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Avvenire, 9 ottobre 2022

Giorni intensi sul fronte delle analisi sociali e statistiche sui minori. La scorsa settimana è arrivato il dossier dell’Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza. Qualche giorno fa è stato reso noto il Documento finale della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse alle comunità di tipo familiare che accolgono minori.

Due documenti strettamente connessi, per quanto le considerazioni espresse non sempre vadano nella stessa direzione. Secondo il dossier dell’Autorità garante che ha raccolto i dati delle procure minorili, sono 23.122 i bambini e i ragazzi ospiti delle 3.605 comunità per minorenni. “C’è una notevole difformità tra territori- evidenzia l’Autorità garante Carla Garlatti - e risultano evidenti le differenze tra i distretti. Ciò non è riconducibile solo al numero degli Msna, ma anche a una diversa presenza dei servizi sociali.

Peraltro, a una quantità maggiore di allontanamenti non corrisponde sempre e necessariamente una condizione di più grave disagio del territorio, poiché gli interventi a protezione di bambini e ragazzi dipendono da una pluralità di fattori”. Dai dati raccolti emerge che il 55% degli ospiti ha un’età compresa tra 14 e 17 anni, il 15% tra 6 e 10 e il 14% tra 11 e 13. Nel dossier vengono evidenziati anche i motivi dell’allontanamento e dell’inserimento in comunità.

Il 78% dei bambini e dei ragazzi presenti nelle strutture, è risultato esservi stato collocato su disposizione dell’Autorità giudiziaria, il 12% per decisione consensuale dei genitori e il 10% per allontanamento d’urgenza secondo l’articolo 403 del codice civile.

Non manca neppure un accenno alla riforma del diritto minorile, di cui vengono evidenziate le criticità. Sullo stesso argomento insiste anche la Relazione finale della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle comunità minorile, diffusa mercoledì, in cui però - tra tanti altri temi - si fornisce un giudizio sostanzialmente positivo, con l’auspicio che prosegua “una organica riformulazione e razionalizzazione della normativa sostanziale in materia minorile”.

Il cuore della Relazione è una pesante critica al nostro sistema di tutela dei minori fuori famiglia, considerato largamente inadeguato perché manca una regolamentazione omogenea a livello nazionale. La normativa, si dice, è poco specifica “e può determinare situazioni problematiche con allontanamenti ingiustificati”.

Mancano “norme procedurali e strumenti di conoscenza e di controllo”. Non esistono banche dati e strumenti di monitoraggio davvero efficaci. La nostra rete socio-assistenziale è gravemente arretrata e non riesce ad offrire valide alternative all’allontanamento dei minori.