di Marta Serafini
Corriere della Sera, 2 giugno 2024
L’accusa: “La Russia, a differenza dell’Ucraina, non rispetta le convezioni di Ginevra”. Prigionieri di guerra, l’ipotesi di uno scambio totale dopo Lucerna. Finora Kiev ha recuperato un totale di 3.210 prigionieri civili e militari. Alle famiglie dei prigionieri di guerra ucraini che stanno per tornare a casa viene detto: “Probabilmente non li riconoscerete. Ma cercate di non darlo a vedere”. A guardare le immagini del prima e del dopo dei 75 PoW ucraini (questa la sigla del diritto internazionale che identifica i Prisoner of War) arrivati venerdì a Sumy, viene da pensare che l’avvertenza non sia un’esagerazione. La maggior parte degli uomini sono scheletrici. E molti presentano segni di ferite e traumi. Tra loro, Roman Onyschuk, informatico che si era unito alle forze ucraine come volontario all’inizio dell’invasione russa. È stato catturato nel marzo 2022 nella regione di Kharkiv. “Voglio solo sentire la voce di mia moglie, la voce di mio figlio. Mi sono perso i suoi tre compleanni”, racconta ora ai giornalisti dell’Ap presenti all’arrivo dei pullman a Sumy sul confine. Roman, negli oltre 800 giorni trascorsi in prigionia, non ha mai comunicato con la sua famiglia e ora non sa dove si trovino sua moglie e suo figlio.
Secondo le denunce di Petro Yatsenko, portavoce del quartier generale del coordinamento ucraino per il trattamento dei prigionieri di guerra, i russi, a differenza degli ucraini, non rispettano le convezioni di Ginevra che impongono un trattamento umano dei prigionieri di guerra sia civili che militari. E non forniscono cibo a sufficienze, cure mediche adeguate e la possibilità di telefonare a casa ai detenuti. E non solo. Nei rapporti delle Nazioni Unite, si legge come la maggior parte dei PoW ucraini siano soggetti a torture. E nel 90 per cento dei casi, secondo il procuratore generale ucraino Andriy Kostinanche, subiscono stupro, tortura utilizzata per la completa sottomissione dei prigionieri sia di sesso maschile che femminile e pratica particolarmente diffusa nelle carceri russe.
Andriy Kryvtsov, capo dell’organizzazione non governativa Medici militari dell’Ucraina, che ha aiutato a trovare e inserire nelle liste di scambio sua cognata, il medico militare Olena Kryvtsova, racconta: “Vengono torturati, picchiati e usati come sacchi da boxe. Le forze speciali russe si sono addestrate su di loro. Li picchiano come pezzi di carne”. Per questa ragione, insieme ad altri parenti di prigionieri, Kryvtsov chiede che gli Stati Uniti e gli alleati europei che sanzionino non solo i vertici politici e militari russi ma puniscano anche il personale carcerario perché “Putin non sta torturando personalmente queste persone”.
Lo scambio di venerdì è stato il quarto di quest’anno e il 52esimo da quando la Russia ha invaso l’Ucraina nel febbraio 2022. In totale, Kiev ha recuperato un totale di 3.210 prigionieri civili e militari. Ma né gli ucraini, né i russi dichiarano quanti prigionieri hanno. Alle trattative per l’ultimo scambio hanno partecipato gli Emirati Arabi Uniti ma in passato anche la Turchia è stata particolarmente attiva nelle mediazioni sia per quelle sui militari che per la liberazione dei minorenni. Da sempre, le autorità di Kiev si dicono disponibili a uno “swap”, uno scambio, totale. Ipotesi che sarebbe sul tavolo anche in vista della conferenza di Lucerna e che costituirebbe un primo passo per la ripresa dei negoziati. Tuttavia, nel 2024 gli scambi sono stati meno frequenti mentre le due parti hanno continuato ad accusarsi reciprocamente in merito ai ritardi nelle trattative. Per i prigionieri, il calvario non finisce una volta tornati a casa. Il maggiore Valeria Subotina, addetta stampa militare ed ex giornalista, catturata con la caduta dell’Azovstal e che ha trascorso un anno nelle carceri femminili in Russia, ha recentemente aperto uno spazio di incontro per ex prigionieri a Kiev chiamato YOUkraine. “In pochi si rendono conto di quante cure abbiano bisogno una volta tornati liberi”.










