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di Tommaso Ciriaco e Liana Milella


La Repubblica, 18 maggio 2020

 

Il ministro della Giustizia ancora nel mirino. Ma il Pd lo difende. Si gioca sulla testa del Guardasigilli Alfonso Bonafede il destino del governo. Il Pd lo difende, ma Renzi lo attacca e alza il prezzo. E prova a strappare il massimo da Giuseppe Conte, puntando dritto al cuore dell'esecutivo e minacciando di votare la mozione di sfiducia contro il ministro presentata ieri da +Europa di Emma Bonino e Benedetto Della Vedova.

Battezzata "mozione Tortora" (di cui il 18 maggio ricorre l'anniversario della morte), è tutta giocata sulla giustizia garantista al contrario di quella promossa da Lega e Fdl che accusa Bonafede per le scarcerazioni dei mafiosi e il caso Di Matteo. Assieme al capogruppo Davide Faraone, Matteo Renzi decide di convocare per mercoledì un'assemblea dei suoi senatori.

Il gruppo ascolterà l'intervento del ministro, poi entrerà in conclave e deciderà se sfiduciarlo, provocando di fatto una crisi di governo. Le chat renziane sono terreno di confronto in queste ore. E in privato alcuni senatori sostengono che è impossibile non appoggiare la mozione che contesta tutta la gestione della politica sulla giustizia del ministro.

"Come facciamo a votare contro?". Anche perché il testo non è firmato dai sovranisti, ma da Bonino, Matteo Richetti e pure da Enrico Costa di Forza Italia, il "cantiere" che Renzi vorrebbe riunire. L'ala dura propone di tenere il punto per spingere Bonafede a dimettersi, o almeno a cambiare ministero.

Maria Elena Boschi invece elenca le "vittorie" renziane di questi giorni: dal superamento dei Dpcm alle battaglie di Bellanova e Bonetti. "Non è il governo migliore, ma siamo più contenti di prima". L'ala governista dentro Iv ricorda che colpire il Guardasigilli, l'uomo forse più vicino al premier, "significa aprire una crisi di governo".

Renzi vuole rendere pubblico questo fermento. E detta la linea: "Difficile non votare la sfiducia, ma dipende da quello che dirà il ministro e da quello che ci dirà Conte nelle prossime ore". Molto si capirà già oggi quando Boschi sarà ricevuta a Palazzo Chigi da "ambasciatori" di Conte per tirare le somme del dialogo avviato la scorsa settimana.

I renziani vogliono un impegno formale sullo "sblocca cantieri", ma anche qualche segnale per modificare la norma sulla prescrizione. In casa dem invece c'è tutt'altra musica. Perché il Pd vede nella mozione di sfiducia delle destre "solo una chiara manovra per far cadere il governo". Strumentalizzata da Renzi per i suoi obiettivi.

Sabato, quando Bonafede era già alle prese con il suo discorso, ecco una lunga riunione aperta dal responsabile Giustizia Walter Verini e chiusa dal vice segretario Andrea Orlando. Trenta tra deputati e senatori che si occupano di giustizia.

Una lettura dei fatti che porta il Pd a fare quadrato su Bonafede. I dem bollano come "strumentale" la querelle sulla prescrizione cara ai renziani - "è storia passata" dice Verini - e chiedono una riforma del processo penale che lo faccia durare poco. Ma lasciando Bonafede lì dov'è adesso.