di Federico Unnia
Italia Oggi, 18 marzo 2024
Tempi più veloci per i processi, gestione e valutazione di migliaia di dati, elaborazione giurisprudenziale “omogenea”, impostazione di atti e memorie endoprocessuali. Questi i vantaggi che l’Intelligenza artificiale, anche nella sua declinazione predittiva, potrebbe portare nel pianeta giustizia. Al momento, il ministero della giustizia sta portando avanti alcuni progetti, come “IustitIA” della Corte di appello di Reggio Calabria, uno della Corte d’Appello di Venezia assieme all’Università Ca’ Foscari, e uno della Corte di appello di Brescia. Queste iniziative cercano di utilizzare l’IA per ridurre il contenzioso, i tempi dei procedimenti e favorire soluzioni concordate tra le parti.
Anche gli studi legali che stanno guardando con attenzione a soluzioni di Intelligenza artificiale per la propria attività sono sempre più numerosi, e alcuni di loro sviluppano al proprio interno algoritmi proprietari con i quali gestire il proprio business. Affari Legali ha provato a sondare alcuni degli studi legali che si sono dimostrati essere più sensibili alle tematiche dell’innovazione tecnologica applicata alla professione forense.
“L’impiego dell’IA nel settore legale si sta rivelando dirompente e le applicazioni sono molteplici”, dice Jean Paule Castagno, responsabile del dipartimento italiano di White Collar & Corporate Investigations di Orrick. “Nel metaverso, nuovo contesto virtuale, è possibile raccogliere prove e svolgere ricostruzioni dei fatti, ma anche commettere reati quali cybercrime, truffe, furti di identità digitale, riciclaggio e terrorismo, come evidenziato da un recentissimo White Paper pubblicato dall’Interpol. Nell’ambito dei reati tributari, si assiste a un sempre maggiore uso dell’IA in fase di indagine e nella valutazione del rischio di non-compliance, per individuare soggetti ad alto rischio di evasione.
La giustizia predittiva, basata su algoritmi a supporto del giudice, nonostante sia inserita tra i processi ad alto rischio nella proposta di Regolamento europeo sull’Intelligenza Artificiale, potrà trovare applicazione nella valutazione della prova, richiedendo solide competenze giuridiche e capacità tecniche. Infine, nel settore della criminal compliance, algoritmi analizzano quantità di dati al fine di individuare pattern di rischio e possibili strumenti per mitigarlo, ad esempio in materia di antiriciclaggio e adeguata verifica della clientela nel settore bancario-creditizio, in cui software di IA permettono di estrapolare dati da fonti open source per calcolare un punteggio di rischio associato ai clienti, da confrontare con le risposte fornite in sede di acquisizione di informazioni Anti Money Laundering (AML)”, spiega Castagno. “L’avvocato penalista non può prescindere dall’utilizzo di sistemi di Intelligenza artificiale.
Nella nostra attività abbiamo già ampiamente fatto uso di tali sistemi, soprattutto nel campo della e-discovery: grazie alla corretta modulazione di algoritmi, è possibile affinare al massimo le attività di ricerca di informazioni ed elementi di prova conservati all’interno dei sistemi informatici o memorizzati in supporti digitali fisici, con risparmio di tempo per il professionista e di costi per il cliente. Attività ancora più rilevante quando l’analisi dei dati prescinde dall’elemento testuale: in un caso, attraverso l’analisi di numerosissimi file audio di intercettazioni telefoniche ed ambientali, siamo riusciti a isolare le voci degli interlocutori rilevanti, trascrivendo il testo delle conversazioni e individuando quelle che erano funzionali alla strategia difensiva. In ambito stragiudiziale, inoltre, si iniziano ad utilizzare algoritmi per supportare i clienti nello svolgimento di verifiche di carattere reputazionale nei confronti dei loro potenziali fornitori e partner commerciali, per prevenire il c.d. “rischio di contaminazione”. In futuro, la sfida è di fornire al giudice una panoramica complessiva dei fatti che si vuole provare in giudizio, attraverso l’interazione di strumenti comunicativi diversi, quali non solo dati testuali ma anche video, audio e realtà virtuale, che permettano all’organo giudicante non solo di ricostruire, attraverso la lettura di atti, un fatto, bensì di poterlo rivivere in una dimensione quanto più immersiva. Inoltre, la prova digitale andrà ad assumere sempre più un ruolo centrale all’interno del processo e, pertanto, sarà necessario saperla raccogliere, valutare e trasformare in argomentazione giuridica. L’utilizzo dell’IA in ausilio alle decisioni del giudice determinerà un mutamento di prospettiva nel coinvolgimento ideologico del magistrato. Si assisterà a un ampliamento di prospettiva: il giudice, prima di valutare le risultanze di una analisi svolta dall’IA, dovrà verificarne l’affidabilità. È in tale momento di verifica della correttezza dell’algoritmo decisionale che l’avvocato dovrà svolgere, con i consulenti tecnici specializzati, una attenta attività difensiva, al fine di escludere un algoritmo “inattendibile”.
