di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 14 aprile 2023
Sciarra: troppe volte il Parlamento non ci risponde. Ci sono casi in cui le pene previste per determinati reati sono talmente alte da risultare sproporzionate e dunque incostituzionali. “Il tema è divenuto sempre più centrale per la Corte costituzionale, e costituisce uno degli ambiti elettivi del vaglio di ragionevolezza sulle previsioni legislative”, spiega la presidente Silvana Sciarra durante la sua relazione annuale sull’attività della Consulta.
E chiarisce: “La severità della pena comminata dal legislatore non può essere manifestamente sproporzionata rispetto alla gravità oggettiva e soggettiva del reato”. Certo, il Parlamento è autonomo nelle sue scelte di politica criminale e nella decisione su cosa e come reprimere attraverso le sanzioni imposte dal codice penale, ma “l’ampia discrezionalità di cui il legislatore dispone nella quantificazione delle pene incontra il proprio limite nella manifesta sproporzione della singola scelta sanzionatoria, sia in relazione alle pene previste per altre figure di reato, sia rispetto alla intrinseca gravità delle condotte abbracciate da una singola figura di reato”.
È uno dei passaggi più significativi della relazione di Sciarra, letta davanti al capo dello Stato Sergio Mattarella e ad altre alte cariche istituzionali. Naturalmente la presidente parla in astratto, e cita un caso già affrontato dalla Consulta, che “dopo aver accertato la sproporzione della sanzione irrogata se non vi è coinvolgimento con un’organizzazione criminale, ha rimosso il vulnus accertato riducendo l’entità della pena per chi aiuti a entrare illegalmente in Italia”.
Tuttavia sono parole ed esempi che suscitano un certo effetto mentre governo e Parlamento imboccano la via di introdurre nuovi reati e inasprire le pene di fronte alle emergenze, vere o presunte che siano. Delle ultime iniziative legislative Sciarra non parla, né potrebbe farlo: perché ogni norma potrebbe potenzialmente arrivare al vaglio della Consulta, e per rispetto del legislatore. Con il quale, insiste nel suo discorso, vige un rapporto di “leale collaborazione” realizzatosi anche attraverso la sospensione delle decisioni, dopo una “prognosi di incostituzionalità” su alcune leggi che riguardano temi etici o sociali particolarmente rilevanti e “divisivi”, per dare il tempo al Parlamento di intervenire.
Pure su questo punto, però, c’è una realtà fatta di chiaroscuri, poiché troppo spesso Camera e Senato sono rimasti sordi agli appelli della Corte, o hanno agito con grave ritardo. È successo con le questioni legate al “fine vita”, sul cosiddetto “ergastolo ostativo” e altri punti critici, mentre sono all’orizzonte i problemi legati al riconoscimento dei figli di coppie omogenitoriali e scelte collegate. Sulle quali ancora una volta Sciarra non si esprime, ribadendo però - sulla scorta di decisioni già prese dalla Consulta e dalle Corti europee - che al centro delle decisioni c’è sempre stato (e deve continuare a esserci) il rispetto dei “diritti dei nati”; a cominciare da quello all’identità e alla “cura del contesto familiare, indipendentemente dal sesso dei genitori”.
Quanto agli appelli (o moniti) rivolti al Parlamento, la presidente aggiunge che comunque “un giorno non lontano si dovrà fare un bilancio molto puntuale in merito a questa apertura di credito nei confronti del legislatore che, purtroppo, su molti temi molto sensibili e socialmente rilevanti non ha portato sempre a risultati soddisfacenti e rapidi per i cittadini”.
Al centro delle decisioni della Corte ci sono sempre loro: i cittadini e il rispetto dei diritti garantiti loro dalla Costituzione e dal Diritto internazionale che, una volta sottoscritto, è direttamente vigente. “Quando c’è chiarezza esplicita nelle decisioni del giudice europeo - esemplifica Sciarra - il giudice italiano può disapplicare direttamente la norma contestata, e questo è molto importante”.
Le decisioni sul fenomeno dell’immigrazione di cui tanto si discute in questo momento “rappresentano il cuore delle scelte politiche del Parlamento, che si muove nella piena consapevolezza dei vincoli internazionali e di cui non dubito che terrà conto”, chiosa la presidente della Consulta. Che interviene anche su qualche polemica relativa ad alcune decisioni della Corte, come quelle sui cosiddetti reati ostativi: “Negli interventi sulle modalità di esecuzione della pena non c’è alcun disegno di indebolimento della lotta alla criminalità organizzata. Il punto è conciliare quel contrasto con il diritto alla speranza per ogni detenuto, con la possibilità del ravvedimento e la funzione rieducativa della pena”.










