di Francesco Merlo
La Repubblica, 24 dicembre 2019
Riemerge ogni tanto sulla superficie della cronaca (nera) l'omosessualità come valore antimafia. E ogni volta riscopriamo spaventati che nel Sud d'Italia, fatto di marginalità e terra povera da cui scappare, di pregiudizi e sottosviluppo ma anche di bellezza e libertà, c'è un mondo dove la parola gay ha lo stesso suono di "cornuto e sbirro".
L'omosessualità non è infatti compatibile con l'antropologia del boss, del "vero uomo" di mafia e di 'ndrangheta, spietato perché virile, spinoso come i fichidindia, masculu d'onore. "Lei è un uomo" dice don Mariano Arena al capitano Bellodi. Ed è bene ricordare che quasi al livello dei quaquaraquà ci stanno solo i pigliainculo. La nostra Alessia Candito sabato scorso ci ha raccontato l'agghiacciante esecuzione di Filippo Gangitano, giustiziato dalla 'ndrangheta di Vibo Valentia perché gay. Attenzione: i suoi carnefici non gli rimproveravano tradimenti e infedeltà alla cosca alla quale apparteneva per nascita. Gangitano eseguiva gli ordini con efficienza e con ferocia.
Era un picciotto, un killer, un duro, un omone che non esibiva la sua sessualità in alcun modo. Era gay, ma sobriamente, fuori mano e privatamente, in casa sua, dove aveva scelto di abitare con il suo compagno. Ma 'ndranghetista e gay è appunto un ossimoro antropologico. Lo spiega bene il De Niro di Terapia e pallottole allo psicanalista: "Dottore, tu puoi scoprire quello che vuoi, ma se mi dici che sono frocio, io t'ammazzo!".
E siamo alla questione: come mai la criminalità, che pure si fa capitale moderno, è ancora incistata nei valori arcaici, fatti di famiglia e pasta al sugo e di strangolatori con il crocifisso al collo? Credo che i pregiudizi abbiano una funzione essenziale, come la mitologia greca che mappava le carte nautiche: al Circeo si finiva mangiati dai porci, a Nasso ci si perdeva con Arianna, alle Eolie nascevano i venti, e il confine di tutti i pregiudizi erano le insuperabili Colonne d'Ercole, fine del mondo.
Sto dicendo che il pregiudizio, arma di mortificazione della realtà, è la vera sapienza mafiosa. La 'ndrangheta imprenditrice che ricicla denaro sporco, manovra azioni nella Borsa di Francoforte e investe nell'edilizia in Asia, regola però i suoi conti con lo stereotipo più arcaico. Ecco perché il pregiudizio è un destino, per giunta benedetto da Dio: Filippo Gangitano doveva morire perché la famiglia come impresa criminale moderna si rigenera e si ossigena nel pregiudizio, gongola nel sangue e nel sugo di pomodoro.
E ad ucciderlo fu incaricato il cugino perché la liturgia del delitto vuole che sia la famiglia a liberarsi della vergogna che la schiaccia. Ecco: segnalo Vibo Valentia alle organizzazioni che si battono per i diritti degli omosessuali e che scelgono i luoghi dove tenere i loro pride. Ci sono città dove la sfilata dell'orgoglio omosessuale sarebbe più civile e meno folcloristica, più rassicurante e meno scandalosa delle feste del santo.











