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di Claudio Del Frate


Corriere della Sera, 30 dicembre 2019

 

Lo rileva l'Unhcr, l'agenzia Onu per i rifugiati. In tutta l'area le partenze sono ibn calo ma il flusso principale in un anno si è ribaltato dalla Spagna ai Balcani. È la Grecia lo stato del Mediterraneo che nel corso del 2019 si è visto sottoposto alla pressione migratoria più forte.

In un anno in cui il numero degli sbarchi sulle coste europee ha conosciuto un marcato ma non macroscopico calo, si è ribaltata la mappa rispetto al 2018 quando invece era stata la Spagna il punto di approdo privilegiato da chi fuggiva dall'Africa. L'Italia, come accade da due anni in qua, è invece una rotta secondaria nel quadro generale del Mediterraneo. Il dato emerge dalla mappa - aggiornata al 23 dicembre scorso - visibile sul sito dell'Unhcr, l'agenzia dell'Onu che si occupa dei rifugiati.

Da ovest a est - Complessivamente tra gennaio e Natale sono partite dalle coste nordafricane turche 123.000 persone contro le 141.400 del 2018. Una tendenza in costante calo dal 2015, anno in cui il flusso dei migranti aveva superato la soglia del milione.

Nel 2019 sulle coste della Grecia sono arrivati 73.377 stranieri, 31.400 in Spagna, 11.270 in Italia, 3.300 a Malta, 1.600 a Cipro. Circa 2.000 sono arrivati invece in territorio Ue varcando la frontiera terrestre tra Turchia e Bulgaria. Il quadro rispetto al 2018, come detto, è mutato radicalmente da ovest a est: un anno fa la pressione migratoria maggiore aveva riguardato la Spagna (65.600) seguita dalla Grecia (32.500) e dall'Italia (23.400). Afghanistan e Siria sono i due paesi principali di partenza dei migranti (rispettivamente 20.600 e 16.300). In calo anche il numero dei morti durante le traversate, scesi da 2.277 a 1.277.

Il ruolo di Turchia e Italia - Diversi fattori possono aver contribuito a mutare la prospettiva. Nei campi delle Turchia restano fermi circa 3 milioni di rifugiati la maggior parte dei quali vuole raggiungere l'Europa; Erdogan, come arma di pressione verso la Ue, ha periodicamente minacciato di allentare i controlli alle sue frontiere e probabilmente la minaccia si è tradotta in realtà.

Riguardo alla rotta tra Libia e Italia, invece, nel 2019 è stato rinnovato il memorandum sottoscritto a suo tempo dal ministro Minniti con le autorità di Tripoli (che dà sostegno alla guardia costiera libica ma di fatto trattiene i migranti in condizioni disumane nei campi libici) e dell'altro sono rimasti in vigore i decreti di Salvini (che se non si sono ripetute le crisi che avevano caratterizzato la presenza al Viminale del leader leghista). D'altro canto va registrato che, specie nella seconda parte del 2019 sono calate le partenze dalla Libia e sono invece cresciute quelle con i "barchini" dalla Tunisia.