supervisione delle autorità competenti, avverrebbe ovviamente sulla base delle condizioni contrattuali vigenti e, quindi, con il medesimo trattamento economico degli altri lavoratori”.