sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Maurizio Paganelli

La Repubblica, 17 giugno 2024

Un quadro disponibile venuto fuori tirando le somme dell’attività degli sportelli della salute di World Friends onlus e Amref-Comitato Collaborazione Medica per senza fissa dimora. Senza una casa, come va la salute? Una istantanea degli homeless torinesi è ora disponibile, tirando le somme dell’attività degli sportelli della salute (World Friends onlus e Amref-Comitato Collaborazione Medica) per senza fissa dimora, sia italiani che immigrati, e in condizioni di povertà assoluta. Uno spaccato della realtà piemontese con dati che coprono tutto l’anno passato.

Il censimento nazionale. A livello nazionale (dati elaborati nel 2023 del Censimento Istat 2021) i senza tetto e senza fissa dimora in Italia sono 96.197 iscritti all’anagrafe. La maggioranza è composta da uomini e il 38% è rappresentato da cittadini stranieri (più della metà dall’Africa). Il 50% di homeless vive in 6 città: Roma (23%), Milano (9%), Napoli (7%), Torino (4,6%), Genova (3%), Foggia (3,7%). Se la stima di persone che risulta nel capoluogo piemontese in condizione di povertà assoluta si assesta sulle 80 mila persone (in Italia, dati Istat, sarebbero ormai 5,6 milioni) circa 4 mila sarebbero gli homeless.

Mille visite l’anno. La salute e l’assistenza, sempre in collegamento con il Servizio Sanitario Nazionale, è il focus di questi interventi, con circa mille visite l’anno. Quattro le tipologie di aiuto attivate:

1) servizi di ascolto e assistenza sanitaria di base;

2) orientamento ai servizi e distribuzione di farmaci da banco e altri prodotti terapeutici;

3) percorsi di educazione sanitaria su temi quali malattie croniche, malattie acute, salute mentale, primo soccorso, alimentazione, malattie a trasmissione sessuale;

4) accompagnamenti mirati dei soggetti più vulnerabili e marginali, esclusi dal circuito sanitario e privi di documenti e tessera sanitaria, per aiutarli ad accedere ai servizi del Sistema Sanitario Nazionale.

Dove si svolgono le visite. Le strutture dove si svolgono visite e colloqui sono la Casa Santa Luisa, la “Charité” - Centro di Accoglienza Vincenziana per Persone senza dimora di Via Nizza 24; il servizio diurno a bassa soglia di Via Pacini 18 del Gruppo Abele. Poi vi è un intervento in una casa occupata, zona grigia, non ufficiale.

Le ore donate dai volontari a Torino. Torino, rispetto alla media nazionale, ha una rete di realtà - laiche e religiose - assai sviluppate a sostegno delle persone più fragili e povere. I dati che ha fornito World Friends riescono però finalmente a portare alla luce lo sforzo e la dimensione del problema. Sedici volontari - medici, assistenti, ostetriche, personale non sanitario - hanno donato un totale di 567 ore.

La maggioranza di marocchini e rumeni. Sono state effettuate 839 visite, per un totale di 363 persone che hanno frequentato gli sportelli. 69 di queste sono donne, 294 uomini. Maggioranza di stranieri (303), soprattutto provenienti da Marocco e Romania. Nella struttura di via Pacini, gestita dal Gruppo Abele, si svolgono anche altre attività di sostegno e rete sul territorio, come la distribuzione di colazioni e alimenti freschi, corsi e scuole.

Gli sportelli educativi e le attività. Sono realizzati anche con l’aiuto degli stessi utenti. Per esempio Frédéric, 65 anni, cittadino del mondo e girovago, originario della Francia, ha fatto uso di droghe per quarant’anni. Da più di 10 anni è in Italia e frequenta il centro di via Pacini dove è ora un peer educator, una “figura attiva nella sensibilizzazione per l’uso di sostanze e sulle malattie tipiche del consumo di droga ad iniezione come l’HIV e l’epatite C”. C’è chi ha esperienza nel taglio dei capelli e si mette a disposizione degli altri per i servizi di cura della persona. E così altri.

Tutti medici e assistenti volontari. Il medico Paolo Leoncini, che lavora al Pronto Soccorso di Pinerolo, vicepresidente della onlus Worldfriends, e volontario tra i senza tetto, racconta delle diverse necessità e dei tipi di persone che incontra nei tre diversi ambulatori attivati (un quarto da quest’anno in Zona Falchera dove vivono gran parte di immigrati anche di seconda generazione o italiani).

