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di Roberta Polese

Corriere del Veneto, 9 giugno 2026

Le toghe dei “Ges” chiedono più personale: “E in qualche sede manca perfino l’acqua”. A giugno scadranno i fondi del Pnrr che hanno permesso di usare nuovo personale per rattoppare i buchi di organico nei tribunali che già vivevano una situazione di grande difficoltà. I dati che illustrano il quadro della Giustizia veneta sono impietosi e ieri le associazioni dei magistrati e i sindacati del personale hanno parlato di “tribunali al collasso”. Mancano i magistrati, i cancellieri, l’aria condizionata e adesso manca anche l’acqua. Per capire lo stato della macchina della giustizia in Veneto è utile fare un salto indietro nel tempo. Nel 2006 a Padova qualcuno si accorse che i grandi orologi a muro nel palazzo di giustizia erano inesorabilmente fermi.

Forse era un segno premonitore, perché poco dopo scoppiò il caso delle salviette inesistenti nei bagni, degli aspiratori che non funzionavano, dei cancellieri che si portavano il sapone e carta igienica da casa. Ebbene, son passati vent’anni, e la situazione non solo non è migliorata, è addirittura precipitata. “Da qualche giorno, l’acqua non arriva al terzo e al quarto piano del palazzo di Giustizia - spiega Silvia Rossaro, segretaria regionale del Ges, la giunta esecutiva sezionale, organo territoriale dell’associazione Nazionale Magistrati - da giorni il condizionatore non va, e il personale amministrativo manca in modo cronico, lo diciamo da anni, e ci viene risposto che una soluzione arriverà presto, e invece non si risolve niente, mi chiedo come si può pensare di aprire nuove sedi dei tribunali”. La frecciatina, nemmeno tanto velata, è relativa al disegno di legge in discussione alla Camera che prevede la realizzazione del nuovo tribunale della Pedemontana. Ma Rossaro va anche oltre: “La carenza di organico ha molto a che fare con il senso di giustizia che si deve ai cittadini - spiega ancora Rossaro - quando manca personale, o quando il gestionale non funziona, o quando le stampanti non vanno, sono i cittadini a rimetterci”.

Quello del personale mancante è un male incurabile della giustizia italiana, e in Veneto sembra essere molto più grave che altrove: ieri davanti ai tribunali veneti ci sono state due importanti manifestazioni sindacali per richiamare l’attenzione su quello che potrebbe accadere il 30 giugno, quando in tutta Italia scadranno i contratti di circa 1.500 precari assunti con i fondi del Pnrr, il personale Upp, cioè impegnato negli “Uffici per il processo”, che si occupa di velocizzare la burocrazia dei giudici in udienza. Di fronte al silenzio del Ministero della Giustizia, la Fp Cgil ha avviato una dura mobilitazione.

Per la Cgil nel distretto della Corte d’appello lagunare la scopertura media delle Procure supera il 34%, mentre nei tribunali la media tocca il 40%. Dietro queste percentuali si nascondono realtà drammatiche: Venezia, Vicenza e Belluno registrano vuoti vicini al 50%. La Procura presso il Tribunale per i Minorenni opera con una scopertura del 50%, la Procura Generale tocca il 52% e gli uffici del Giudice di Pace di Venezia e Belluno presentano deficit superiori, rispettivamente, al 66% e all’80%. Numeri che si traducono in sportelli chiusi, faldoni accumulati e tempi d’attesa biblici per i cittadini. La crisi colpisce duramente anche Padova, dove il Tribunale sconta un vuoto del 42% e la Procura del 37%.

Qui, per garantire i servizi minimi, si ricorre a palliativi emergenziali come i “nonni vigili” e convenzioni con la Regione per l’utilizzo di OSS e infermieri. All’ufficio di Sorveglianza padovano, la scopertura reale è ulteriormente aggravata dal carico di lavoro ereditato dal trasferimento delle istanze dei detenuti di Venezia. A causa dei ritardi del tribunale di Sorveglianza di Verona gli avvocati scaligeri hanno dato vita ad una mobilitazione di protesta. A risentire del collasso è anche l’attività investigativa sul territorio: il Silp Cgil evidenzia come circa 250 operatori delle Sezioni di Polizia Giudiziaria delle nove Procure venete vengano costantemente distolti dalle indagini penali per svolgere mansioni burocratiche e di segreteria, sopperendo alle mancanze croniche dei cancellieri.

“In Veneto come in tutto il nord Italia la situazione è particolarmente difficile - tuona Felicia Russo - nel settore della giustizia c’è molta mobilità, ma gli stipendi sono fermi a 1.700 euro, difficilmente sostenibili da chi è in trasferta, per questo molti rinunciano all’incarico - spiega la responsabile sindacale - ma il Ministero dovrebbe fare una riflessione sul modo in cui sono stati utilizzati i fondi del Pnrr, che dovevano essere utilizzati per implementare il sistema giustizia, non per mettere le toppe al turnover del personale, è inutile pensare a una riforma della giustizia a costo zero, il Pnrr doveva indicare una strada, ora quei soldi sono finiti e invece di fare passi avanti stiamo tornando indietro”. Un po’ come quegli orologi fermi del tribunale di Padova, nel 2006.