di Gian Antonio Stella
Corriere della Sera, 25 febbraio 2026
Gli insulti social contro Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo. La colpa? Avere scritto una lettera aperta sulle decine di migranti annegati tentando di raggiungere l’Italia e sorpresi dalla tempesta Harry che da allora scarica quotidianamente dei corpi sulle spiagge siciliane e calabresi. “Fai il vescovo e non rompere i coglioni”, scrive uno sciacallo da tastiera all’arcivescovo di Palermo. Ma è solo uno dei tanti anonimi che nelle ultime ore hanno vomitato sui social il loro odio contro Corrado Lorefice, reo d’avere scritto domenica una lettera aperta sulle decine di migranti annegati tentando di raggiungere l’Italia e sorpresi dalla tempesta Harry che da allora scarica quotidianamente dei corpi sulle spiagge siciliane e calabresi.
Quei corpi, aveva ammonito Lorefice, “sono una chiara denuncia di chi per mera propaganda populista rivendica il risultato della riduzione degli sbarchi. Sono corpi umani. Come i nostri. Con una loro storia, relazioni, desideri, sofferenze, attese. Abbiamo negato loro il diritto a una vita dignitosa, alla mobilità, alla libertà. Non li abbiamo accolti. Non siamo andati a cercarli sulla rotta del Mediterraneo centrale. Abbiamo ora il dovere, con la cenere in testa, di porre in essere le procedure necessarie per l’identificazione dei corpi e dare certa e degna sepoltura alle vittime”.
E cosa dovrebbe fare un vescovo se non stare dalla parte dei migranti? Tutti e tre gli ultimi papi, piaccia o no agli sciacalli, sono figli dell’emigrazione. Papa Leone XIV, che a luglio andrà a Lampedusa e parlando della caccia agli immigrati scatenata da Trump ha detto che “la Chiesa non può restare in silenzio di fronte all’ingiustizia”, aveva un nonno siciliano di Milazzo. Papa Francesco, figlio di emigrati piemontesi, ha ripetuto più volte che “siamo tutti migranti nel cammino della vita” e maledetto l’assuefazione “alla sofferenza dell’altro: non ci riguarda, non ci interessa, non è affare nostro!” E anche il terzultimo pontefice Joseph Ratzinger, che aveva nonni partiti per la Germania dalla Val Pusteria e qualche nostalgico ricorda (pensa te...) come un papa “di destra”, fu durissimo dopo il naufragio d’una nave albanese accusando l’egoismo di paesi benestanti come il nostro: “Non vogliamo essere “disturbati”. Manca questa capacità di dividere con l’altro, di accettarlo, di aiutarlo”. E spiegò che sì, è lecito essere prudenti su chi arriva “ma chiudere semplicemente le frontiere non si può”. E non la pensava diversamente Giovanni Paolo II: “Nella Chiesa nessuno è straniero, e la Chiesa non è straniera a nessun uomo e in nessun luogo”. Liberi tutti, purché senza insulti, di pensarla diversamente. Ma spiegare a un vescovo come fare il vescovo.










