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di Luigi Ferrarella

Corriere della Sera, 1 aprile 2025

Siamo al 31 marzo ed è già stato registrato il 25esimo suicidio in carcere dall’inizio dell’anno. Una donna che a Bollate scontava una condanna per uxoricidio. Una triste contabilità. E avanti di questo ritmo il 2025 centrerebbe esattamente la macabra “quota cento”, demolendo il picco di 83 suicidi appena segnato nel 2024. Solo chi banalizza, sino a finire per bestemmiarle, le dinamiche interiori di chi arriva a togliersi la vita può dedurre dal solo numero dei suicidi in cella un termometro affidabile delle condizioni delle carceri. Ma ignorare i numeri non è paraocchi meno ingannevole in chi, nel governo come nella deludente seduta straordinaria lo scorso 20 marzo alla Camera, si ostina a coltivare la sola “soluzione” edilizia con la flemma di chi prescinde dall’insostenibilità della situazione.

L’ultimo giorno dei primi tre mesi dell’anno ha seppellito ieri il 25esimo detenuto suicida, una donna che a Bollate scontava una condanna per uxoricidio: a questo ritmo il 2025 centrerebbe esattamente la macabra “quota cento”, demolendo il picco di 83 suicidi appena segnato nel 2024, quando già erano stati 17 più del 2023.

Non ci si suicida certo solo negli istituti sovraffollati, che sono il 77% del totale, ma direttori di carcere e agenti penitenziari si sono ormai sgolati a forza di testimoniare quanto in istituti al 132% medio di presenze tutto ma proprio tutto diventi ingestibile: dalla sicurezza alla salute, dalla convivenza alle (poche) opportunità di lavoro. A inizio marzo 62.165 detenuti stavano in 51.3232 posti teorici, in realtà 46.890 realmente disponibili una volta detratti quelli inagibili o in ristrutturazione.

A fronte di 15.000 detenuti in più, e dopo ripetuti annunci ministeriali sulla costruzione di nuovi padiglioni per 7.000 posti in più in due anni con l’investimento di 236 milioni, un documento di Invitalia prevede entro gennaio 2026 al costo di 32 milioni l’installazione di 16 “blocchi detentivi”, moduli prefabbricati in calcestruzzo trasportabili e smontabili, ciascuno progettato per 24 detenuti. Nel migliore dei casi, e prima ancora di discuterne i criteri, tra 10 mesi faranno quindi 384 posti in più: buoni a coprire neanche 2 mesi di incremento medio di detenuti, cresciuti di 2.000 nel 2024 sul 2023.