di Alessandro De Angelis
La Stampa, 12 giugno 2025
Il presidente del Senato: “Chi commette reati deve stare in cella, ma con dignità”. Palazzo Madama, stanza del presidente. Appena ci accomodiamo di fronte a Ignazio La Russa, lo sguardo cade sullo scaffale dove c’è una foto di Silvio Berlusconi, e vicino due piccoli mezzi busti di Mao e Lenin oltre a quelli di De Gasperi e Giulio Cesare: “Scusi, ma lei che c’azzecca?”. Risposta, accompagnata da una risata: “Perché, con quello del Duce che era di mio padre io che ci azzecco?”. Poi però il faccione di Donald Trump sul canale all-news ci riporta all’attualità: “Non voglio esprimere un giudizio - dice - perché non ho tutti gli elementi per poterlo fare. Sicuramente è qualcosa di rilevante su cui bisogna riflettere”.
Mi risponda però su questo: Trump per voi è un modello?
“No, Trump non è un modello. È il capo di un paese con cui l’Italia ha da sempre avuto ottimi rapporti e con cui vuole e deve continuare ad avere ottimi rapporti. E quindi va rispettato in quanto leader di un paese amico”.
A proposito di carceri in Italia, lei ha aperto alla proposta di Roberto Giacchetti sulla “liberazione anticipata speciale” per affrontare il tema del sovraffollamento...
“Sì, perché accanto alla assoluta necessità di garantire la certezza della pena c’è anche un altro obbligo, previsto anche dalla nostra Costituzione, che è quello di assicurare una condizione di vita civile ai detenuti. Questo non ha nulla a che fare con indulti o amnistie, alle quali rimango contrario. Ma l’esigenza di alleggerire le carceri c’è”.
Sta auspicando una riflessione in Senato?
“La auspico, collegata al proposito del governo Meloni di avviare un piano carceri che potrà realizzarsi in due o tre anni”.
Alla Camera però la maggioranza ha bocciato quella proposta...
“Perché evidentemente non era congeniale. Bisogna tuttavia ammettere che da allora il problema non si è risolto e l’estate poi è sempre un periodo complicato dal punto di vista carcerario. Per questo credo che ci possa essere una riflessione serena”.
Che cosa intende quando dice che “non era congeniale” e quale può essere il punto di caduta?
“Credo che l’attuale modo con cui viene valutata la liberazione anticipata, ovvero 45 giorni ogni sei mesi per chi non ha commesso atti di indisciplina, debba essere un po’ modificata. A mio giudizio deve essere contemplato il criterio della “buona condotta”, nel senso che ci vuole qualcosa in più del non avere fatto niente di male. Spetta al Parlamento e non a me trovare un plus per far sì che si tratti di un premio che potrebbe essere aumentato dai 45 ai 70 giorni, anche retroattivamente. In modo che chi deve scontare l’ultimo periodo non lo sconti in carcere ma esca un po’ prima”.
Parla a titolo personale o è una riflessione condivisa?
“Lo dico a titolo personale. Il mio partito e il centrodestra si sono riservati una valutazione nel merito”.
Le cito la dichiarazione che fece Andrea Delmastro: “Vedere come non li lasciamo respirare dietro un vetro oscurato di un mezzo della polizia penitenziaria provoca in me un’intima gioia”...
“Delmastro in quella occasione usò una metafora per i boss al 41-bis. Si riferiva alla mafia in generale e non alle persone: era un no alla criminalità organizzata. Io voglio che chi commette i reati stia in carcere con dignità e credo che tutto il centrodestra sia d’accordo con me”.
Scusi, però: una delle cause del sovraffollamento è l’aumento del numero dei reati, che sembra essere una specialità del governo...
“Lei sbaglia: l’aumento del numero dei reati voluto dal governo non è causa di sovraffollamento, ma un principio di sicurezza per i cittadini. Se ci sono comportamenti che sono riprovevoli e che creano insicurezza, è giusta sia la sanzione che la detenzione. Il rimedio non è non punire, ma far si che il condannato sconti la pena in condizioni civili. Guai se pensassimo che la soluzione è non colpire chi per esempio fa la truffa agli anziani, occupa case o attacca le forze dell’ordine”.
Blocco stradale fino a due anni, resistenza passiva fino a otto anni come il sequestro di persona. Col decreto sicurezza avrebbero arrestato anche voi del Msi negli anni Settanta….
“E infatti quando nel 1970 a Milano fu bloccato corso Vittorio Emanuele ci furono diversi arresti di giovani del Msi. Il reato, quindi, esisteva già allora. Questa legge, in realtà, non colpisce indiscriminatamente ma prevede pene detentive solo se il sit-in è commesso con violenza o minaccia o se la conseguenza di questa azione danneggia terzi, come ad esempio bloccare un treno o la circolazione stradale”.
Testamento biologico. Conferma l’obiettivo di portare una legge in Aula a luglio?
“Il mio obiettivo era questo. E sono orgoglioso, dopo essermi speso, che sia stata fissata una data in cui il tema si comincerà ad affrontare in aula al Senato. Sono altresì fiducioso che si possa approvare un testo entro la fine della legislatura”.
Se viene presentata come una legge del “governo” però, la discussione diventa difficile...
“La legge non è mai del Governo quando arriva in Parlamento e non lo è in questo caso. Le Camere possono modificarla come vogliono. Una legge è una legge. E da presidente del Senato ho molto lavorato perché si favorisse questa discussione. Ci sono dei temi, come le carceri e il fine vita su cui occorre un confronto sereno, sganciato dalla polemica politica e su cui mi piacerebbe un voto unitario”.
Qualcuno in maggioranza però frena…
“Se qualcuno pensava di buttare la palla lontano, Giorgia Meloni ha detto che bisogna lavorare per una giusta legge così come richiesto dalla Corte Costituzionale. Giorgia non è una che fa finta di decidere per non decidere. È stato molto importante il vertice di centrodestra in cui si è deciso il via libera, molto più importante di ciò che è stato scritto”.
C’è chi vorrebbe escludere il Servizio sanitario nazionale dalla procedura del “fine vita”. C’è chi mette paletti stringenti sulle cure palliative. Quale è la cornice possibile?
“Questi sono veramente argomenti su cui deve decidere liberamente il Parlamento. Quello che a me interessava è che questo tema andasse all’attenzione del Parlamento. Per quel che mi riguarda conta il principio: garantire la possibilità di scelta a chi è nella condizione terminale e senza speranza. Bisogna trovare dei limiti, evitare abusi e fughe in avanti, ma questa scelta, non “il suicidio”, è un’altra cosa”.
Un’ultima domanda. Si è davvero riaperta la discussione sul terzo mandato? Antonio Tajani non è affatto d’accordo...
“La cosa interessante in questo dibattito è che è stato auspicato un unico criterio a livello nazionale. È giusto dire che il “terzo mandato”, se ritenuto possibile, non può essere a macchia di leopardo: una regione sì, una regione no e una regione forse. Mi sembra condivisibile che il governo abbia detto che ci penserà se l’input viene dalle Regioni”.











