di Carmen D’Anzi*
Left, 21 luglio 2026
L’indifferenza uccide. Il caldo, la solitudine, i suicidi che si moltiplicano: è l’estate rovente delle carceri italiane, quella di cui nessuno vuole parlare. L’estate è un periodo di maggiore sofferenza per le persone ristrette in carcere sia per il caldo insopportabile e sia perché si avverte maggiormente la nostalgia dei propri cari. Si amplifica la sofferenza in quanto i mesi di luglio e agosto sono quelli roventi sotto ogni aspetto, anche perché molte attività trattamentali rallentano. È un dovere morale mantenere accesi i riflettori sulle condizioni di vivibilità del carcere: sovraffollamento, suicidi, persone con tossicodipendenza, carenza di organico degli agenti di polizia penitenziaria, di personale medico, di psicologi, di educatori richiedono soluzioni non più rinviabili.
I numeri del sovraffollamento - L’Italia è terza in Europa per sovraffollamento, dopo Cipro e Francia. Nei 190 istituti penitenziari italiani sono ristretti 64.708 su 51.185 posti regolamentari ma solo 46.256 sono disponibili in quanto 4.929 non sono disponibili perché inagibili o in ristrutturazione. Le donne detenute sono 2.891 (pari al 4%). Gli stranieri sono il 31% delle presenze, 1 detenuto su 3 è schiavo della droga, 4.200 sarebbero i malati psichiatrici, 1.400 i senza fissa dimora. Il tasso di sovraffollamento nazionale è del 139,89 % ormai vicinissimo a quello che nel 2013 costò all’Italia la condanna da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo. Anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella con i suoi recenti richiami (nel messaggio di fine anno agli Italiani e alle Italiane e il 16 marzo scorso all’incontro con la polizia penitenziaria nel 209esimo anniversario di fondazione del Corpo) ha parlato di “grave e ormai insostenibile condizione di sovraffollamento” e “drammatico” numero dei suicidi ormai divenuti una “vera e propria emergenza sociale sulla quale occorre interrogarsi per porvi fine immediatamente”.
Negli istituti penitenziari italiani c’è un’assoluta carenza di risorse umane: non solo di polizia penitenziaria (dai sindacati del comparto si apprende che in Italia sarebbero in servizio circa 36mila agenti su una pianta organica di 42mila) con agenti costretti spesso a prolungare il proprio orario di lavoro unendo consecutivamente i turni di lavoro, a causa della totale impossibilità di ricevere il cambio. Nonostante queste criticità durante le mie visite negli istituti penitenziari della Provincia di Potenza ho potuto apprezzare l’impegno quotidiano e le capacità operative del Corpo di polizia penitenziaria, spesso chiamato a operare in condizioni di carenza di organico con turni prolungati e con risorse limitate, garantendo comunque sicurezza, legalità e rispetto delle istituzioni. Ma le criticità riguardano anche la carenza di organico di personale sanitario, funzionari giuridico-pedagogici, mediatori culturali.
Suicidi - In Italia: 45 dall’inizio dell’anno. Nessun suicidio negli istituti penitenziari della Provincia di Potenza nelle quali esercito le mie prerogative. Il diritto alla salute in carcere è garantito dall’art. 32 della Costituzione e dall’ordinamento penitenziario, trasferita al Servizio Sanitario Nazionale dal 2008 dal ministero della Giustizia. Nonostante gli sforzi relativi alla presa in carico si risente del sovraffollamento e della carenza di personale medico rendendo spesso difficile la piena attuazione di tale diritto.
A testimoniarlo sono anche i numeri: la figura del medico mancherebbe in alcuni turni di lavoro soprattutto in orario notturno, durante i prefestivi e festivi. Un’altra criticità è la copertura medica h24: se una persona detenuta si dovesse sentire male, e in quel momento fosse assente il medico, bisognerebbe rivolgersi alla guardia medica cittadina o al pronto soccorso più vicino. Carenti anche gli psichiatri con una media di sette ore settimanali ogni cento detenuti mentre gli psicologi sono presenti per circa 22 ore settimanali ogni cento detenuti.
