sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Alessandro Zan

La Stampa, 19 giugno 2022

La Stampa e la Repubblica sono i primi due quotidiani italiani ad aderire in forma ufficiale ai Pride delle proprie città, Roma e Torino. Nell’editoriale in cui annunciava l’adesione, ha descritto come scontata la decisione di partecipare a questa manifestazione.

Non lo è affatto: sono decisioni che registrano un cambio di passo profondo nell’approccio della stampa italiana alle battaglie di civiltà, affrontate in ritardo imbarazzante rispetto agli altri grandi paesi occidentali. Troppo spesso i media, come del resto la politica, hanno approcciato il tema dei diritti civili come un corollario, una questione successiva e subordinata alla discussione di qualsiasi altro tema.

La vostra presenza come redazione al Torino Pride dimostra sintonia con la società civile, che ha già compiuto questo passo e considera i diritti un patrimonio comune, né di destra, né di sinistra, né laici, né cattolici, per usare le sue parole. In sintonia con quella società civile che chiede e pretende che vengano applicati i principi sanciti dall’art. 3 della nostra Costituzione, concepita dalle madri e dai padri costituenti come manifesto programmatico, non statico, in continuo divenire con il divenire della società stessa.

Questa è la legge contro i crimini d’odio, è la Repubblica che rimuove gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona e della dignità umana. Ed è allarmante per la nostra democrazia che le forze di destra presenti in Parlamento si siano scagliate con così tanta forza e violenza contro il ddl Zan, perché vuol dire scagliarsi contro quel perimetro fissato dalla Costituzione che è il rispetto dei diritti umani.

Guardiamo fuori dai nostri confini, nell’Occidente avanzato: l’affermazione dei diritti - di tutti i diritti, superando l’odiosa e arcaica dicotomia tra diritti sociali e diritti civili - è sinonimo di sviluppo comune, non di prevalenza di una parte politica rispetto a un’altra. Non è un caso, infatti, che il patriarca di Mosca Kyrill abbia attaccato i Pride per attaccare l’Occidente nel suo insieme e giustificare l’invasione dell’Ucraina.

Da 53 anni, dal quel giugno del 1969, i pride sono manifestazioni di democrazia e visibilità, che è anche lotta all’emarginazione: se si impone a un essere umano un percorso contrario alla sua identità, questo impiegherà tutte le sue energie per sopravvivere, e non avrà forze e risorse per la comunità.

Ecco il dramma dell’esclusione sociale: perdere lungo la strada persone, anime, talenti. Solo una società davvero inclusiva può essere pronta a gestire un futuro che appare complicato: instabilità geopolitica, pandemie, crisi climatica. Sopravvivremo insieme o moriremo soli. Qual è il senso di combattere la natura delle persone mentre il pianeta va in fiamme? Riconoscere i diritti di ciascuno per affrontare tutti insieme le sfide del futuro: è questo l’unico orizzonte possibile che abbiamo davanti. È questo il segnale che i Pride lanciano.