gnewsonline.it, 19 aprile 2026
Ago e filo come strumenti di libertà. Un gruppo di aspiranti sarti detenuti nel carcere di Secondigliano sono stati insigniti del premio sociale “Ilario Piscioneri”. Il riconoscimento, si legge nel comunicato dell’iniziativa, riguarda “progetti che utilizzano l’artigianato come via di riscatto sociale, in continuità con la visione di Ilario Piscioneri”, storico presidente dell’accademia nazionale dei sartori. La sartoria è arte non nuova nei penitenziari. A Santa Maria Capua Vetere, grazie a una collaborazione con lo storico marchio Marinella, i detenuti confezionano cravatte per le divise della Polizia penitenziaria. La casa circondariale di Biella ospita un laboratorio industriale condotto da Ermenegildo Zegna Holditalia Spa.
Da Secondigliano, grazie al lavoro della direttrice, Giulia Russo, è partita una lavorazione per confezionare la biancheria da letto destinata alle stanze dei detenuti. I reclusi hanno poi frequentato dei corsi regionali di sartoria, e si sono specializzati nel confezionamento di toghe per magistrati e avvocati; tra i committenti, l’Anm e l’Università Federico II. Al via, inoltre, la produzione di abiti talari: anche Papa Francesco e Monsignor Vincenzo Paglia hanno ricevuto in dono due casule provenienti da Secondigliano.
Il premio ai sarti detenuti, vinto ex aequo con il giovane Emanuele Abate, si inserisce nel percorso di formazione condotto nell’istituto napoletano dalla Confraternita dei sartori 1351. L’associazione, come si legge sul sito, “ha come scopo quello di tramandare alle nuove generazioni l’antica arte del vestire su misura”; un mestiere che ha contribuito a far conoscere il made in Italy in tutto il mondo.
Il percorso, curato da Tiziana Aiello, presidente della Confraternita, e dal maestro Raffaele Antonelli, è stato premiato nell’ambito della 4^ edizione del premio Ditale d’Oro. La cerimonia si è tenuta il 17 aprile nella sede della Fondazione Mondragone - Museo della Moda Napoli. Per Aiello si tratta della “conferma che siamo riusciti a tracciare quel filo ideale che unisce la storia di ieri al futuro dei giovani talenti. Ma l’emozione più grande è stata vedere i frutti del lavoro svolto con i giovani reclusi a Secondigliano”.