“L’Intelligenza artificiale, soprattutto quella generativa, si appresta a rivoluzionare il lavoro del legale, così come ha già rivoluzionato quello del giornalista o di professioni altamente compilative: si pensi alla redazione di bozze di memorie difensive o di contratti, anche elaborati. Al momento non mi risulta che questa annunciata rivoluzione abbia preso piede nel mercato legale”, dice Ugo Ruffolo già ordinario di Diritto civile all’Università di Bologna e titolare dello Studio Legale Ruffolo. “Ritengo che l’aspetto di maggior interesse e impatto sia quello connesso all’impiego di IA a supporto dell’attività del giudicante. Pur dovendosi riaffermare il primato del giudicante umano, il ricorso ad avanzati sistemi di Intelligenza artificiale dovrebbe essere seriamente valutato per affiancarne l’attività decisionale, ipotizzandone un ruolo che potremmo assimilare a una sorta di Avvocato Generale al quale affidare quantomeno la predisposizione di una iniziale bozza di decisione che il giudicante umano sarebbe poi chiamato a criticamente verificare”.
“Uno degli effetti virtuosi dell’IA è che la macchina non mangia, non dorme, non ha crisi sentimentali, né preferenze personali o ideologiche e, soprattutto, esamina sempre tutto il fascicolo”, aggiunge Ruffolo. “Problema seriamente invocato è quello dei bias che possono affliggere il processo decisionale della macchina. Essenziale, anche a tal riguardo, è che l’utilizzo di sistemi di IA nel settore della giustizia sia limitato ad applicativi preventivamente verificati e “certificati” da un autorevole ente competente (in questo senso depone anche la proposta di Artificial Intelligence Act unionale).”
Secondo Lorenzo Conti, partner dello studio legale Rucellai & Raffaelli, “nel contenzioso complesso, l’IA potrà dare un importante contributo per alleggerire i professionisti dai compiti più ripetitivi e meccanici, velocizzando i tempi di risposta al cliente. Tuttavia non si può nascondere che una decisione anche strategica, per quanto rapida ed efficiente, possa considerarsi corretta per il solo fatto che ad elaborarla o validarla sia stato un algoritmo. I sistemi di Intelligenza artificiale potranno rivestire dunque un ruolo ausiliario del professionista ma non certo sostituirlo. Nell’ambito del processo civile l’utilizzo di sistemi di giustizia predittiva in campo processuale potrebbe avere un indubbio effetto deflattivo di un tipo di contenzioso, soprattutto quello “seriale”. È un contenzioso che vive di trend e che, a ondate, intasa i Tribunali. Per quanto utile, andrebbe gestito con parsimonia perché potrebbe far desistere invece dal tentare di avviare battaglie giuste per il riconoscimento di diritti di nuova emersione e spegnere anche in un certo qual modo la “fantasia” che invece è il vero motore del progresso anche nel settore della litigation. Se noi avvocati non pensassimo di poter mai “ribaltare” un orientamento giurisprudenziale, anche consolidato, a mio avviso dovremmo cambiare lavoro. Il tema è delicato, e non è molto sentito in ambito civile quanto forse in ambito penale. Il rischio che vedo è una disumanizzazione dell’esercizio della funzione giurisdizionale, con la conseguente deresponsabilizzazione del giudice. La consegna al magistrato di una soluzione preconfezionata potrebbe infatti portare il Giudice ad aderirvi acriticamente, con il rischio di un appiattimento sul “precedente” e di una conseguente cristallizzazione degli orientamenti giurisprudenziali. Il giudice è indipendente e autonomo e come tale ha sempre la facoltà di discostarsi dal precedente giurisprudenziale e così deve rimanere, altrimenti si rischia l’appiattimento e dunque si frena il progresso, e l’evoluzione, anche giuridica.”
