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di Giovanni M. Jacobazzi

 

Il Dubbio, 4 giugno 2020

 

Lo ha stabilito il Tar dell'Emilia Romagna. Lo status giuridico e le condizioni di lavoro dei giudici di pace finiscono davanti alla Corte di giustizia dell'Unione Europea. Lo ha stabilito il Tar dell'Emilia Romagna la scorsa settimana.

Il ricorso era stato presentato nel 2017 da un magistrato onorario che evidenziava di aver svolto per anni attività equiparabili a quelle di un togato (gestione del ruolo, rispetto dell'orario di lavoro, inserimento nell'organizzazione del ministero della Giustizia quale datore di lavoro, ecc.) senza alcuna tutela assistenziale e previdenziale. Il Tar - sottolineano gli avvocati del ricorrente Giovanni Romano, Egidio Lizza e Luigi Serino - solleva dubbi sulle norme che, prevedendo solo una indennità in favore dei magistrati onorari, possono ledere autonomia e indipendenza della funzione giurisdizionale, che invece è garantita dalla Costituzione italiana, dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea e dalla Cedu".

"Giudici di pace e giudici onorari - proseguono - oltre a non essere assimilati al trattamento economico, assistenziale e previdenziale previsto per i giudici togati, sono completamente privi delle tutele garantite alla normalità dei lavoratori pubblici".

È stata inoltre rimessa alla Corte di giustizia la questione se l'incarico di giudice di pace possa essere prorogato senza la previsione della sua trasformazione in rapporto a tempo indeterminato. Il destino del futuro della magistratura onoraria è ora nelle mani della Corte di Lussemburgo la cui decisione vincolerà i giudici nazionali interessati dal contenzioso e le future scelte legislative al riguardo. Il Comitato europeo dei diritti sociali aveva già giudicato discriminatoria la legge italiana che disciplina il rapporto della magistratura onoraria.

"I costi per i risarcimenti e le necessarie riforme dell'ordinamento giudiziario - concludono Romano, Lizza e Serino - potrebbero essere rilevanti ma necessari sia per il corretto funzionamento del sistema giustizia che per le adeguate garanzie a beneficio degli addetti ai lavori". La storia dell'inquadramento della magistratura onoraria, e del rapporto con quella di ruolo, si trascina da decenni. L'allora ministro della Giustizia Andrea Orlando (Pd) approvò nel 2017 una riforma che però scontentò tutti, determinando, per protesta, mesi di astensione dalle udienze da parte dei magistrati onorari.

Attualmente l'emolumento per il magistrato onorario è fissato in circa 98 euro lordi per cinque ore d'udienza. Le udienze sono solo due giorni alla settimana. I magistrati onorari, circa 4000, curano circa il 60% del contenzioso di primo grado e il Csm provvede alla loro gestione (assegnazione sede, disciplina, formazione).