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di Antonella Mascali

Il Fatto Quotidiano, 27 agosto 2024

Si prospettano uno sciopero e una manifestazione davanti al ministero della Giustizia il 10 settembre. A scendere in piazza non saranno i magistrati, ma i “Direttori della Giustizia”, figure professionali amministrative costituite nel 2017 che non vogliono essere declassate. Fonti interne dicono che, soprattutto il viceministro Francesco Paolo Sisto, nelle trattative con i sindacati di categoria, sta spingendo per chiudere un contratto entro fine settembre che cancellerà il titolo di questi funzionari, 1670, che - attualmente - per esempio, dirigono le cancellerie dei tribunali e si rapportano direttamente con i magistrati.

Per questo, il neo “Coordinamento Nazionale dei Direttori della Giustizia denuncia con forza l’illegittima e iniqua decisione del ministero della Giustizia di sopprimere il profilo professionale del Direttore, contraria al Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) e ai principi di buona amministrazione”. Semplifichiamo la questione per comprendere il dissenso che ha indotto a proclamare lo stato di agitazione: queste figure fanno parte della cosiddetta “Area 3, Servizi Amministrativo-Contabili e di Organizzazione dell’Area Funzionari”, ma - come “Direttori” - sono gerarchicamente superiori e guadagnano di più rispetto a un “semplice” funzionario, a cui basta per l’inquadramento in quell’Area una laurea triennale, mentre per i direttori è obbligatoria la laurea magistrale.

I Direttori non ci stanno e chiedono che finalmente venga creata anche al ministero della Giustizia la cosiddetta “Area 4, delle Elevate professionalità, spiega il Coordinamento, creata appositamente per accogliere le figure di quadri, una categoria imprescindibile che funge da cerniera tra i Dirigenti e il resto del personale”. Tanto è vero, sottolinea l’associazione, che il decreto ministeriale del 2017 attribuisce solo ai Direttori “funzioni di vicariato del Dirigente, direzione, coordinamento, formazione del personale, studio e ricerca, attività ispettiva e didattica, e in generale, attività a elevato contenuto specialistico”, non a caso chiede anche la “salvaguardia” delle loro funzioni. Le richieste sono state già avanzate durante le trattative per il contratto integrativo, ma finora senza risultati perché, secondo il viceministro Sisto, non c’è la copertura finanziaria. In Via Arenula si parla di 98 milioni di euro l’anno in più. Una cifra che ad alcuni addetti ai lavori sembra al rialzo.