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di Fulvio Fulvi

Avvenire, 9 giugno 2026

Non cambia il trend dietro le sbarre. A giugno il sovraffollamento ha raggiunto il tasso del 139%. Pagano (garante dei reclusi a Milano): nella rete della giustizia spesso finiscono soggetti fragili che non riescono a uscire dal sistema punitivo. Continua a crescere il numero dei detenuti nelle carceri italiane. Con la carenza ormai “patologica” del personale di vigilanza e degli educatori, l’aumento costante degli ospiti rende ancora più pesanti le condizioni di vita dietro le sbarre, destinate a peggiore ulteriormente con l’arrivo dell’estate. Al 31 maggio i reclusi erano 64.741 (49.323 dei quali condannati in via definitiva e 20.350 stranieri), ovvero 329 in più rispetto ad aprile.

L’incremento medio mensile delle presenze nei 189 istituti penali si attesta ormai intorno a questa cifra considerando che, al 31 dicembre del 2025, il ministero della Giustizia ne aveva registrate 63.499. In cinque mesi, dunque, le persone “al gabbio” sono aumentate di 1.342 unità, per via soprattutto dei reati introdotti dall’inizio della legislatura nell’ordinamento, attraverso decreti sicurezza e disegni di legge (57 nuove fattispecie e oltre 60 aggravanti).

Il sovraffollamento è ancora più grave se si considera che la capienza regolamentare è di 51.269 posti e quella effettiva di circa 46.300 (a causa di ristrutturazioni o indisponibilità di spazi per ragioni tecniche). Sarebbero 18.441, quindi, i ristretti presenti oltre le capacità ricettive reali delle strutture penitenziarie. Nel giugno del 2025 il tasso di sovraffollamento era del 134% oggi supera il 139% con 73 carceri dove si va oltre il 150%. Dal primo gennaio scorso i suicidi sono stati 27, l’ultimo dei quali il 2 giugno nella casa circondariale di Capanne a Perugia, dove un detenuto italiano di 30 anni si è tolto la vita impiccandosi appena rientrato in cella dopo un colloquio video con la madre. Allarme sovraffollamento nelle carceri di Roma e del Lazio. I casi più critici riguardano Rebibbia con 443 reclusi oltre il limite, e Regina Coeli, che supera la capienza regolare di 376 persone. Nei 14 istituti della regione risultano in tutto 6.917 ristretti, ma i posti sono 5.316 (1.601 i detenuti in più). E aumentano le tensioni. Un recluso minorenne ospitato nel Centro di prima accoglienza della Capitale è evaso dal Policlinico Umberto I nel quale era stato ricoverato a seguito di un tentativo di suicidio. Nella Casa circondariale di Viterbo una guardia è stata aggredita da un detenuto e ha riportato lesioni guaribili in un mese, come denuncia Massimo Costantino, segretario generale Fns Cisl Lazio.

La Lombardia è l’altra regione dove il sovraffollamento risulta più pesante: in 18 penitenziari sono allocati 8.939 detenuti su una capienza ufficiale di 6.149 posti. Tre gli istituti più intasati, Brescia Canton Mombello (con 377 detenuti anziché i previsti 182), Busto Arsizio (446 su un massimo consentito di 240) e Milano San Vittore (1.106 sui 748 che ne può contenere). “Nulla è cambiato in questi anni nel nostro Paese e nulla si risolverà se non si prendono misure eccezionali di tipo deflattivo - osserva Luigi Pagano, garante dei detenuti della città di Milano, già direttore di San Vittore -; i meccanismi giuridici ci sono ma bisogna applicarli, non dovrebbero entrare in carcere i condannati a pene basse, chi ha compiuto piccoli reati e può essere sottoposto a misure alternative, il fatto è che nella rete della giustizia spesso finiscono tossicodipendenti, immigrati, persone indigenti e senza dimora, minori stranieri non accompagnati, ovvero soggetti fragili che difficilmente riescono a uscire dal sistema punitivo. Manca un progetto complessivo conforme alla legge e ci si limita alla gestione del quotidiano, noi garanti non possiamo fare altro che denunciare quello che avviene dietro le sbarre, le decisioni vanno prese dalla politica”. La Campania è l’altra realtà regionale più critica: nel carcere di Carinola, a Caserta, dove sono ristretti in 527, c’è stato un tentativo di rivolta, un poliziotto è stato colpito con un pugno al volto e alcuni detenuti sono saliti per sul tetto per inscenare una protesta. La situazione è tornata alla normalità dopo qualche ora anche per l’intervento di mediazione del direttore dell’istituto. “Continueremo a sensibilizzare i vertici regionali e nazionali affinché il sistema penitenziario venga alleggerito prima che si arrivi a un punto di non ritorno”, afferma il segretario dell’Osapp Campania, Vincenzo Palmieri.