di Pier Giuseppe Accornero
vocetempo.it, 4 gennaio 2025
Non era mai successo. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella aveva appena finito il suo messaggio di buon anno agli italiani a reti unificate, che ha presidenza della CEI, con una rapidità encomiabile, emetteva una “nota con la gratitudine per le parole del presidente sulla drammatica situazione delle carceri”. Si può ipotizzare che sul cardinale arcivescovo di Bologna Matteo Maria Zuppi, presidente della Cei, abbiano agito due fattori: i “rapporti” sempre più allarmanti dei cappellani delle carceri che sono in costante rapporto con i detenuti; la vigorosa spinta di Papa Francesco che a Santo Stefano ha voluto scegliere il carcere di Rebibbia per aprire la seconda porta santa dopo quella di San Pietro il 24 dicembre.
“Esprimiamo profonda gratitudine - scrive Zuppi - al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per le parole che ha rivolto al Paese nel messaggio di fine anno. È un’occasione per rinnovargli la nostra riconoscenza per il suo servizio di custode e garante della democrazia e dei valori della nostra Repubblica e dell’Europa. Lo ringraziamo, in particolare, per aver ricordato le tante povertà che segnano il nostro tempo e le nostre comunità. Tra queste, la drammatica situazione delle carceri che impone un ripensamento radicale del sistema penitenziario”, al quale però non pensa minimamente il governo di destra, preoccupato solo di incrudelire le pene, di inventarne di nuove, di “buttare la chiave” come ama esprimersi Matteo Salvini, o come si esprime il sottosegretario alla Giustizia Dalmastro che prova “un’intima gioia all’idea di far sapere che non lasciamo respirare chi sta dietro quel vetro oscurato” nelle nuove auto della Polizia penitenziaria.
Zuppi ricorda le parole del presidente Mattarella: “Abbiamo il dovere di osservare la Costituzione che indica norme imprescindibili sulla detenzione in carcere. Il sovraffollamento vi contrasta e rende inaccettabili anche le condizioni di lavoro del personale penitenziario. I detenuti devono poter respirare un’aria diversa da quella che li ha condotti alla illegalità e al crimine”. Chiaro riferimento alle sciagurate parole del sottosegretario biellese.
Un’”aria diversa”. È assolutamente impossibile nelle carceri italiane. Il sovraffollamento - si preoccupa di ricordare la presidenza dell’episcopato - è dimostrato da queste cifre: “Attualmente i 189 Istituti italiani ospitano 61.246 persone su una capienza di 51.230 posti. L’indice di sovraffollamento, pari a 130,44 per cento, e i suicidi, sempre più numerosi, chiedono ascolto: la disperazione non può avere come risposta l’indifferenza. Serve uno sforzo collettivo per assicurare condizioni dignitose a quanti vengono privati della libertà e per offrire percorsi adeguati perché la detenzione sia un’occasione di rieducazione e redenzione. Per garantire sicurezza, c’è bisogno di giustizia, non di giustizialismo. Esistono misure alternative che, oltre a prevenire la reiterazione di un reato, salvaguardano l’umanità e favoriscono il reinserimento nella società: se ben proporzionate e gestite con saggezza, sono in grado di produrre un cambiamento e di guardare al futuro”.
Si noterà il tono molto duro di questo comunicato con il Governo Meloni: “Non si tratta di scorciatoie o concessioni buoniste, ma di un vero dovere costituzionale e, per i cristiani, di un atto di amore. Occorrono però strumenti e finanziamenti mirati ed efficaci, lavoro, collaborazione degli enti locali e dell’amministrazione penitenziaria. Esperienze bellissime, diffuse sul territorio, dimostrano che un’altra realtà esiste, che il traguardo della “recidiva zero” è possibile. È una sfida da affrontare insieme: istituzioni, società civile, comunità ecclesiale, con il supporto del mondo del volontariato, fondamentale anche nel fare cultura fuori da pregiudizi e distorsioni”.
Pochi giorni dopo l’apertura del Giubileo e della porta santa nel carcere di Rebibbia, Zuppi ripete l’appello che Papa Francesco ha lanciato nella bolla di indizione “Spes non confundit”: “Propongo ai governi che nell’anno del Giubileo si assumano iniziative che restituiscano speranza; forme di amnistia o di condono della pena volte ad aiutare le persone a recuperare fiducia in sé stesse e nella società; percorsi di reinserimento nella comunità a cui corrisponda un concreto impegno nell’osservanza delle leggi”. È necessario - conclude il presidente della Cei - “dare dignità al grido degli ultimi: come Chiesa in Italia continuiamo a camminare con i fratelli che hanno sbagliato, con amore, perché questo ci fa riconoscere nell’altro la persona che è sempre degna della nostra compassione”.
Carceri fatiscenti, sovraffollamento e condizioni degradate di vita per detenuti e personale: è la fotografia che lascia il 2024. “Lanciamo l’allarme sul sistema penitenziario italiano, prima che si arrivi a condizioni di detenzione inumane e degradanti generalizzate. Il governo ponga il carcere al centro della propria agenda e accetti di discuterlo senza preconcetti ideologici o visioni di parte”. Lo denuncia Patrizio Gonnella, presidente di “Antigone”, associazione “per i diritti e le garanzie nel sistema penale”.
Il 23 dicembre è morta l’ultima persona in carcere, la 244ª di questo drammatico 2024, di cui ben 88 suicidi, un tristissimo primato. La morte - denuncia “Antigone” - “è avvenuta nel carcere di Sollicciano, uno di quegli istituti dove sovraffollamento, condizioni strutturali e di conseguenza igienico-sanitarie non si possono definire degne di uno Stato di diritto. Nonostante queste situazioni fissate da questi numeri, nonostante i richiami del presidente della Repubblica Sergio Mattarella - non solo a san Silvestro -, l’attenzione sul carcere è minima e le uniche politiche attive del governo “sono quelle - denuncia “Antigone” - che continuano a riempire spazi che ormai da tempo non ci sono più”.