Per Maurizio Bortolotto, socio fondatore dello Studio Gebbia Bortolotto Penalisti Associati “l’intelligenza artificiale avrà un impatto sempre più importante anche sulla professione forense. Relativamente al diritto penale d’impresa, il rapporto fiduciario con il cliente è un elemento più significativo rispetto ad altri settori. Per ora, siamo concentrati nella regolamentazione dell’utilizzo dell’AI all’interno di organizzazioni complesse, al fine di prevenire conseguenze per i nostri clienti, non solo di tipo patrimoniale e reputazionale, ma anche penale. Rispetto a questa prospettiva, prevediamo un importante sviluppo. Affiancando realtà industriali che stanno testando lo strumento, abbiamo avuto modo di verificare lo strumento dell’AI in relazione a tematiche connesse ai Modelli 231. Devo dire che i risultati sono accettabili se riferiti a realtà dove i processi operativi sono molto standardizzati e regolamentati, in tutte le altre situazioni siamo lontani da un prodotto soddisfacente. Credo che questi algoritmi siano, al momento, utilizzabili sono per fini scientifici e osservativi ma sarà fondamentale seguirne le evoluzioni che, come è ragionevole credere, saranno molto rapide”.Dopo la digitalizzazione del processo penale, l’AI potrà rappresentare un valido supporto ai fini dell’analisi della documentazione processuale. “Mentre questi strumenti potranno creare efficienza attraverso l’accelerazione dei tempi processuali, pensare l’IA come sostitutiva del magistrato giudicante o requirente, in grado di elaborare autonomamente un’interpretazione del diritto, credo snaturerebbe il ruolo stesso della scienza giuridica, con il rischio di privare la decisione di elementi di valutazione propri del ragionamento umano”, spiega Bortolotto. “Come si può affermare che la stessa intelligenza artificiale non possa essere influenzata? In questo caso, parleremmo di un’influenza che proviene, ad esempio, dalle notizie di dominio pubblico e dai processi mediatici. Il rischio è quello che oggi leggiamo sul rapporto tra fatto, stampa e social network, e che verrebbe esponenzialmente moltiplicato, a discapito dei diritti fondamentali e della presunzione di innocenza. La Riforma Cartabia ha modificato la regola di giudizio per l’esercizio dell’azione penale ma la sua applicazione non può prescindere dall’utilizzo dell’intelligenza umana e dal ragionamento giuridico.”
“Ritengo che l’Intelligenza artificiale sia un importante ausilio per il legale consentendo di calibrare le ricerche sia di sentenze, sia di dottrina e di atti amministrativi, in maniera più precisa rispetto al caso che ci si trova a gestire e con un notevole risparmio di tempo”, dice Luca Daffra senior partner dello Studio Ichino Brugnatelli e Associati. “L’AI è stata utilizzata come supporto in attività di ricerca funzionale alla redazione di quella pareristica relativa alle attività day-by-day, per la quale i clienti richiedono sia precisione sia tempi di risposta contenuti. Il fatto che i legali possano avvalersi del supporto dell’AI nella predisposizione degli atti processuali non penso possa avere alcun riflesso né sulla causa né sul processo, intendo come suo andamento: ciò, quantomeno, fintanto che a giudicare non sarà un algoritmo ma una persona. Quello che è certo è che in questo contesto le competenze cambiano in quanto sarà sempre più importante che gli studi abbiano risorse IT interne, che si occupino della gestione degli applicativi AI anche al fine di fargli “allenare”, non solo su risorse pubbliche, ma pure su risorse proprietarie, così da poter avere output da un lato più precisi e dall’altro più personalizzati, così da distinguersi dai prodotti di mass market”.
