di Francesco Bei
La Repubblica, 3 dicembre 2022
La prima la conosciamo bene, è quella dei meme sui social contro gli immigrati e delle fanfaronate sui blocchi navali e i porti chiusi. Ma se ne intravede un’altra, più europea o, se vogliamo, più pragmatica e meno ideologica. Con un approccio molto diverso.
Accantonato per qualche giorno in attesa che scoppi un nuovo caso Ocean Viking, il tema dei migranti sta silenziosamente scavando una linea di demarcazione fra due destre. O, se si vuole, tra due modi possibili di declinare la categoria politica della destra.
La prima destra la conosciamo bene. È quella dei meme sui social contro i migranti, definiti spregiativamente “risorse”, delle campagne sguaiate dei quotidiani governativi contro le Ong, delle fanfaronate sui blocchi navali e sui porti chiusi.
Ormai persino i Fratelli d’Italia, un partito costretto alla normalizzazione dal neo-moderatismo di Giorgia Meloni, cercano di tenersi lontani da certe sparate, lasciando a Matteo Salvini il monopolio della propaganda anti-immigrati. È una destra chiacchierona e inconcludente, che prospera alimentando le paure e ingigantendo i problemi. Ma che non ha soluzioni, come si è visto alla prova dei fatti.
Tutti i migranti arrivati nella stagione del Conte 1, nonostante il Viminale fosse presidiato dal leader della Lega, furono naturalmente fatti sbarcare. L’unico risultato raggiunto dai decreti sicurezza fu quello di smantellare quella rete diffusa di accoglienza che, nonostante qualche mela marcia, garantiva un percorso di inclusione al popolo dei barconi.
Accanto a questa destra se ne intravede un’altra, più europea o, se vogliamo, più pragmatica e meno ideologica. Una seconda destra in concorrenza con la prima sugli stessi temi, ma che presenta un approccio molto diverso. Il pivot di questa destra “normale”, per usare un aggettivo dal sapore dalemiano, è il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Che non ha problemi a definirsi “europeista” (effettivamente sarebbe strano che non lo fosse dopo vent’anni al vertice delle istituzioni comunitarie) e, sulle migrazioni, sta dando prova di un atteggiamento laico.
Potrà non piacere a tutti ma dire, come ha fatto Tajani nell’intervista pubblicata ieri (venerdì 2 dicembre) su questo giornale, che il suo obiettivo è “fermare gli irregolari e portare in Italia le persone di cui abbiamo bisogno” è molto diverso dalla litania salviniana sul “prima gli italiani”. Rientra in questo diverso mood anche la sponsorizzazione dei corridoi umanitari dalla Libia, come quello che ha portato a Roma 114 rifugiati.
Il problema è che adesso Tajani e Forza Italia saranno chiamati a passare dalle enunciazioni di principio all’applicazione concreta di questa nuova bussola politica. L’onere della prova sta a loro.
Il presidente del Niger Mohamed Bazoum, al direttore di Repubblica ha spiegato qual è l’unica strada per regolare il fenomeno epocale delle migrazioni: un accordo basato sul numero di africani dei quali ogni Paese europeo, Italia in testa, ha bisogno per il suo mercato del lavoro. Le dichiarazioni di Bazoum e Tajani, lette insieme, disegnano dunque il perimetro di una soluzione possibile, che dovrebbe essere perseguita sia a livello bilaterale che al più alto livello europeo.
Nessuna scorciatoia securitaria che passi sopra la testa degli africani riuscirà mai ad arrivare all’obiettivo di prosciugare la tratta dei trafficanti di esseri umani. Lo dicono la demografia e la geopolitica. Lo ha spiegato il Pontefice nel suo messaggio ai Med Dialogues in corso a Roma: “La migrazione è essenziale per il benessere di quest’area e non può essere fermata”. Fermata no, regolata forse. A patto che la destra che si dice “europeista” prenda coraggio e cominci a contrapporsi alla destra delle sparate.
Un’ultima considerazione va fatta per chi in Italia è ormai arrivato e vuole mettere radici. Nel suo rapporto 2022 il Censis ci ha informato che gli alunni non italiani nelle nostre scuole sono saliti a 872 mila, il 10,6 per cento del totale, il valore più alto mai registrato.
Una destra non ideologica dovrebbe porsi il problema di dare una risposta alla richiesta di cittadinanza che sale da questi nuovi italiani. Giorgia Meloni in passato criticò lo Ius soli per dirsi a favore dello Ius scholae, salvo affossare tutto insieme alla Lega quando il progetto di legge arrivò al voto nella scorsa legislatura. Sarebbe un bel segnale se quel ddl riprendesse vita in maniera bipartisan per regalare una nuova generazione all’Italia.