Diritto al lavoro e ai percorsi d’istruzione Il lavoro e le attività formative rappresentano una seconda chance e sono infatti fermamente convinta che la pena conservi la sua tensione rieducativa costituzionalmente prevista se si può compiere un reale percorso di cambiamento. A tal riguardo risultano fondamentali i percorsi di istruzione e di lavoro che offrono alle persone detenute una possibilità concreta di reinserimento sociale, riducendo il rischio di recidiva, abbattendo lo stigma e restituendo dignità a chi ha scontato una pena, favorendo il recupero di competenze, autostima e senso di responsabilità. La Legge Smuraglia incoraggia le aziende ad assumere detenuti mediante sgravi fiscali e agevolazioni, riducendo la recidiva e promuovendo un’economia più inclusiva. I dati parlano chiaro: per coloro che hanno avuto accesso a percorsi trattamentali e lavorativi la recidiva si stima tra il 3% e il 7%.
Minori e IPM - Colpisce il numero nazionale dei minori negli Ipm (572) che dopo l’entrata in vigore del decreto Caivano ha visto aumentare gli ingressi del 50%, nel periodo compreso tra il 2022 e il 2025, allargando la possibilità del ricorso alla carcerazione preventiva e diminuendo il ricorso ad alternative alla pena detentiva. Al 31 dicembre 2025 si contavano 572 ragazzi negli Istituti Penali per Minorenni (Ipm), a fronte di 516 posti disponibili, con un aumento di circa il 50% rispetto al periodo antecedente al decreto Caivano. Nel 2025, 91 sono stati trasferiti in carcere per adulti, interrompendo bruscamente il percorso trattamentale con inevitabili conseguenze. Da segnalare anche il minor ricorso all’istituto della messa alla prova che sui minorenni ha sempre dato buoni risultati e che invece il decreto Caivano ha precluso per alcuni reati. Per tutto questo convintamente ho firmato l’appello di Antigone, Libera e Defence for children Italia.
Una buona pratica nell’Ipm di Potenza - La consolidata pedagogia annovera i laboratori rap negli istituti penitenziari (in particolare nei minorili) tra i percorsi educativi e trattamentali più significativi per la crescita e il riscatto dei giovani ristretti negli Ipm e per questo ho fortemente voluto un laboratorio di scrittura rap con il famoso artista Francesco “Kento” Carlo, rapper, scrittore e performer tra le voci più autorevoli dell’hip-hop italiano impegnato che con la sua instancabile passione da 15 anni mette il suo talento al servizio dell’impegno civico e della difesa dei diritti umani dei più vulnerabili ed è stato capace di sensibilizzare i giovani sui temi della dignità umana, della giustizia e della solidarietà attraverso il linguaggio universale della musica. Il laboratorio rap “Dalle parole al suono” si è concluso positivamente così come dimostrano l’entusiasmo, la curiosità e l’energia positiva che hanno saputo sprigionare i giovani ospiti dell’Ipm di Potenza, fornendo ai minori ristretti competenze tecniche e relazionali al fine di utilizzare la scrittura e la musica rap come strumento per raccontare storie, emozioni, vissuti e desideri.
Conclusioni e Proposte della Conferenza nazionale dei garanti territoriali - Recentemente ho partecipato alla mobilitazione “Alleanza per l’articolo 27 della Costituzione” che nasce come appuntamento successivo all’assemblea “Diritti, clemenza e umanità nelle carceri italiane”, tenutasi lo scorso 6 febbraio a Roma presso l’Università Roma Tre promossa dal Cnca (Coordinamento nazionale comunità accoglienti) dalla Conferenza nazionale dei Garanti territoriali, da numerose altre organizzazioni. L’obiettivo è quello di creare un’alleanza per l’articolo 27 della Costituzione e riportare l’attenzione dell’opinione pubblica sulle condizioni delle carceri italiane, oggi attraversate da una crisi sempre più grave, e riaffermare il principio secondo cui la pena deve essere conforme ai valori sanciti dall’articolo 27 della Costituzione: umanità, dignità della persona e finalità di reinserimento sociale.