“La mia valutazione è che l’intelligenza artificiale possa migliorare la nostra attività professionale e il servizio che rendiamo ai nostri clienti a condizione che vengano rispettate alcune regole fondamentali, tra cui la trasparenza, il rispetto della privacy dei nostri clienti quando utilizziamo strumenti in cloud e la sicurezza informatica che mai come ora deve diventare una priorità per gli studi legali”, dice Giuseppe Vaciago, partner di 42 Law Firm. “Siamo lontani da un’intelligenza artificiale in grado di scrivere atti in modo autonomo, ma è indubbio che alcuni lavori attualmente svolti dai praticanti o dai giovani avvocati possono essere già sostituiti dalla macchina. Gli effetti dell’IA nello svolgimento di un processo sono sicuramente quelli di accelerare alcuni processi di redazione o di sintesi dei documenti. Tuttavia, è fondamentale che l’utilizzo dell’intelligenza artificiale all’interno di un processo sia controllato e sotto la costante supervisione dell’essere umano. Non dobbiamo cadere nell’errore di ritenere che la macchina sia infallibile. L’intelligenza artificiale potrebbe ridurre l’influenza del coinvolgimento ideologico del magistrato giudicante, ma potrebbe anche condizionarne il suo giudizio. L’esempio di Lex Macchina, software di AI vietato con una legge ad hoc In Francia, ci fa capire che un’analisi esaustiva dei precedenti potrebbe condizionare il magistrato a decidere nel senso suggerito da analisi predittive. Si è molto parlato negli ultimi mesi della potenziale perdita di posti di lavoro nel settore legale a causa dell’intelligenza artificiale. Ritengo che sia importante lavorare sul re-skilling ossia sulla formazione dei giovani giuristi verso la disciplina del legal prompting e del coding. Nulla di nuovo sotto il sole: è già successo con la digitalizzazione avvenuta con l’avvento dei sistemi di word processing, con l’utilizzo di internet e ora avverrà con l’intelligenza artificiale.”
“La AI ha già impattato nella nostra professione: soprattutto le grandi organizzazioni hanno da tempo investito risorse finanziarie e capitale umano per portarsi avanti nella comprensione sul dove la AI può creare veramente un nuovo valore nel mondo legale”, dice Riccardo Rossotto, senior partner di RPLT RP legalitax. “La utilizziamo sia nella ricerca giurisprudenziale sia nella ricerca di dottrina. Abbiamo individuato dei software che possono agevolare rendendo più completo e veloce il processo gli approfondimenti che, caso per caso, la nostra quotidianità lavorativa ci propone. Certo, il nocciolo è non sbagliare la costruzione dell’algoritmo. Il primo effetto che riscontriamo è un apparente maggiore efficienza: il primo difetto potrebbe essere la disumanizzazione della relazione tra il magistrato e le parti in causa, cosa che però è già in atto con il processo telematico. Non sono un “tifoso” della disumanizzazione. Credo che la relazione umana, il guardarsi negli occhi, serva a migliorare anche il concetto di giustizia giusta. Dopo di che, non voglio fare il conservatore che si schiera contro l’innovazione portata dalla AI: tenderei a governarla non a subirla, a valorizzarne l’utilizzo, non a diventarne pigramente il destinatario. La centralità del pensiero umano resterà tale se noi la valorizzeremo in tal senso. Sugli effetti pratici ricordo i risultati di una ricerca fatta all’università di Oxford qualche anno fa, che ci pone un altro interrogativo. In un software di AI erano stati immagazzinati 100 casi decisi dalla Suprema Corte inglese, senza la sentenza finale. In neanche un’ora lo strumento di AI ha elaborato la sua analisi, emanando 100 sentenze, dei 100 casi esaminati e già decisi dalla magistratura, analizzando migliaia di pagine di materiale istruttorio. In circa l’85% dei casi la sentenza dell’AI coincideva con quella effettivamente resa dalla magistratura inglese: per il 15% era diversa! La domanda che ci si è posti è stata la seguente: le sentenze della magistratura “umana” erano state più corrette e conformi alla legge e alla giurisprudenza rispetto a quelle della magistratura robotizzata? La risposta è rimasta sospesa.”
