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di Vladimiro Zagrebelsky


La Stampa, 31 gennaio 2022

 

Giuliano Amato ha introdotto la conferenza stampa successiva alla sua elezione a presidente della Corte costituzionale indicando quello che è oggi il maggior problema istituzionale nei rapporti tra la Corte e il Parlamento. Un problema, affrontando il quale senza ottenere che ciascuno faccia ciò che deve, porta a deragliare il sistema delle istituzioni costituzionali.

La questione nasce e cresce per la frequente incapacità del Parlamento a legiferare quando è necessario per modificare una legge che, così com'è, non è compatibile con la Costituzione. Ciò avviene spesso, ma non solo, quando il tema che richiede disciplina legislativa vede contrapporsi esigenze e valori culturali o etici diversi, facenti capo a parti diverse della società. Temi che si usa chiamare "divisivi".

La Corte costituzionale giudica della compatibilità con la Costituzione di leggi che i giudici sospettano di incostituzionalità. Il più delle volte il giudizio della Corte può esprimersi semplicemente nel senso della costituzionalità o meno della legge. Essa nel primo caso resta in vigore, nel secondo caso cessa di esserlo. Ma succede che la pura e semplice dichiarazione di incostituzionalità lasci un inaccettabile vuoto nell'ordinamento, che va riempito con valutazioni e scelte di carattere politico: scelte che è fisiologico che siano effettuate dal Parlamento nella sua funzione legislativa.

In tal caso, per molti anni, la Corte costituzionale ha evitato di sostituirsi al Parlamento e ha dichiarato inammissibili le questioni di costituzionalità, che ponevano simili problemi. Successivamente la Corte ha iniziato a dare indicazioni al Parlamento, sollecitandolo a provvedere in modo che la legge incostituzionale fosse sostituita da altra compatibile con la Costituzione. Molto spesso il Parlamento ha ignorato la necessità segnalata dalla Corte. Amato ha citato la legislazione sul cognome dei figli e quella sui casi di ergastolo che ostano alla possibilità di liberazione anticipata. Ma ve ne sono numerosi altri.

Così è stato fino a quando la Corte, negli anni recenti, ha ritenuto che la disfunzione creata dal Parlamento non fosse più tollerabile: il prezzo sarebbe stato il mantenimento in vigore di leggi incostituzionali. Così la Corte ha adottato una prassi diversa. Essa ora spiega con una ordinanza le ragioni per cui la legge sottoposta al suo esame è incompatibile con la Costituzione, spiegandone le ragioni e talora delineando la possibile soluzione.

La Corte rinvia di un anno la decisione, in modo da dar tempo al Parlamento di provvedere. Se ciò non avviene la Corte, sostituendosi al Parlamento, con la sua sentenza ricostruisce il sistema normativo in un modo ch'essa ritiene possibile nel quadro dell'ordinamento costituzionale e legislativo. E così per reagire alla mancanza del Parlamento agisce in supplenza, dilatando i propri poteri ed entrando sul terreno che, secondo la Costituzione, sarebbe esclusivamente proprio del Parlamento.

Poi, a distanza di tempo interverrà magari il Parlamento, mosso anche dall'urgenza dei problemi che spesso sorgono nella esecuzione della sentenza della Corte costituzionale. La Corte, infatti, produce una normativa difficilmente completa e spesso impraticabile, poiché è priva della libertà del Parlamento ed è condizionata, se così si può dire, dall'imbarazzo di agire sul terreno altrui. Un esempio di tutto ciò è la sentenza della Corte costituzionale sull'aiuto al suicidio. Quando poi il Parlamento legifera, la tendenza è quella di riprodurre quanto la Corte ha deciso nel ricostruire il sistema, dopo aver eliminato la norma incostituzionale.

Di nuovo l'esempio è ciò che sta avvenendo in Parlamento per disciplinare il suicidio assistito. Così il Parlamento, riluttante a legiferare, quando non può più evitarlo, tende a fotocopiare quanto la Corte ha deciso nella sua impropria, anche se necessitata, opera legislativa. In tal modo spera forse di oscurare la propria responsabilità politica. Ma la Corte ha adottato una tra le varie soluzioni possibili nel quadro della Costituzione. La scelta della migliore, come ha ben sottolineato il presidente Amato, spetta al Parlamento. La distorsione va quindi oltre quella legata ai ritardi del Parlamento e investe anche la Corte costituzionale. I giudici, poi, che non possono rifiutare di decidere i casi, sono messi in difficoltà.

Come si diceva, questi problemi riguardano prevalentemente materie eticamente o culturalmente sensibili. Difficili da risolvere se vi è in Parlamento chi vorrebbe imporre alle minoranze le scelte etiche, i valori, gli stili di vita della maggioranza (come se la Repubblica laica fosse uno Stato etico). Se invece si accettasse la prevalenza della libertà individuale e del rispetto dell'autodeterminazione, con il limite del danno procurato ad altri; se la tolleranza delle diverse opzioni divenisse il criterio da adottare, la soluzione dei casi "divisivi" diverrebbe possibile, la società meno aggressiva, le regole meno opprimenti per tutti. Il Parlamento produrrebbe leggi civili e la Corte costituzionale non dovrebbe provvedere in emergenza.