di Valeria Di Terlizzi
milanotoday.it, 4 marzo 2025
Intervista a Franco Gabrielli, ex capo della Polizia: “L’integrazione è possibile, non serve inasprire le pene”. E sulla pericolosità di Milano: “Se guardiamo l’indice di delittuosità del 2010, l’ultimo anno della giunta di destra, sono riportati 153mila reati. Nel 2024 sono 140mila”. E sui reati “pesa l’aumento del turismo”. “O si accetta l’idea che questa città è cambiata e che quindi applicare alcuni schemi di vent’anni fa è complicato, oppure si viene travolti dalla non comprensione di quello che ci circonda”. Franco Gabrielli, ex capo della Polizia di Stato e delegato alla Sicurezza del Comune di Milano, racconta a Milano Racconta, il podcast di Milano Today un tema tanto attuale quanto controverso: la sicurezza a Milano. Su cui non ha dubbi: “È inutile differenziare tra dati reali e percezione. La percezione dei cittadini conta, è reale e come tale non va ignorata”.
Le zone rosse, soluzione miope - Sulle zone rosse - il provvedimento che vieta ai soggetti aggressivi e che abbiano precedenti di stazionare in alcune zone di Milano - Gabrielli ha le idee chiare: “C’è un aspetto che ho sottolineato anche in altre circostanze, ossia la filosofia che a volte sottende dietro alcune decisioni. È come se ci fosse un tentativo di affrontare il tema della sicurezza solamente inasprendo le pene. Lo trovo un approccio un po’ miope”.
Il sistema giustizia al collasso e le carceri sovraffollate - Il vero tema da cui partire, secondo il funzionario già prefetto di Roma, sono il sistema giustizia e il sistema di esecuzione della pena, entrambi ormai al collasso. Pensate che in questo momento ci sono circa 62mila detenuti in carcere a fronte di una disponibilità di circa 50mila. Abbiamo poi 90 mila persone in pene alternative e altre 90 mila ancora in attesa di avere una pena alternativa: si trovano, insomma, in una condizione limbica. Credo che questa sia un’ulteriore dimostrazione di come, nel nostro Paese, non si dia giustizia. I cittadini non ricevono giustizia”.
Calano gli omicidi, ma aumentano le rapine in strada - Sulla pericolosità di Milano, Gabrielli rimarca: “O si accetta l’idea che Milano è cambiata, oppure rischiamo di essere travolti dalla non comprensione di quello che ci circonda. Se guardiamo l’indice di delittuosità del 2010, l’ultimo anno della giunta di destra, sono riportati 153mila reati. Nel 2024 sono 140mila”. Come mai, allora, i cittadini si sentono più insicuri? “Perché è vero che sono diminuiti i furti e gli omicidi, ma sono aumentate le rapine in strada e i borseggi. Se ci pensiamo, sono i reati più pervasivi, che per una persona rappresentano un vero trauma. Milano è maglia nera della sicurezza perché queste statistiche si riferiscono ai reati denunciati, rapportati alla popolazione residente. Da noi, per senso civico, si denuncia di più che in altre città, ed è giusto”. Non solo. Secondo Gabrielli, Milano ha subito due cambiamenti importanti, se non epocali: da una parte la cosiddetta gentrificazione e dall’altra una sorta di “turistificazione”. Sì, perché anche i turisti rappresentano una platea di potenziali vittime di reati predatori.
“La vicenda Ramy? Onore ai suoi genitori” - Sulla vicenda di Ramy, l’incidente avvenuto pochi mesi fa a Corvetto, costato la vita al giovane Ramy Elgam, Gabrielli pensa subito ai genitori. “In questa vicenda sono stati dei giganti” racconta. Ma non solo: “In questo senso io nutro un po’ di speranza, perché non so quanti altri nostri connazionali abbiano avuto un ruolo di calmiere di istanze, anche strumentali, per creare caos. Questo ci insegna che l’integrazione è possibile. Ricordiamo che si tratta di ragazzi, italiani di seconda generazione, che vivono un malessere, una lacerazione profonda tra due culture. Dobbiamo aiutarli a trovare una prospettiva di inserimento che permetta loro di sentirsi parte della comunità. Noi italiani siamo stati un popolo di migranti, non dimentichiamolo”.











