di Virginia Piccolillo
Corriere della Sera, 8 aprile 2025
“Ormai lo scenario è più grave della macchiettistica questione delle toghe rosse. C’è un cronico sviamento della funzione giudiziaria che deraglia dai propri confini e decide le norme, le politiche sui temi più sensibili e chi le deve applicare. Attraversa tutte le giurisdizioni a prescindere da appartenenze e collocazioni”. Scatena la reazione dell’Anm la critica del sottosegretario di Stato, Alfredo Mantovano, alla magistratura che “erode la sovranità popolare” e si fa “establishment”. Un’analisi condivisa dal ministro della Giustizia Carlo Nordio: “Non è più una questione di toghe rosse o nere”, dice al Consiglio nazionale forense, ma “obbedisce, nella degenerazione correntizia, a criteri di potere”.
L’Anm replica dura con il vicesegretario Stefano Celli: “In un sistema democratico, accanto al potere legislativo ed esecutivo, ce ne sono altri che, per legge, effettuano controlli e tutelano diritti. È fisiologico che i provvedimenti della magistratura talvolta non vadano nella direzione auspicata del governo. Se si ritiene che un magistrato abbia esercitato un potere non suo, si può ricorrere alla Consulta e sollevare conflitto di attribuzione”.
Proprio questo è il punto sollevato dal sottosegretario magistrato. La “tendenza pericolosa” a “disapplicare le leggi (anche annunciandolo prima)”, piuttosto che impugnarle. Mantovano fa due esempi per chiarire che cosa causi le “tensioni fra poteri dello Stato che rendono l’equilibrio tracciato nelle Costituzioni più precario”: le leggi “sistematicamente disattese sull’immigrazione” e, in Francia, la sanzione di ineleggibilità di Marine Le Pen. Parte dal “ruolo centrale assunto dal diritto sovranazionale”, anche se precisa: “Non desideriamo delegittimare l’Ue, bensì che la nostra Repubblica continui a preservare il suo fondamento: il principio della sovranità popolare”.
Ora, dice, è aggirato in tre modi. Con sentenze creative che fanno “shopping negli altri ordinamenti dando vita a norme mai approvate dal Parlamento”. Con la “sostituzione delle scelte del giudice a quelle del governo”. E con la “selezione per sentenza di chi deve governare”. E rincara: “C’è il rischio che la magistratura si percepisca come establishment con la funzione di arginare la “pericolosa deriva” della coerenza con il voto. Anche nelle riforme costituzionali”. Quindi, avverte: “Ritrovare l’equilibrio è indispensabile”











