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i-libri.com, 13 novembre 2024

Il tema del reinserimento dei detenuti e dell’accettazione del loro valore umano da parte della società è al centro di un nuovo e toccante volume fotografico, I volti della povertà in carcere, che sarà disponibile in libreria a partire dal 25 novembre, edito da EDB. Scritto da Rossana Ruggiero, con fotografie in bianco e nero di Matteo Pernaselci, il libro raccoglie le storie di uomini e donne detenuti nel carcere di San Vittore, ed evidenzia la cruda realtà e le sfide quotidiane di chi vive in uno dei più celebri istituti di pena italiani.

L’opera rappresenta una denuncia sociale che vuole sollecitare una riflessione collettiva sul sistema carcerario italiano, sulle storie spesso dimenticate dei reclusi e sul ruolo che la società deve svolgere per abbattere le barriere della stigmatizzazione. Il volume, infatti, intende sensibilizzare l’opinione pubblica, aprendo uno spiraglio di speranza per coloro che cercano di riscattarsi e riacquistare dignità.

La povertà dentro le mura del carcere - Il libro porta i lettori “dietro le sbarre” e offre un intimo sguardo sulla povertà umana e sociale di chi vive in carcere. Rossana Ruggiero, autrice dei testi, descrive con empatia e delicatezza la condizione di prigionieri come Berrich e Roberto. Berrich è un’infermiera tunisina giunta in Italia per sfuggire a un matrimonio infelice, ma si trova ora in carcere a causa di minacce rivolte all’ex compagno dopo aver scoperto il suo tradimento. Roberto, invece, è un ragazzo di 23 anni che ha già trascorso quattro anni in carcere a causa di reati commessi sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. La sua passione per la musica rappresenta per lui un possibile sentiero di riscatto.

Attraverso questi racconti, l’opera riflette sulla povertà non solo economica, ma anche relazionale e morale. L’esperienza carceraria viene presentata come un microcosmo in cui emergono profondi conflitti sociali, privazioni e, spesso, indifferenza. Le fotografie di Pernaselci, che ritraggono oggetti quotidiani e ambienti spogli, sono un potente accompagnamento visivo che aggiunge ulteriore spessore al racconto scritto, mostrando dettagli che vanno oltre le parole.

La prefazione del cardinale zuppi: il carcere come purgatorio - A dare ulteriore significato al volume è la prefazione di Matteo Maria Zuppi, il cardinale noto per le sue posizioni umanitarie. Zuppi sottolinea come il carcere non debba essere concepito come un inferno sulla Terra, ma piuttosto come un purgatorio, un luogo in cui i detenuti possano avere la possibilità di riflettere sui propri errori e cercare un riscatto. “La condanna peggiore è il non senso,” scrive il cardinale, evidenziando la necessità di dare significato alla pena e di costruire una strada verso la redenzione. Per Zuppi, considerare il carcere solo come un sistema punitivo significa ignorare la dignità e il valore umano dei detenuti.

Il cardinale descrive il carcere come un luogo che non dovrebbe essere visto come una semplice discarica della società per la “parte cattiva”, ma piuttosto come uno spazio di speranza e rinascita. Secondo Zuppi, il reinserimento sociale dei detenuti rappresenta una responsabilità collettiva, che richiede uno sforzo da parte di tutti per accettare chi ha sbagliato e per contribuire alla sua riabilitazione. Le parole di Zuppi ricordano che il vero opposto dell’inferno è un luogo in cui vi sia ancora spazio per l’attesa, per il cambiamento e per una vita nuova.

La rivoluzione della tenerezza e il dramma dei suicidi in carcere - Nella sua introduzione, Andrea Monda, direttore de L’Osservatore Romano, richiama l’attenzione su quello che definisce il “movimento rivoluzionario della tenerezza” promosso da Papa Francesco. Monda sottolinea come la società, anestetizzata e distratta, sembri aver perso ogni sensibilità verso le sofferenze altrui, specialmente verso quelle vissute in carcere. Egli denuncia la situazione del sistema carcerario italiano, che solo nell’agosto del 2024 ha visto il tragico bilancio di 64 suicidi tra i detenuti. Secondo Monda, il carcere non dovrebbe mai essere vissuto come una “pena di morte” differita, ma come uno spazio dove poter trovare sostegno e una nuova direzione nella vita. La riflessione di Monda si collega all’appello di Papa Francesco per un approccio umano e compassionevole verso i detenuti. Il “movimento della tenerezza” di cui parla il Pontefice rappresenta un invito a guardare con empatia e comprensione coloro che si trovano ai margini della società. È un richiamo a riconoscere il valore umano anche nelle persone che hanno commesso errori, ricordando che ogni individuo ha il diritto di essere trattato con rispetto e dignità.

Gli autori: Rossana Ruggiero e Matteo Pernaselci - I volti della povertà in carcere è il frutto del lavoro congiunto di due autori che, sebbene provengano da ambiti professionali diversi, condividono una sensibilità particolare verso le tematiche sociali. Rossana Ruggiero, giurista e bioeticista, è un volto noto nel mondo delle pubblicazioni vaticane. Autrice del libro Il Bambino Gesù un Unicum nel panorama della sanità, Ruggiero è impegnata da anni nel volontariato con la Società San Vincenzo de Paoli e collabora con varie riviste vaticane. La sua esperienza come giurista le ha permesso di avvicinarsi con empatia e profonda comprensione al mondo del carcere, dando voce a storie spesso inascoltate.

Matteo Pernaselci, nato nel 2001, ha intrapreso la strada della fotografia con una particolare attenzione per le storie delle persone più vulnerabili. Dedicandosi alla street photography, ha documentato la vita di strada e la povertà nelle città italiane, diventando un testimone visivo delle storie di marginalità. I suoi scatti sono stati pubblicati su testate come L’Osservatore Romano, Vatican News, Avvenire, e altre riviste italiane. La sua capacità di catturare dettagli e volti in modo autentico ha conferito al libro una dimensione visiva di grande impatto, che completa e rafforza i racconti di Ruggiero.

Un’opera di denuncia e di speranza - I volti della povertà in carcere si inserisce in un contesto di crescente attenzione verso i diritti e la dignità dei detenuti. In un’epoca in cui il carcere è ancora visto da molti come una realtà separata dal resto della società, questo libro rappresenta un invito a guardare oltre le sbarre e a riflettere sulle condizioni di vita dei reclusi. Le storie raccolte e le immagini offrono un quadro completo della realtà carceraria, mostrando che la povertà in carcere non è solo materiale, ma anche emotiva, relazionale e spirituale.