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di Liana Milella

 

La Repubblica, 15 luglio 2019

 

Quando Silvio Berlusconi, era il settembre 2003, in un'intervista alla rivista inglese The Spectator, li definì "mentalmente disturbati" e il suo Guardasigilli, il leghista Roberto Castelli, ipotizzò dei test psicoattitudinali per verificare se davvero chi voleva fare il giudice fosse un po' matto, fu l'allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi a smentire con nettezza sia l'uno sia l'altro.

Disse quello che allora molti italiani pensavano: "I cittadini hanno fiducia nei magistrati". E perfino gli psicologi reagirono giudicando cervellotica la sola ipotesi. Sedici anni dopo un silenzio profondo, anche a sinistra, accoglie la proposta dell'attuale ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede di M5S, di prevedere il parere di "uno psicologo di comprovata professionalità allo scopo di valutare il parametro dell'equilibrio del magistrato in funzione della sua valutazione di professionalità".

Non si tratta di una barzelletta, né tantomeno di una fake news. Basta leggere l'articolo 27, alla lettera "d", del disegno di legge sulla riforma della giustizia che il Guardasigilli ha inviato venerdì a Palazzo Chigi per il prossimo consiglio dei ministri. Tra le nuove regole imposte al Csm per valutare i magistrati in vista di possibili salti di carriera e aumenti di stipendio, ecco "lo psicologo".

Che dovrà essere "di comprovata professionalità", anche se non è ben chiaro in base a quali parametri. Per grazia del ministro, alla toga dovranno essere "assicurate adeguate garanzie". Uno psicologo di parte, forse c'è da supporre. Magari per controbattere il giudizio negativo con una controperizia. Se questo è il fatto - "carta canta" avrebbe detto Antonio Di Pietro - a lasciare stupefatti è la totale assenza di reazioni.

Quasi che la magistratura stessa si senta in colpa per gli ultimi, e gravissimi, episodi di corruzione, e abbia paura che una sua protesta possa accentuare la sua posizione oggettivamente critica. Anche se, va ricordato, sono stati altri magistrati a scoprire quei fatti. Ma cosa sarebbe accaduto se la stessa ipotesi di utilizzare uno psicologo - cosa mai avvenuta ovviamente - fosse stata fatta per selezionare il titolare di un importante incarico pubblico?

Sicuramente ne sarebbe nata una bagarre. Invece se il Guardasigilli - di certo sollecitato dalla Lega, visto che a marzo il ministro della Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno aveva parlato di "test psicoattitudinali" per le toghe - pensa di far scegliere il capo di un'importante procura italiana dopo aver verificato la salute mentale dei concorrenti, tutti stanno zitti. Giudici compresi, che pure contro Berlusconi e contro gli strali dell'ex presidente Cossiga, avevano fatto i "matti".