- introduzione di una liberazione anticipata speciale, portando da 45 a 75 giorni per ogni semestre la detrazione di pena per chi partecipa positivamente al percorso trattamentale;
- un intervento immediato per i detenuti con residuo pena non superiore a un anno, non condannati per reati ostativi e senza concrete esigenze di sicurezza tali da imporre la permanenza in carcere. Si tratta di circa 8/9 mila persone in Italia che potrebbero essere accompagnate verso misure alternative, detenzione domiciliare, lavoro, cura, comunità e reinserimento;
- affidamento alle comunità terapeutiche come misura alternativa al carcere per le persone detenute tossicodipendenti per la disintossicazione e il reinserimento sociale (in Italia un detenuto su 3 è schiavo della droga);
- aumentare la dotazione di braccialetti elettronici in quanto la mancanza di fornitura provoca un ingiusto prolungamento in carcere.
Fermamente convinta che il carcere debba diventare un luogo simbolo del percorso di reinserimento e riscatto sociale delle persone private della libertà, ispiro il mio mandato al principio di umanizzazione come prescrive il dettato costituzionale per andare oltre la dimensione dell’esclusione e della paura e visioni afflittive o vendicative della pena puntando sulla rieducazione e sull’umanizzazione. Nessuna persona è persa per sempre.
Focus istituti penitenziari di mia competenza della provincia di Potenza - Uno sguardo ravvicinato agli istituti della provincia di Potenza restituisce, in scala, le stesse criticità del quadro nazionale. Nella Casa circondariale “Antonio Santoro” di Potenza sono presenti 176 detenuti, di cui 13 donne, a fronte di una capienza regolamentare di appena 107 posti: un sovraffollamento di 69 unità, che pesa su ogni aspetto della vita quotidiana ristretta, dagli spazi alla fruizione delle attività trattamentali. Sul fronte della sicurezza, il Corpo di polizia penitenziaria può contare su 120 agenti, ma ne mancherebbero all’appello 23 del ruolo di agente-assistente maschile: una carenza che, come altrove, si traduce in turni prolungati e in un carico crescente per chi resta in servizio. Diversa, ma non priva di ombre, la situazione della Casa circondariale di Melfi, dove i detenuti presenti sono 98.
Anche qui il vero nodo è quello dell’organico: gli agenti in servizio sono 85 su una pianta organica che ne prevedrebbe 119, con uno scarto di 34 unità che grava sulla tenuta complessiva dell’istituto. Nell’Istituto penale per minorenni di Potenza i ragazzi ristretti sono 18, esattamente quanti i posti regolamentari: un equilibrio solo apparente, perché anche qui l’organico di polizia penitenziaria resta sotto la soglia prevista, con 25 agenti in servizio a fronte dei 32 della pianta organica. Un dato che va letto insieme al valore che questi luoghi possono avere quando funzionano come spazi educativi e non soltanto detentivi, come ha dimostrato l’esperienza del laboratorio di scrittura rap ospitato proprio nell’Ipm potentino.
Un capitolo a sé merita infine il Centro di permanenza per il rimpatrio di Palazzo San Gervasio, dove al 1º luglio si contavano 93 persone trattenute. Proprio sui Cpr è di pochi giorni fa la notizia che il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso di Asgi e Cittadinanzattiva Aps: il ministero dell’Interno, che aveva dato attuazione solo parziale alle precedenti disposizioni dei giudici, dovrà ora condurre entro sei mesi una reale e approfondita istruttoria sulle condizioni di salute nei centri presenti sul territorio nazionale, in vista di un nuovo capitolato d’appalto.
*Garante dei diritti delle persone private della libertà personale della provincia di Potenza e Coordinatrice del Forum garanti provinciali










