di Gianni Santucci
Corriere della Sera, 18 giugno 2024
Dossier dell’Università Cattolica sulla delinquenza minorile: l’età media del primo reato si è abbassata a 15 anni e mezzo. Tra i ragazzi stranieri aumenta il disagio psicologico o psichiatrico. Una rapina. Un’aggressione violenta, spesso con lesioni. Sono stati i primi reati commessi da sette ragazzi su dieci, tra quelli arrestati o denunciati nel 2022-23. In percentuale, si tratta di quasi il doppio rispetto al 2015-16: meno di dieci anni fa, alla voce primo reato, la maggioranza dei ragazzi aveva furto, o spaccio. Comunque crimini, ma senza violenza o danni alle persone.
L’inizio della delinquenza con un eccesso di aggressività è il dato più significativo (e allarmante) che emerge dallo studio: “Le traiettorie della devianza giovanile”, appena pubblicato dal centro di ricerca “Transcrime” dell’università Cattolica. La percezione di un aumento della delinquenza minorile viene da un paio d’anni banalizzata ed enfatizzata a fini politici.
La ricerca del gruppo di studiosi guidato dal professor Ernesto Savona (con Marco Dugato) traccia invece una mappa più connessa alla realtà e più complessa. Ruota intorno a un elemento chiave: “I tassi di delinquenza giovanile nel periodo pre e post-pandemico non mostrano una significativa variazione. Si rileva però come siano aumentati in maniera importante i reati di natura violenta commessi da giovani e giovanissimi”. Più semplicemente: “Non aumentano i reati, ma cresce la violenza. Il cambiamento non è quantitativo, ma qualitativo”.
Analisi delle statistiche. Ma soprattutto: approfondimento su cento fascicoli di minori e giovani adulti presi in carico dall’Ufficio di servizio sociale per i minorenni (articolazione del ministero della Giustizia) di Milano. Paragone tra due bienni: 2015-16 e 2022-23. La distanza di tempo permette di tracciare le traiettorie di evoluzione.
Oltre l’aumento della violenza, c’è l’abbassamento dell’età. Dopo la pandemia, tra i ragazzi arrestati o denunciati, l’età media del primo reato si aggira sui 15 anni e mezzo; prima, era oltre i 16 anni. “Nel campione 2022-23, più della metà dei giovani (52 per cento) ha compiuto il primo reato entro i 15 anni, mentre nel 2015-16 questa percentuale era del 32 per cento”. Tra i ragazzi italiani, si nota un più marcato abbassamento dell’età. Spiega il professor Savona nella sua presentazione: “Vogliamo capire se gli episodi ai quali assistiamo sono casuali oppure l’inizio di una nuova fase di trasformazione della devianza giovanile, più pericolosa, più aggressiva e più allarmante. La risposta arriverà nei prossimi anni, ma per evitare il rischio di questa trasformazione da episodica a sistemica dobbiamo intervenire oggi”.
Il cambiamento è delineato dalle statistiche. Pone interrogativi. Quello fondamentale: cosa è cambiato? Ovvero: da che radici s’alimenta l’aumento della violenza? I ricercatori possono offrire spunti. Offrire mappe. A partire dalle nazionalità: la metà dei ragazzi che hanno problemi con la giustizia sono italiani in entrambi i periodi analizzati; variazione minima anche per i giovani di seconda generazione (uno su dieci); in un caso su quattro si tratta invece di ragazzi stranieri nati all’estero: con prevalenza dei Paesi del Nord Africa, mentre nel 2015-16 la provenienza era più da Paesi dell’Est Europa. Anche la percentuale di minori non accompagnati è sostanzialmente stabile. Come non è diversa la percentuale (tra 60 e 70 per cento) di minori con problemi di abuso di alcol e sostanze.
L’elemento che più spicca nella comparazione tra i due periodi è definito nel paragrafo dedicato al “disagio psicologico e relazionale”: “In aumento, rispetto a quanto evidenziato nei ragazzi presi in carico nel 2015-16, i casi di disturbo dell’emotività, ritardo cognitivo, stress post-traumatico e disturbi specifici dell’apprendimento”. Disagio psicologico o psichiatrico che si traduce spesso in “atti violenti contro le persone e, seppur minoritari, atti di autolesionismo o tentati suicidi. Sono soprattutto i ragazzi stranieri nati all’estero ad aver registrato un aumento in tutte queste categorie di agiti devianti”.









