di Adriana Logroscino
Corriere della Sera, 13 maggio 2024
La giustizia è terreno di contro sia tra le forze politiche sia tra toghe e governo. Il ministro della Difesa: “Sono stato invitato alla cautela. Ma se qualcuno inventasse qualcosa per farmi male sarebbe un problema della democrazia”. È ancora la giustizia il terreno di scontro più violento, mentre il voto delle Europee si avvicina. Uno scontro in cui si fronteggiano i partiti tra loro e il governo con i magistrati. Nel giorno in cui si chiude il congresso dell’Anm a Palermo, le toghe confermano il loro no alla separazione delle carriere (“Non si tratta”), respingono l’accusa di corporativismo - “Non siamo una casta” - e rivendicano il diritto di partecipare al dibattito senza subire attacchi.
Dopo il sostegno del Pd, incassano quello di M5S e Verdi e sinistra. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, però, nelle stesse ore lancia un nuovo allarme contro i “pm politicizzati” e avverte: “Se ora qualcuno, nella magistratura, per via delle opinioni che ho espresso, inventasse qualcosa per provare a farmi male, sarebbe un problema della democrazia”.
Un clima infuocato. Giuseppe Conte, ospite ieri a Palermo, promette il suo sostegno ai magistrati in trincea: “Il modello italiano della separazione delle carriere non va rivisto, sono nettamente contrario”. Poi sposta però l’attenzione dal tema centrale per la platea, e tira fuori due precedenti impegnativi, capaci di maggior presa, forse, sull’elettorato. Nelle recenti inchieste giudiziarie Conte legge “le premesse di una nuova tangentopoli”. Poi riferendosi alle riforme costituzionali, parla di “patto scellerato”, una “svolta autoritaria che presenta assonanze con il progetto di rinascita democratica della P2”. Dichiarazioni che indignano la Lega: “Parole molto gravi. Conte abbia il coraggio di accettare il confronto tv con Salvini”.
Eppure i magistrati, nella pur netta mozione approvata per acclamazione, avevano tentato di tenere il focus sull’amministrazione della giustizia e sul suo futuro. “La separazione delle carriere non è affatto funzionale a garantire la terzietà del giudice, ma appare piuttosto uno strumento per indebolire in modo sostanziale il ruolo del pubblico ministero e la funzione di controllo di legalità”. Un ulteriore passaggio, dedicato ai contrasti tra toghe e politici, esplicitando il rischio di attacchi personali ai giudici invece che ai loro provvedimenti, sembrava invitare a un approccio diverso: “La dialettica tra i poteri trae alimento dalla critica anche dei provvedimenti giudiziari. Ma è dannosa una critica fondata sulla ricerca nella vita privata del magistrato di dichiarazioni e comportamenti, talvolta travisati, per dare l’impressione di partigianeria. Così si inquina il dibattito e si genera sfiducia verso la magistratura”.
Difficile immaginare che una nuova stagione sia imminente. Crosetto, esponente di peso di FdI, sembra preoccupato esattamente del contrario. Se già a novembre, sul Corriere, il ministro aveva paventato i rischi di “un’opposizione giudiziaria al governo”. Ieri, dopo dichiarazioni dello stesso tenore a La Stampa, ha lanciato l’allarme inquietante di manovre contro di lui: “Molti tra i quali anche un ex magistrato - scrive Crosetto sui social - mi hanno scritto per elogiare il mio coraggio, sostenendo che ora rischio ritorsioni. Mi invitano a pensare a me e ai miei familiari, a fare attenzione. Io ho solo espresso le mie idee e mi rifiuto di crede che i magistrati mi considerino un nemico”.











