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di Giacomo Losi

 

Il Dubbio, 11 giugno 2020

 

La Cei si schiera: "non si può punire chi difende la famiglia". C'è chi pensa che sia una legge che tutela la dignità delle persone omosessuali e chi è convinto a che invece limiti il diritto di parola e di pensiero.

Insomma, il progetto di legge contro l'omotransfobia, diventa un caso, soprattutto dopo la presa di posizione dei vescovi italiani che ieri, con una nota dal titolo "I vescovi contro ogni discriminazione", hanno fatto sapere senza mezzi termini che "non serve una nuova legge".

I vescovi citano Francesco - "nulla si guadagna con la violenza e tanto si perde", disse il Papa - e spiegano: "Le discriminazioni - comprese quelle basate sull'orientamento sessuale - costituiscono una violazione della dignità umana, che - in quanto tale - deve essere sempre rispettata nelle parole, nelle azioni e nelle legislazioni. Trattamenti pregiudizievoli, minacce, aggressioni, lesioni, atti di bullismo, stalking... sono altrettante forme di attentato alla sacralità della vita umana e vanno perciò contrastate senza mezzi termini".

Ma, aggiungono, "un esame obiettivo delle disposizioni a tutela della persona, contenute nell'ordinamento giuridico del nostro Paese, fa concludere che esistono già adeguati presidi con cui prevenire e reprimere ogni comportamento violento o persecutorio". Per questo, continuano, guardano "con preoccupazione alle proposte di legge attualmente in corso di esame presso la Commissione Giustizia della Camera dei Deputati contro i reati di omotransfobia: anche per questi ambiti non solo non si riscontra alcun vuoto normativo, ma nemmeno lacune che giustifichino l'urgenza di nuove disposizioni.

Anzi, un'eventuale introduzione di ulteriori norme incriminatrici rischierebbe di aprire a derive liberticide, per cui - più che sanzionare la discriminazione - si finirebbe col colpire l'espressione di una legittima opinione, come insegna l'esperienza degli ordinamenti di altre Nazioni al cui interno norme simili sono già state introdotte".

Al centro della preoccupazione dei vescovi c'è il timore che la difesa della cosiddetta "famiglia tradizionale", diventi pretesto punitivo: "Per esempio - spiegano - sottoporre a procedimento penale chi ritiene che la famiglia esiga per essere tale un papà e una mamma - e non la duplicazione della stessa figura - significherebbe introdurre un reato di opinione. Ciò limita di fatto la libertà personale, le scelte educative, il modo di pensare e di essere, l'esercizio di critica e di dissenso".

Ma cosa dice la legge? È il deputato del Pd Alessandro Zan, e relatore del ddl contro l'omotransfobia, a spiegarlo: "Sorprendono le critiche della presidenza Cei alla legge contro l'omotransfobia, il cui testo unificato ancora non è stato depositato e su cui stiamo ancora lavorando. Lo ripeto per l'ennesima volta a scanso di fraintendimenti - dice Zan -: non verrà esteso all'orientamento sessuale e all'identità di genere il reato di "propaganda di idee" come oggi è previsto dall'artico- lo 604 bis del codice penale per l'odio etnico e razziale.

Dunque nessuna limitazione della libertà di espressione o censura o bavaglio come ho sentito dire in questi giorni a sproposito". E poi: "Il testo base, che tra pochi giorni verrà adottato in commissione Giustizia della Camera, interviene - spiega l'esponente Dem - sui reati di istigazione a commettere atti discriminatori o violenti e sul compimento di quei medesimi atti per condotte motivate dal genere, dall'orientamento sessuale e dall'identità di genere. E estende ai reati comuni commessi per le stesse ragioni l'aggravante prevista dall'articolo 604ter. Nulla di più, ma neanche nulla di meno. Non si tratta dunque di una legge contro la libertà di opinione, ma di una legge che protegge la dignità delle persone".

Sulla linea dei vescovi si schiera il senatore leghista, e animatore dei Family day, Simone Pillon: "Non serve nessuna legge. Il Governo e il Parlamento tengano conto della preoccupazione dei vescovi sulla deriva liberticida in corso. Già oggi il codice penale punisce atti di violenza e discriminazione. È molto pericoloso e discriminatorio limitare la libertà di tutti per privilegiare le ideologie di pochi".

Dalla parte opposta della barricata si schiera invece la deputata dem Laura Boldrini: "La legge contro l'omotransfobia - che si sta discutendo in commissione Giustizia alla Camera - ha per obiettivo non le opinioni e la libertà di espressione, come afferma erroneamente la nota della Cei, ma gli atti discriminatori o violenti e l'istigazione a commettere questi reati come condotte motivate dal genere, dall'orientamento sessuale e dall'identità di genere. Si tratta - prosegue Boldrini - di misure che puntano a tutelare i diritti delle persone seguendo il principio di uguaglianza sancito dalla Costituzione e le indicazioni del Parlamento europeo su questa materia, che risalgono al 2006 ma sono rimaste finora fuori dal nostro ordinamento".