di Lorenzo D’Avack
Il Dubbio, 28 febbraio 2025
Il Parlamento dell’Unione Europea è sempre stato favorevole al diritto del minore, nato a seguito di un contratto di maternità e riconosciuto come figlio della coppia o del singolo committente, di conservare anche nel proprio Paese analogo status filiationis. Una possibilità di contro non prevista nel nostro Paese che dal 2014 è stato contrario alla registrazione in Italia di un minore nato all’estero a seguito di un contratto di maternità. Per favorire il riconoscimento del rapporto di filiazione in una situazione transfrontaliera viene approvata il 14 dicembre 2023 dal Parlamento UE la proposta di un Regolamento sui rapporti di filiazione. Secondo questa proposta, tutti gli Stati membri dovranno riconoscere la genitorialità comunque acquisita anche da single o da coppie gay in un altro Paese dell’Unione, e garantire all’intero nucleo famigliare gli stessi diritti concessi alle altre famiglie, così da evitare qualsiasi discriminazione. Da Bruxelles viene spiegato che “la proposta è incentrata sull’interesse superiore e sui diritti del bambino”, e mira a tutelare le diverse forme di genitorialità (anche quelle “arcobaleno”) e il diritto delle famiglie “di ottenere il riconoscimento a tutti gli effetti della filiazione all’interno dell’Unione”. L’Unione Europea con questo regolamento specifica che il diritto di famiglia comunque resta in mano al singolo Paese, e non impone che gli Stati introducano nel loro ordinamento il riconoscimento delle coppie gay e del contratto di maternità, ma vuole stabilire che, se tale riconoscimento viene accettato in un Paese membro, questo impedisca agli altri Stati di rifiutare il riconoscimento dell’acquisito status filiationis.
Da qui la ragione per la Commissione di creare il Certificato europeo di filiazione. Un documento che potrà essere richiesto dai figli, o dai loro rappresentanti legali, allo Stato membro “che ha accertato la filiazione” e potrà essere utilizzato “come prova della filiazione in tutti gli altri Stati membri”. Dunque, il Regolamento fornirà chiarezza giuridica a tutti i tipi di famiglie che si trovano in una situazione transfrontaliera all’interno dell’UE. “Nessun bambino dovrebbe essere discriminato a causa della famiglia di appartenenza o del modo in cui è nato. Attualmente, i bambini possono perdere i loro genitori, dal punto di vista legale, quando entrano in un altro Stato membro. Questo è inaccettabile. Con questo vuoto, ci avviciniamo all’obiettivo di garantire che se si è genitori in uno Stato membro, si è genitori in tutti gli Stati membri”, ha dichiarato la relatrice Maria Manuel Leita Marques dopo il voto in plenaria.
Tuttavia, questo riconoscimento non copre altri diritti in situazioni transfrontaliere derivanti dal diritto nazionale, quali il mantenimento dei minori, la cura della salute, la successione, il diritto dei genitori di agire in qualità di rappresentanti legali del minore. Il Commissario europeo della giustizia Didier Reynders chiarisce che con questa normativa non si vuole sovvertire il modo in cui alcuni Stati della UE concepiscono la famiglia. Si tratta solo di mettere al primo posto i bambini e i loro diritti e se il diritto europeo non può disciplinare il diritto di famiglia, può però regolamentare il diritto di circolazione dei minori. La Commissione delle Politiche europee del nostro Senato ha, comunque, assunto una posizione contraria all’ipotesi del Certificato di filiazione europeo. Il documento di opposizione, approvato dal governo, ha ritenuto che il Regolamento UE contrasti anche con le sentenze della Cassazione e della Corte Costituzionale che vietano la maternità surrogata e la registrazione dei bambini nati all’estero a seguito di contratto di maternità. Una lettura totalmente rovesciata arriva dal PD che ritiene che il Regolamento ha il compito di riconoscere per i minori uguaglianza e civiltà. Si accusa la maggioranza di essersi assunta la responsabilità di violare i diritti dei bambini che, surroga o non surroga, di fatto già esistono. Si può aggiungere che le sentenze sopra citate, pur condannando la surrogata e aderendo al divieto della registrazione nel nostro Paese del nato, hanno mirato a proteggere il diritto fondamentale del minore alla continuità del rapporto affettivo con entrambi i genitori attraverso la “adozione particolare”. Ora, a seguito del ddl che presenta il contratto di maternità in tutte le sue forme come un “reato universale” pare normativamente impossibile che i genitori del minore per conservare il loro status possano far ricorso all’adozione, in quanto equiparati a dei criminali comuni.











