di Eleonora Camilli
La Stampa, 27 febbraio 2026
Nel centro rimpatri 90 persone spostate dall’Italia, arrivano i primi ricorsi. Un 22enne è già stato giudicato non idoneo: “Al Cpr di Bari ha visto morire un amico”. Il primo a tornare in Italia, dopo solo pochi giorni dal trasferimento in Albania, potrebbe essere Khalid, un ragazzo marocchino di 22 anni. Ieri la commissione medica all’interno del centro lo ha giudicato “non idoneo” alla vita ristretta all’interno del centro per i rimpatri. Ma il suo non è l’unico ricorso, avviato in queste ore, dagli altri migranti portati nelle ultime settimane oltre l’Adriatico per riempire, per la prima volta con 90 persone, la struttura di Gjader.
Il racconto dei legali - Secondo quanto accertato dai legali di diversi dei trattenuti la procedura di trasferimento, infatti, risulta ancora una volta illegittima: come successo nel caso dell’uomo algerino che si è visto riconoscere dal Tribunale di Roma un risarcimento di 700 euro. Una sentenza che meno di una settimana fa ha suscitato le ire del governo e della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Che, con un video social, non ha esitato ad attaccare di nuovo i giudici nel pieno della campagna referendaria.
Il caso di Khalid: “C’è un’inchiesta e lui è un testimone” - Un copione che potrebbe ripetersi a breve: anche per alcuni degli altri trasferiti, infatti, non ci sarebbe stato un provvedimento formale né alcuna comunicazione. “Ci aspettiamo un rilascio tempestivo e un ritorno in Italia di Khalid - spiega Leonardo Lucente, il legale del ragazzo -. Ho visto il mio assistito l’ultima volta due giorni fa in videochiamata: era fortemente provato. Mi ha detto che non sapeva perché fosse lì, nessuno glielo ha comunicato. Ha aggiunto che non avrebbe resistito oltre. Se non viene rilasciato a breve invieremo una diffida”. Spostato da Bari a Gjader dopo aver assistito l’11 febbraio scorso alla morte nel Cpr di Bari di un suo compagno di cella, Simo Said, Khalid aveva manifestato tutto il suo malessere tagliandosi in varie parti del corpo. “Sogna tutte le notti l’amico che non è riuscito a salvare: dice di vederlo ancora con la bava gialla alla bocca - aggiunge Lucente -. Il suo spostamento in Albania è assolutamente improprio oltre che illegittimo: c’è un’inchiesta in corso sulla morte di Simo quindi una volta che Khalid sarà rientrato in Italia chiederemo un permesso di soggiorno per lui come testimone di giustizia”.
A chiedere lo stop al trattenimento in Albania prima di avviare una richiesta di risarcimento per illegittima detenzione sono anche i legali di altri migranti. Tra loro quelli di due persone provenienti dalla Turchia, portate a Gjader senza ricevere informazioni. “I miei assistiti non si spiegano in alcuno modo perché sono lì. Quando li ho incontrati, uno di loro mi ha detto che pensava lo stessero portando in aeroporto per il rimpatrio. Si è, invece, ritrovato in Albania senza poter avvisare la famiglia né tantomeno un difensore- spiega l’avvocata Marina Chetoni, appena rientrata in Italia da una visita nel centro albanese -. A quanto abbiamo capito questa procedura è generalizzata e riguarda la maggior parte dei trasferiti: quando ho consultato il fascicolo dei miei non ho trovato alcun provvedimento formale”.
Per ora dunque è stata presentata istanza di riesame poi verrà chiesto un risarcimento per trasferimento con procedura irregolare. Insieme all’avvocato Salvatore Fachile, Chetoni difende anche un cittadino del Togo che per la seconda volta in pochi mesi è stato portato dall’Italia in Albania. “Non capiamo il senso di questo doppio trasferimento. Si tratta di una persona che vive da anni nel nostro Paese. E che ha perso il permesso di soggiorno perché il suo datore di lavoro ha preferito tenerlo in nero nella sua officina” aggiunge Chetoni, spiegando che l’uomo dal 2019 riceve provvedimenti di espulsione. “Non è stato mai rimpatriato, il suo Paese non collabora con il nostro. Non c’è, quindi, alcuna prospettiva di espellerlo, eppure continua a essere privato della libertà in un centro fuori dai confini nazionali”.
Per le associazioni del Tavolo asilo, che nei giorni scorsi hanno compiuto visite ispettive in Albania insieme alla deputata del Pd Rachele Scarpa, l’accelerazione nei trasferimenti è una mossa solamente propagandistica. “Forse il governo ha l’esigenza di riempire i centri per giustificare questa spesa abnorme - sottolinea Francesco Ferri di ActionAid -. Noi abbiamo rilevato diverse violazioni dei diritti come l’uso di fascette e altri dispositivi coercitivi durante gli spostamenti”.