L’intervento sui tossicodipendenti. “L’ambulatorio di via Pacini, storicamente luogo del Gruppo Abele per la riduzione del rischio nelle tossicodipendenze, raccoglie in gran parte uomini con età media tra i 25 e i 45 anni, con problematiche legate alle dipendenze e patologie ormai croniche. Si chiedono medicazioni per ferite, infezioni (i piedi in primis), febbri, polmoniti, lombalgie, interventi chirurgici, malattie croniche scompensate o altre urgenza del momento. Molto lavoro viene svolto dal peer educatore Frédéric per le informazioni, gestione e prevenzione”.

Gli aiuti di natura legale. Oltre ad interventi di emergenza, le richieste sono anche di natura legale e a volte burocratica. Gruppo diverso - spiega Leoncini - è quello del Centro Vincenziano di via Nizza dove sono presenti homeless che intendono in qualche modo migliorare la propria condizione. Qui ci sono persone più adulte, anche donne, con problematiche cliniche croniche (diabete, schizofrenia, ipertensione). Gran parte del lavoro è quello di reinserire tutti nel Sistema sanitario.

Per smettere di farli trattare come fantasmi. Spesso sono dei fantasmi perché non si sono mai registrati. E allora vanno informati e seguiti e poi va cercata quell’alleanza medico-paziente che permetta una sostenibilità di vita, anche per i tossicodipendenti. “Circa il 20% delle persone che trattiamo ha problemi psichiatrici e dipendenze, con confini labili perché si crea un circolo vizioso tra i due aspetti, abuso di sostanze e disturbi psichici”.

Il lavoro sulla prevenzione. L’obiettivo primario sarebbe lavorare sulla prevenzione, ma le emergenze e le condizioni inducono a tamponare l’esistente: prima di tutto riagganciare le persone al Sistema Sanitario. Permettere l’iscrizione del senza tetto a via della Casa Comunale significa renderli ufficiali all’anagrafe e poter fare la scelta del medico di base. Quindi creare un legame con il medico - che spesso non sa neppure di avere un simile assistito e che è ormai abituato alle ricette online o alle prescrizioni e invio del paziente per esami.

Lo sportello salute immigrati. Leoncini spiega che il medico “di famiglia” va convinto della collaborazione con l’ambulatorio dei volontari: “I medici non amano ricevere nel loro studio persone che puzzano, mal vestite, incapaci spesso di gestire le più semplici questioni. In genere però la collaborazione funzione, solo in un caso, tra l’altro di un paziente che aveva la tubercolosi e quindi poneva seri problemi di salute pubblica, abbiamo dovuto bypassare il medico perché non si è reso rintracciabile. Con gli irregolari stranieri a Torino funziona il centro ISI, lo sportello salute immigrati per chi è temporaneamente in Italia (ogni sei mesi va rinnovata l’iscrizione) e questo permette e dà diritto al medico e alle cure”.

I migranti di passaggio. Spesso sono immigrati di passaggio che vogliono raggiungere la Francia, passaggio tutt’altro che facile, e la Gendarmerie ne intercetta e respinge tanti al valico di frontiera. A volte questi immigrati potrebbero avere invece tutti i diritti se informati adeguatamente ed essere riconosciuti come rifugiati. Così si deve gestire anche questa situazione che porta ad aumentare il numero dei senza fissa dimora nel nord Ovest italiano. Torino, rispetto a Milano e a Roma, ha un numero assai minore di homeless e fragili, come indicato dall’Istat.

I diritti degli homeless negli USA. Purtroppo in molti Paesi la questione degli homeless sta diventando divisiva ed una vera emergenza. Nelle società democratiche si verificano conflitti tra homeless che occupano spazi per dormire all’aperto, anche parchi pubblici o luoghi frequentati, ed esigenze di cittadini, condomini e negozianti. Proprio ora negli Usa si aspettano le decisioni della Corte Suprema sulla causa intentata dalla amministrazione di Grants Pass (Oregon) che ha posto divieti e sanzionato (persino il carcere) chi dorme o si accampa in aree pubbliche perché senza casa o non ha posto dove rifugiarsi.

In Oregon multano i disgraziati che dormono per strada. A Grants Pass, cittadina di circa 40 mila abitanti, si segnalano circa 600 homeless accampati nei parchi pubblici o nelle strade. Una sentenza della Corte Suprema del 2018 indicava come “crudele o inusuale punizione arrestare o multare persone che dormono all’aperto quando non hanno un luogo dove rifugiarsi” in base all’Ottavo emendamento della Costituzione (“Non si dovranno esigere cauzioni eccessivamente onerose, né imporre ammende altrettanto onerose, né infliggere pene crudeli e inconsuete”). Oggi la Corte Suprema ha una maggioranza di diverso orientamento.