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di Federica Olivo

huffingtonpost.it, 26 febbraio 2025

“Trattano i ragazzi come pacchi postali”, denuncia il Garante dei detenuti dell’Emilia Romagna. Un caso di trasferimento di giovanissimi nel carcere di Bologna per reati commessi quando erano minori è la cartina tornasole dell’inasprimento della legislazione da parte del governo Meloni. Ma il ministero della Giustizia tira dritto: “Emergenza assoluta”. “Stanno adultizzando i ragazzi. Trasformano i giovanissimi che hanno commesso reati in adulti, e li trattano come pacchi postali, su e giù per l’Italia”. Roberto Cavalieri, garante dei detenuti dell’Emilia Romagna sintetizza così a HuffPost quello che sta per avvenire a Bologna, dove alcune decine di detenuti cosiddetti giovani adulti provenienti da tutta Italia saranno trasferiti alla Dozza.

I giovani adulti sono i ragazzi tra i 18 e i 25 anni che hanno commesso un reato da minorenni e che, per legge, fino ai 25 anni possono restare negli istituti per minori (Ipm). In questo caso, però, saranno spostati in un carcere per adulti. In un lotto separato, ma pur sempre in un penitenziario non pensato per aiutare dei giovanissimi ad allontanarsi dal loro reato e ricominciare a vivere diversamente.

Il trasferimento viene ritenuto molto inusuale dagli addetti ai lavori: la linea è sempre stata quella di tenere per gli adulti e i giovanissimi due binari ben separati e neanche paralleli. E c’è un timore che circola: che questo bolognese sia una sorta di esperimento per cancellare la differenza di trattamento tra detenuti adulti e detenuti giovanissimi che hanno commesso un reato da minorenni. Per quest’ultima categoria c’è sempre stata un’attenzione maggiore. Fino all’arrivo del governo Meloni la linea era quella di mandare in carcere solo chi aveva commesso reati gravissimi e destinare a case famiglia e strutture simili gli altri, così che potessero essere inseriti in un percorso che li aiutasse a non delinquere più. Dal 2022, però, le cose sono cambiate. E le carceri minorili si sono riempite di giovani detenuti. Tanto che sono sovraffollate come quelle per adulti.

Le opposizioni danno la colpa al decreto Caivano, che ha reso più semplice la carcerazione per alcuni reati anche se commessi da minori. Questa tesi sarà ribadita anche da chi ha organizzato, a Bologna, un presidio contro il trasferimento dei giovani adulti alla Dozza. Per il governo, invece, la colpa è dei minori che commettono più reati gravi rispetto a prima: “Quando si è insediato il governo - dice una fonte del ministero della Giustizia ad HuffPost - nei 17 Ipm aperti c’erano 380 detenuti. Dieci giorni fa erano 610. L’emergenza è assoluta”. E a fondamento di questa emergenza viene segnalato l’aumento degli omicidi da parte dei minori - che, però, come abbiamo spiegato qui non è così incisivo come sembra leggendo i primi dati - dei tentati omicidi e delle violenze sessuali. Su quest’ultima categoria di reati ha in effetti lanciato l’allarme anche la Polizia che, nel suo ultimo report sui reati dei minori, a novembre 2024, ha segnalato che le denunce nei confronti degli under 18 per violenza sessuale sono aumentate dell’8,25% l’anno scorso, rispetto al 2023. Un aumento che, però, a una prima analisi non giustifica in toto un incremento così alto dei giovani detenuti.

Insomma, sostiene il ministero, c’è bisogno di spazio per mettere questi giovani in cella. Almeno fino a quando non saranno aperte tre nuove carceri minorili: si tratta degli Ipm di Lecce, L’Aquila e Rovigo. I primi due erano stati chiusi negli anni scorsi, quando si iniziavano a ritenere gli Ipm strutture da superare per incentivare la rieducazione dei giovani autori di reati. Quello di Rovigo è del tutto nuovo, sorge dal nulla e, assicurano dal ministero, “sarà all’avanguardia”. Le tre strutture forniranno, insieme, una capienza di circa 90 posti. E apriranno, stando al cronoprogramma, entro l’estate. Quella di Bologna, insomma, sarebbe una soluzione temporanea. Che, però, non convince chi - il centrosinistra, i garanti dei detenuti e alcune sigle sindacali degli agenti penitenziari in particolare - ha messo un faro sulla vicenda.

E ha sottolineato i rischi del mettere i giovanissimi in un carcere con gli adulti e di spostare gli adulti in carceri già problematiche, come quello di Parma, dove sono stati collocati i detenuti che dovevano lasciare spazio libero ai giovanissimi in arrivo. A Bologna ne aspettano 70, ma dal ministero della Giustizia spiegano ad HuffPost che saranno 50 massimo e arriveranno a gruppi di dieci. Si tratterà per lo più di minori non accompagnati “senza famiglia, poco alfabetizzati e anche poveri, deportati come pacchi”, dice ad HuffPost Nicola D’Amore, poliziotto penitenziario e sindacalista di Fns Cisl, che insieme ad altre sigle sindacali ha protestato per questo trasferimento. “Si tratta - aggiunge - di una scelta scellerata, di una gravità inaudita. Finiranno per rendere ordinaria una prassi che di ordinario non ha proprio nulla”.

Perché la notizia agita pezzi di città - compresi pezzi di centrodestra locale - ed è stato convocato un presidio per oggi alle 18? Per una serie di ragioni. “Le cose sono avvenute senza il coinvolgimento degli attori locali, come i garanti o le Asl. È in atto un processo di disumanizzazione contro questi ragazzi”, spiega ad HuffPost Antonella Di Pietro, consigliera comunale del Pd che fa parte di un folto gruppo di colleghi di maggioranza che stanno seguendo la vicenda. E che, oltre a portare la vicenda in consiglio comunale, ha organizzato la manifestazione di oggi. Quello che lascia sgomenti gli organizzatori della protesta è che la Regione non sia stata informata prima. Allo stesso modo, non sarebbe stato informato il servizio sanitario regionale, che dovrà seguire la salute dei ragazzi, né rinforzata la magistratura di sorveglianza che di loro si dovrà occupare. “Era tarata su un organico di 20-30 detenuti: la media di quelli che stavano nell’Ipm di Bologna. Gli stessi, di recente sono diventati 59. A questi dovranno aggiungersi dai 50 ai 70 nuovi detenuti”, si sfoga ancora Cavalieri.

La Polizia penitenziaria lamenta anche poca chiarezza sulle tempistiche: “Sarebbe opportuno - ha scritto la UilPA in una nota - stabilire un tempo predeterminato per queste allocazioni, altrimenti rischiamo di abbandonare tali giovani in un istituto per adulti per le lungaggini dei lavori dei nuovi istituti da aprire”. Dal ministero assicurano che i giovani resteranno a Bologna pochi mesi, fino all’estate. E che i giovanissimi saranno seguiti da personale specializzato sui minori. Rassicurazioni che, però, sono accolte con molto scetticismo nel capoluogo dell’Emilia Romagna. Non solo dal centrosinistra ma anche da pezzi di centrodestra: l’ordine del giorno presentato in Consiglio comunale per avere dei chiarimenti è stato firmato anche da esponenti di Forza Italia, Fratelli d’Italia e di una lista civica di centrodestra.