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di Damiano Aliprandi

Il Dubbio, 13 maggio 2025

Il ministro Carlo Nordio ha chiarito che non esiste alcun “decreto di chiusura o di diversa destinazione” per l’Istituto a custodia attenuata per detenute madri (Icam) di Lauro, dopo il recente trasferimento delle ultime ospiti. La precisazione arriva in risposta all’interrogazione della senatrice Cinque Stelle Ada Lopreiato, preoccupata per il futuro dell’unico Icam del Mezzogiorno.

Secondo Nordio, il dipartimento competente conferma che l’Icam di Lauro è stato istituito con decreto ministeriale del 3 ottobre 2016 come sezione distaccata della casa circondariale di Avellino, con 20 camere per un totale di 50 posti regolamentari. Al 9 marzo 2025, nell’istituto non risultano più detenute, ma nessun atto ministeriale ne ha disposto la chiusura o la trasformazione in altra struttura. Le ultime tre madri, insieme ai loro figli, avevano richiesto al magistrato di sorveglianza di Avellino la detenzione domiciliare ex art. 47-quinquies o.p.

In attesa di una decisione, la Direzione generale dei detenuti e del trattamento ha provveduto, il 6 febbraio 2025, al trasferimento extra-distretto verso gli Icamdi Venezia Giudecca e di Milano San Vittore, con esecuzione avvenuta il 24 febbraio. Agli spostamenti non è seguita alcuna interruzione dei contatti familiari: per le due detenute straniere, le visite si svolgono via Skype.

Nordio ricorda che strutture dedicate a madri con figli fino a 3 anni esistono anche a Foggia, Lecce, Castrovillari, Reggio Calabria “Panzera”, Messina, Agrigento, Cagliari e Sassari.

Altre tre Icam sono attivi nelle carceri di Milano San Vittore, Venezia Giudecca e Torino “Lorusso e Cutugno”. Proprio a Torino, durante una visita effettuata domenica 11 maggio, in occasione della Festa della Mamma, alla quale ha preso parte la vicepresidente del Senato Anna Rossomando, c’è un bambino di 21 mesi vive attualmente recluso con la madre detenuta nell’area Icam. Si tratta dell’unico caso attualmente presente nella struttura. La madre ha 31 anni. Il piccolo è nato mentre la donna si trovava già in regime di detenzione. Durante la visita è stato riportato anche il caso di un’altra detenuta, 35 anni, reclusa per truffa. Ha quattro figli: tre sono già stati affidati a famiglie esterne, il quarto è nato nove mesi fa durante un periodo di arresti domiciliari. Dopo il parto la donna è tornata in carcere e non vede il neonato da due mesi. La senatrice Rossomando ha sottolineato come “le norme del Dl Sicurezza sono peggiorative, in particolare per le detenute madri”.

Con la legge 62/ 2011 è nato l’articolo 285- bis del codice di procedura penale, che permette al giudice di disporre la custodia attenuata per donne incinte o madri di figli fino a 6 anni, ove “esigenze cautelari di eccezionale rilevanza” lo giustifichino. Una norma pensata per tutelare il rapporto madri- figli, ma finora applicata in numero limitato di casi. Il nodo resta la capillarità sul territorio.

L’Icam di Lauro rappresentava un presidio prezioso al Sud, lontano dagli spazi più angusti delle carceri convenzionali. Il vuoto di presenze non equivale però a un passo formale verso la chiusura: si attende il pronunciamento sul ricorso alla detenzione domiciliare, che potrebbe lasciare di nuovo le celle vacanti.