di Marcello Sorgi
La Stampa, 9 febbraio 2025
Può il capo della Procura più importante d’Italia continuare a svolgere le sue mansioni mentre è in conflitto con il premier, due ministri, tra cui quello di Giustizia, e il sottosegretario alla presidenza responsabile dei servizi segreti? E può farlo mentre al Csm s’è messa in moto la procedura, ad opera dei consiglieri di centrodestra, per impartirgli un provvedimento disciplinare e un trasferimento? Sul piano formale, la risposta non può che essere di sì. Nel bene e nel male in Italia vige ancora la separazione dei poteri tra governo e magistratura.
Il provvedimento disciplinare, qualora arrivasse, sarebbe opponibile da Lo Voi con ricorso al Tar ed eventualmente al Consiglio di Stato. La crisi di rapporto tra Procura e Palazzo Chigi, nata dall’invio delle comunicazioni a Meloni, Nordio, Piantedosi e Mantovano per il caso Almasri, continuerebbe ad avvilupparsi nei tanti e tanti gangli di procedimenti giudiziari penali, amministrativi e forse, poi, perfino civili.
Ma la storia della convivenza nella Capitale del potere esecutivo e di quello giudiziario dice che non sarebbe tanto facile. E non solo perché, si sa, i tempi della giustizia sono assai lunghi e prima che uno dei poteri prevalga sull’altro, sia pure nei casi specifici, ci vorrebbero anni. Nel frattempo, qualsiasi iniziativa, da una parte e dall’altra, si tratti di riforme della giustizia come quella della separazione delle carriere, o di ulteriori iniziative della Procura (più improbabili perché le vittime designate potrebbero trincerarsi dietro la mancata autorizzazione a procedere), verrebbero viste come colpi e contraccolpi dello scontro in atto. Serve insomma un armistizio.
Non è certo il caso - non sarebbe più possibile - tornare ai tempi in cui il “Palazzaccio”, l’edificio bianco in riva al Tevere dove ormai è rimasta solo la Cassazione, veniva definito “il porto delle nebbie”, e non a caso erano frequenti i tentativi di spostare a Roma i processi più complicati, per farli sparire. Ma appunto la coabitazione, più adatta a tempi in cui la guerra tra politica e magistratura dura senza soluzione né tregua dai tempi di Tangentopoli e nessuno può pensare di prevalere sull’altro con carte bollate o con manovre di servizi segreti. Ecco, un tentativo così, ragionevolmente, si potrebbe fare.











