di Concita De Gregorio
La Repubblica, 7 luglio 2024
Dall’aborto come reato universale ai piccoli spacciatori in carcere. Decreto dopo decreto, legge dopo legge, proposta dopo proposta ecco completarsi il quadro del modello educativo, chiamiamolo così, o se volete la proposta di ordine e armonia sociale immaginata della destra di governo. È facile, è come funzionava negli anni Cinquanta nelle case dei padri padroni: se c’è un problema non se ne parla, si elimina la parola che lo definisce, così vedrai che sparisce. Se persiste, incredibilmente, allora chi si ostina a soffrirne va a letto senza cena, si chiude nello sgabuzzino. Nel recinto dei polli o dei maiali, se ostinato, così impara. Al fratello buono un premio, alla sorella cattiva una punizione esemplare. Funziona per negazione e concessione, l’educazione meloniana. Grande confusione fra cause e conseguenze delle cose, prevenzione e repressione ormai sinonimi nel lessico di governo senza alcuna distinzione fra una funzione - comprendere le ragioni del problema e intervenire a sanarle - e l’altra.
Vediamo, elenco incompleto delle più recenti misure. Propone Maurizio Gasparri un bonus di mille euro per un anno alle donne che non abortiscono. (La paghetta nel linguaggio della politica si chiama difatti bonus: se non sai come risolvere un problema dai due soldi, intanto, o li pretendi come riparazione di un delitto già commesso). Dice Gasparri: se così, una sera per caso, vi era venuta l’idea di non avere un figlio allora sappiate che ci pensiamo noi, a crescerlo. Addirittura per un anno intero, pensate. Poi, dal tredicesimo mese e per il resto della sua vita, ci pensate voi. Dai ripensateci. Ah, beninteso. Solo per le donne cittadine italiane e sotto una certa soglia di reddito. Come se la decisione di abortire fosse legata solo alla povertà. Come se le donne immigrate e prive di documenti non fossero persone: loro sì, possono abortire quanto vogliono. Del resto devi già passare per i comitati pro vita, nei sempre più rari consultori. Così senti il battito del feto e ti rendi conto. Come se chi decide di abortire non sapesse cosa sta facendo, come se dovesse spiegarglielo la signorina allo sportello.
I bonus, per giunta - le paghette - devi sapere che ti spettano, per pretenderle. Lo sgravio fiscale per le madri che lavorano non è stato richiesto dal quaranta per cento di chi poteva farlo: ma per quale ragione al mondo bisogna chiederlo? E le donne che non lo sanno? E quelle che non hanno gli strumenti per affrontare le forche caudine della burocrazia? Non sono loro, le più fragili, le prime ad averne bisogno? Perché non è automatico, questo sgravio fiscale. Risposte?
Il capolavoro della maternità surrogata che diventa per legge reato universale. A dispetto dell’universo: in altri sistemi solari non sappiamo ma in questo, su questo pianeta, la gestazione per altri è in molti casi regolata con norme sovente molto rigide, è lecita. In Irlanda il governo di centrodestra l’ha appena legalizzata. Sono sessantacinque i paesi del mondo in cui è ammessa, trentacinque quelli che la consentono in forma solidale e non commerciale. Quarantotto stati degli Stati Uniti, Canada, Nuova Zelanda, Grecia, Portogallo, l’elenco è facilmente consultabile. Non stiamo parlando di Paesi culturalmente ed economicamente arretrati. Parliamo di grandi democrazie. Dunque quale universo? E i bambini che nascono - perché nascono comunque - sono colpevoli, delinquenti alla nascita?
Il decreto Caivano, altro capolavoro. I ragazzini fanno uso di droghe e spesso le spacciano, non c’è dubbio. Quindi? Vogliamo legalizzare le droghe leggere per disarmare la criminalità e le mafie? Vogliamo esaminare le cause del crescente disagio giovanile, sociale e psichico? No, li vogliamo mettere in galera. A partire dai quattordici anni, se c’è pericolo che fuggano. Lo sapete però vero che il 40 per cento dei detenuti è in carcere per reati di droga. Lo sapete che le carceri sono sovraffollate oltre il limite della disumanità, che quasi ogni giorno un detenuto si suicida e sono spesso ragazzini. Ma dai. Triplichiamo l’affollamento. Minorenni in galera, così imparano. Così sì che si risolve.
Ma tutto, tutto. C’è un blocco stradale: arrestiamo chi sta col suo corpo a fermare le macchine, chi se ne importa dei motivi. Deve essere pazzo, di certo è criminale. Proteste di attivisti ecologisti? Galera. Si sa che il cambiamento climatico non esiste. La celebre piaga dei rave? Galera. Borseggiatori coi neonati in braccio: sono delinquenti genetici, non c’è niente da fare. Non una casa non un lavoro. No: galera. Sovraffollamento dei pronto soccorso? Beh potete rivolgervi in farmacia. Perché non dal veterinario, mi domando? Ha mano più pratica. Però i grandi affari, i corruttori e i corrotti di alto lignaggio, talvolta ministri. Presunzione d’innocenza, che è giusto. Per gli altri, per la maggioranza indistinta, vale il principio della colpa a prescindere dalle ragioni, che potrebbero non essere quelle di arricchirsi e farla franca. Ma pazienza. Galera e paghetta. Fate i bravi, vi diciamo noi come.











