di Vincenzo Bisbiglia
Il Fatto Quotidiano, 6 ottobre 2024
Votazione la proroga agli ascolti solo davanti a “evidenze”: mercoledì discussione. Un altro bavaglio di governo è alle porte. Ma stavolta più che limitare il diritto di cronaca, il centrodestra vuole introdurre dei paletti al lavoro degli investigatori, i quali avranno ancora meno strumenti per portare avanti le loro indagini. “Sempre più difficile”, insomma, proprio come nelle prove a ostacoli.
Mercoledì 9 ottobre, infatti, inizierà in Senato la discussione al ddl Zanettin in materia di intercettazioni. Ed è possibile che quello stesso giorno si arrivi a una rapida approvazione. Oltre alla modifica della disciplina degli ascolti di conversazioni tra gli indagati e i propri difensori - principio che ha trovato aperture anche da parte delle opposizioni - arriva sulla scrivania dei senatori il provvedimento con cui si vuole limitare a 45 giorni la durata massima delle intercettazioni. Un tempo che la gran parte dei magistrati reputa insufficiente per portare avanti delle indagini complesse.
La proposta del senatore di Forza Italia Pierantonio Zanettin a marzo era stata perfino alleggerita dall’intervento della relatrice, l’ex ministra leghista Erika Stefani, che ha escluso da questa tagliola i reati di criminalità organizzata, per i quali resta in vigore l’attuale disciplina (quaranta giorni prorogabili per periodi successivi di venti, qualora sussistano “sufficienti indizi”). Il problema è che i nuovi paletti andranno a ostacolare, di fatto, le indagini sui cosiddetti “colletti bianchi”, ovvero quelle per i reati come la corruzione. Cosa che sta accadendo spesso con questo governo.
Nel dettaglio, il testo riscrive l’articolo 267 del codice di procedura penale: se adesso le intercettazioni possono essere prorogate senza limiti dal gip, su richiesta del pm, per periodi successivi di 15 giorni, da domani non potranno “avere una durata complessiva superiore a 45 giorni, salvo che l’assoluta indispensabilità delle operazioni per una durata superiore sia giustificata dall’emergere di elementi specifici e concreti, che devono essere oggetto di espressa motivazione”.
Per poter intercettare oltre il limite, dunque, il pm dovrà portare al gip “elementi specifici e concreti”. Anche in questa espressione è nascosta una stretta: al momento, infatti, per ottenere la proroga serve dimostrare (oltre ai “gravi indizi”) l’”assoluta indispensabilità” del mezzo di ricerca della prova, che può essere ritenuta sussistente anche nel caso in cui gli indagati, come spesso accade, per un certo periodo non dicano né facciano nulla di compromettente. Con la nuova norma, invece, servirà per forza un “risultato” investigativo entro i primi 45 giorni.
In vista di mercoledì, le opposizioni promettono una “battaglia serrata”. E pensare che a luglio scorso, quando il provvedimento era stato approvato in Commissione giustizia al Senato, anche nell’attuale maggioranza e nella stessa Fratelli d’Italia c’erano dei dubbi. Quelli manifestati, in particolare, da Andrea Delmastro. Il sottosegretario alla Giustizia era sì d’accordo con Zanettin nell’evitare “stanche proroghe e chiedere motivazioni sempre più rafforzate” rispetto alle intercettazioni, tuttavia spiegava che “la discussione è ancora aperta” rispetto al mettere “un tetto secco” alla tempistica degli ascolti.
Che l’estate abbia portato “consiglio”? Più che altro al Fatto risulta che sia stato raggiunto un accordo di non belligeranza tra FdI e Forza Italia, tale da inserire il ddl Zanettin tra i provvedimenti ai quali gli azzurri - rinvigoriti dalla possibile discesa in campo dei fratelli Berlusconi - proprio non vogliono rinunciare. Le opposizioni annunciano battaglia in aula, dicevamo. “Limitare la proroga delle intercettazioni è un altro passo in una direzione pericolosa”, aveva già dichiarato il senatore del Partito democratico, Walter Verini. “Si tratta di un provvedimento al quale ci opporremo con tutte le nostre forze”, gli fa eco la senatrice di Avs, Ilaria Cucchi. Con questa maggioranza siamo allo smantellamento del principale strumento investigativo, le intercettazioni”, dichiarò ad aprile l’ex pm antimafia Roberto Scarpinato, oggi senatore del M5S.