“Impossibile non tenere conto del fenomeno: quotidianamente vengono immessi sul mercato nuovi sistemi capaci di supportare la complessa professione dell’avvocato. Uno studio legale che vuole rimanere competitivo, offrendo assistenza specialistica ai propri clienti, non potrà che avvalersi, seppur con le dovute cautele, di tali sistemi. Un approccio diverso sarebbe miope e non terrebbe conto del cambiamento inevitabile della professione. La questione dell’implementazione di sistemi di IA negli studi andrebbe colta come un’opportunità e non come una minaccia” dice Marta Cogode, dello studio Previti Associazione Professionale. “Lo studio presta consulenza per una società tecnologica altamente specializzata, con la quale lavora in partnership, per la creazione e l’implementazione di strumenti tecnologici in grado di supportare i legali. Utilizziamo strumenti di AI per il monitoraggio di condotte illecite che ledono i diritti di proprietà intellettuale e industriale dei nostri assistiti. Sotto il profilo del contenzioso gli strumenti di AI non solo forniscono un valido aiuto nella ricerca degli orientamenti giurisprudenziali ma potrebbero aiutare in termini di giustizia predittiva con il vantaggio di incardinare un minor numero di procedimenti di fronte alle sedi giurisdizionali competenti, al fine di promuovere la risoluzione stragiudiziale delle controversie. Se l’uso dei sistemi di AI sarà accorto le professioni legali rimarranno professioni intellettuali prettamente umane”.
“Ci sono due prospettive: quella dell’attività consulenziale che può avere ad oggetto imprese basate su algoritmi di intelligenza artificiale, e quella dell’AI come strumento di lavoro per svolgere l’attività di consulenza legale”, dice Luca Marasco senior associate di Eptalex Garzia Gasperi & Partners. “In entrambi i casi è fondamentale conoscere la tecnologia alla base di un algoritmo di intelligenza artificiale per comprenderne limiti e potenzialità. Abbiamo riscontrato che una approfondita comprensione della tecnologia migliora esponenzialmente sia l’assistenza ai clienti del settore, sia l’utilizzo di strumenti di supporto alla nostra professione. Gli algoritmi di machine learning, soprattutto quando applicati a materie tecniche e scientifiche, necessitano infatti di un accurato e profondo allenamento, nonché di una fondamentale scelta del set dei dati da cui essi imparano. L’AI Act, di auspicata prossima introduzione, regolamenta tali aspetti che dovrebbero contribuire ad algoritmi più affidabili anche per la nostra professione. Non è escluso che l’AI finisca, prima o poi, per prendere vere e proprie decisioni giuridicamente vincolanti, quantomeno in relazione a questioni di facile trattazione (magari emettendo decreti ingiuntivi o convalide di sfratto per morosità), o che si troverà ad emettere automaticamente decreti di fissazione udienza o altri atti interlocutori all’interno del processo. Ciò le permetterà sicuramente di fungere come coadiuvante rispetto al processo telematico, nonché di porsi al sostegno di figure amministrative o dei cancellieri dei tribunali, ma resta fondamentale l’apporto del giudicante essere umano. Nonostante siamo portati a pensare che il coinvolgimento ideologico possa essere nemico della giustizia, non è detto che questo sia necessariamente vero”.










