di Valentina Petrini
La Stampa, 31 ottobre 2025
Hanno accompagnato un malato a morire in Svizzera e si sono autodenunciati. Ma dopo anni parenti e volontari restano in un limbo. “Mi chiamo Vittorio Parpaglioni, il 31 ottobre di due anni fa ho accompagnato mia madre, Sibilla Barbieri, in Svizzera per accedere al suicidio assistito che in Italia le era stato negato. Subito dopo mi sono autodenunciato perché in Italia è reato aiutare un malato terminale a morire se lo chiede. Da due anni sono sotto indagine e non so nulla”.
Nel giorno del secondo anniversario dalla morte di sua madre, Vittorio e l’Associazione Luca Coscioni, lanciano questa denuncia. “Non solo Vittorio. Siamo in attesa anche di altri sei procedimenti giudiziari sospesi - dice Marco Cappato - nemmeno la giustizia italiana se ne vuole occupare?”. Per tutti l’ipotesi di reato più probabile è istigazione e aiuto al suicidio, art. 580 del codice penale, che prevede la detenzione da 5 a 12 anni. Vittorio è stato il primo figlio in Italia ad unirsi alle disobbedienze lanciate, come forma di lotta non violenta, contro l’immobilismo di governi e Parlamento, prima da Cappato e poi, dal 2015 da “Soccorso Civile”, associazione di cittadini nata per fornire aiuto giuridico ma anche economico a chi non riesce a godere delle proprie libertà fondamentali.
Sibilla Barbieri era una malata oncologica. Nel 2023 aveva ricevuto una diagnosi infausta a breve termine a causa di metastasi al pancreas, al fegato, ai polmoni, al cervello, allo stomaco. Già consigliera dell’associazione Luca Coscioni, Sibilla è stata anche tra i cittadini che hanno contribuito alla raccolta, nel 2022, di 1 milione e 200 mila firme a favore del referendum sull’eutanasia, nel silenzio dei capi dei grandi partiti. La Corte Costituzionale ha però bocciato quel referendum, dichiarando inammissibile il quesito proposto.
La ricorrenza di oggi, 31 ottobre, è l’occasione per dar voce a tutti gli altri che come Vittorio non sanno cosa gli accadrà. “Mi chiamo Cinzia Fornero. A novembre 2023 ho accompagnato in Svizzera la professoressa Margherita Botto”. Anche Fornero si è autodenunciata, assumendosi la responsabilità del suo gesto politico. “Perché contesto che il mio Paese neghi le libertà fondamentali, lo reputo incivile. Ad oggi però non ho ricevuto alcun avviso di garanzia. Reputo l’immobilismo della procura funzionale ad uno Stato che non vuole legiferare in maniera seria sul fine vita”. Due anni nel limbo giudiziario, quindi, anche per Cinzia Fornero, 53 anni guardaparco della provincia di Torino, che ha disobbedito per aiutare Margherita Botto, professoressa universitaria e traduttrice letteraria, affetta da adenocarcinoma al terzo stadio. Anche il fratello di Margherita, Paolo Botto, è in balia della giustizia: si era infatti autodenunciato pure lui per aver agevolato la scelta della sorella occupandosi dei rapporti con la clinica svizzera e dell’organizzazione del viaggio.
I video appelli dei disobbedienti in attesa di sapere se saranno rinviati a giudizio, che La Stampa pubblica oggi sul suo sito in anteprima, iniziano tutti con nome e cognome: “Sono Matteo D’Angelo. Il primo luglio 2024 e il primo agosto 2025, ho accompagnato in Svizzera a morire la signora Ines e Martina Oppelli. Ad oggi non so ancora se sono indagato e per quale reato”. Ines, nome di fantasia, era lombarda, 51 anni, affetta da sclerosi multipla secondariamente progressiva, diagnosticata nel 2007. La sua Asl tardava a risponderle in merito alla richiesta di accesso al suicidio assistito che aveva presentato. Nonostante i solleciti degli avvocati, la risposta non arrivava e così Ines, non riuscendo più a sopportare il dolore, è partita. Martina Oppelli, invece, 50 anni, affetta dalla stessa malattia di Ines, aveva voluto denunciare la tortura a cui l’Italia la stava sottoponendo mettendoci la faccia, diffondendo un video in cui chiedeva che le sue ultime volontà fossero rispettate. Così non è stato.
Cinzia Crivellari è invece la figlia di Elena Altamira. “A mia madre nel 2022 è stata diagnosticata una malattia terminale con diagnosi di fine vita di pochi mesi. Lei così ha deciso di andare all’estero per scegliere l’eutanasia. Io non ho potuto accompagnarla, sarei stata incriminata e quindi il nostro ultimo saluto è avvenuto il giorno in cui è partita, al telefono, tra le lacrime. Io penso che questo sia molto crudele”. Altamira si è autodeterminata grazie a Marco Cappato. Anche di questo procedimento giudiziario, tre anni dopo, non c’è sentenza.
Oggi l’Associazione Luca Coscioni, tramite anche la sua segretaria, Filomena Gallo, avvocata cassazionista, nonché coordinatrice di tutti i collegi di difesa dei sei casi che pendono senza sentenze nei Tribunali, lancia una richiesta precisa, attraverso la voce degli indagati disobbedienti. “Chiediamo un processo pubblico” dice Vittorio Parpaglioni. “Mia madre prima di morire si è rivolta alle istituzioni che però l’hanno ignorata. Non ignorate noi”. E infatti, nel video che La Stampa aveva pubblicato in anteprima nel 2023, Sibilla Barbieri iniziava così: “Egregio presidente del Consiglio, ministri del governo, onorevoli e senatori del Parlamento Italiano. Egregio presidente della Repubblica… Mi rivolgo a voi…”. Non ha ricevuto risposte.
Stessa richiesta anche da Matteo D’Angelo: “Non mi sento colpevole di alcun reato, ma sulla mia vita professionale e familiare pende una spada di Damocle perché da un momento all’altro potrebbe arrivare un avviso di garanzia e non si vive bene così. Quindi voglio un processo pubblico a porte aperte”.
L’interpretazione politica di quanto sta accadendo la dà Cappato: “Non abbiamo sentenze anche se le chiediamo, forse perché il Parlamento finalmente discute una legge sul fine vita?”. E però sottolinea il tesoriere della Coscioni, “questa proposta se passasse cancellerà i pochi diritti ottenuti in vent’anni di disobbedienza”. “Il governo - conclude - vuole addirittura estromettere dal fine vita il servizio sanitario pubblico, il cui ruolo è invece regolamentato dalla Corte Costituzionale”. A garanzia che il diritto al fine vita sia gratuito e accessibile a tutti. Non solo per ricchi.











