di Davide Varì
Il Dubbio, 11 marzo 2025
Oggi pomeriggio, alle ore 17.30, il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, incontrerà la Conferenza dei Garanti territoriali delle persone private della libertà in via Arenula. “Ringrazio il ministro Nordio che riceverà me e una delegazione di Garanti - dichiara Samuele Ciambriello, portavoce nazionale della Conferenza dei Garanti - consegneremo a lui il nostro documento- appello con le richieste che riteniamo debbano essere urgentemente messe in atto. Lo sguardo sul mondo penitenziario di noi Garanti è una fotografia in bianco e nero. Chiediamo che vengano introdotte buone prassi, miglioramenti che il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria può attuare sin da subito”. Ciambriello ribadisce che “l’emergenza carcere merita un’attenzione costante e concreta da parte della politica e delle istituzioni: il carcere è una polveriera. Per noi è chiaro - conclude - che serve costruire un sistema penitenziario che sia nuovo nel trattamento, nell’affettività, nella concessione delle misure alternative, nella depenalizzazione dei reati minori, nell’umanizzazione della pena”.
L’incontro di oggi pomeriggio è stato sollecitato proprio dai Garanti territoriali lunedì 3 marzo, in occasione della giornata di protesta nazionale. Quando i Garanti territoriali, magistrati, avvocati e realtà associative sono scesi in piazza per rompere il “silenzio assordante” su carceri sovraffollati e diritti calpestati. I numeri del sistema penitenziario sono drammatici: 61.852 detenuti stipati in 192 istituti, con un surplus di 15mila persone rispetto alla capienza regolamentare. Celle progettate per ospitare due individui ne accolgono quattro, in spazi dove l’aria è satura di tensione, violenza e disperazione.
L’Appello della Conferenza nazionale dei garanti territoriali contiene l’elenco degli interventi urgenti per evitare che le carceri italiane sprofondino in una crisi umanitaria senza ritorno. Il manifesto, articolato in cinque punti cardine, chiede al governo e alle istituzioni di agire subito, a partire dalla riduzione del sovraffollamento attraverso misure deflattive per i detenuti con pene inferiori a un anno - 8mila persone - molte delle quali senza reati considerati “ostativi” alla liberazione. A questi si aggiunge la proposta di introdurre uno sconto di pena supplementare di 15 giorni ogni semestre per accelerare le liberazioni anticipate e decongestionare gli istituti.
Chiedono di ampliare l’accesso alle misure alternative, come l’affidamento in prova o i lavori socialmente utili, per i 19mila detenuti che stanno scontando pene residue sotto i tre anni. I garanti sollecitano anche una riorganizzazione del circuito della media sicurezza. Tra le priorità c’è il diritto all’affettività, un tema su cui la politica stenta a pronunciarsi nonostante la storica sentenza n. 10 del 2024 della Consulta, che ha sancito il diritto dei detenuti a colloqui intimi e riservati, senza controllo visivo. Oltre all’eliminazione di circolari che limitano l’acquisto di generi alimentari e oggetti personali, spesso disponibili solo a prezzi esorbitanti nel sopravvitto.











