di Francesco Merlo
La Repubblica, 21 luglio 2025
Hanno preso l’evaso per strada a Lloret de Mar, in Spagna, mettendogli una mano sulla spalla, e Andrea Cavallari “non ha fatto resistenza”, stringeva un telefonino, non era armato. E chissà perché solo al cinema stiamo tutti dalla parte di Steve McQueen e della sua “Grande fuga” sulla moto. Ci piace evadere nella tv di Prison Break e cantare la vita spericolata, ma nella realtà con chi stiamo? Detenuto modello a Bologna, Cavallari era fuggito il giorno della sua laurea in Legge, non legando lenzuola ma tradendo la fiducia del Tribunale di sorveglianza che lo aveva mandato all’università a discutere la tesi sul diritto d’impresa: 92 il voto. Non ci sono sondaggi e il Censis non studia cosa pensano gli italiani degli evasi veri. Questo ha 26 anni e non si era fatto crescere la barba né si era tinto i capelli. Aveva documenti, soldi falsi e 800 euro.
E forse il procuratore generale di Ancona, Roberto Rossi, si è disturbato di persona, scavalcando la procura competente, proprio perché teme il fascino della parola “evasione”: dal fisco, dalla realtà, dalla vita, dal carcere. “È sempre stata una sfida allo Stato ma questa era particolare per il reato grave e le sofferenze che ha procurato”. Furono 6 i morti e 59 i feriti nella discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo dove l’8 dicembre del 2018 i sei rapinatori della “banda del peperoncino” (tutti in carcere) spruzzarono spray urticante perché è più facile derubare la gente quando fugge - riecco l’evasione - in preda al panico.
Quella volta però la calca divenne un’onda d’urto e le persone caddero le une sulle altre: una morte orribile, la strage di Corinaldo. E però si chiama omicidio preterintenzionale, e vuol dire “oltre l’intenzione”: 10 anni e 11 mesi di carcere la condanna. Cavallari ne aveva scontati 6 e poteva sperare nei benefici e nelle misure alternative. Invece è evaso: il pranzo, la mamma, il patrigno che ora dice “meno male che l’hanno preso”, due amici in auto, forse un’ex fidanzata. La fuga, organizzata ma naïve, è durata 14 giorni. Il suo carcere tornerà duro e crescerà la pena.
Con accanimento uguale e contrario alla benevolenza della sorveglianza, il procuratore Rossi ha misurato l’ingenuità del reato d’evasione con l’orrore del primo reato: “Non era possibile che una persona che si era macchiata di questi reati potesse godere di una felice latitanza per di più in una località turistica”. La località turistica aggrava il reato di evasione?
Eppure non c’è prigioniero che non sogni il mare: la zattera di Eastwood in Fuga da Alcatraz, il tuffo di Papillon. Anche per chi, soltanto, si sente prigioniero il mare è evasione: dal lavoro, da un amore, dalla nevrosi. Non c’è prigione senza speranza di evasione. E di cos’altro parlò Papa Francesco, nel Giubileo della Speranza, quando aprì la porta dell’inferno dei sovraffollamenti e dei suicidi (che sono evasori)? “Qui non ci sono i pesci grossi. I pesci grossi hanno l’astuzia di rimanere fuori”.











