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di Roberto Galullo

Il Sole 24 Ore, 16 febbraio 2025

Nel 2024 sequestrati 2.252 telefoni nelle celle: 6 al giorno. I prezzi di acquisto spaziano da 150 a 2mila euro. Mercato dei criptofonini alle stelle. Da una decina di anni, accade di tutto nelle carceri italiane. Persino che i boss possano videochiamare dalla cella per godersi una lezione impartita ad un rivale, gustarsi la festa di compleanno di un familiare, fare acquisti online o impartire - caso frequentissimo - ordini con i quali continuare a governare ciò che accade fuori. Pur stando dentro, magari in una cella di massima sicurezza o, perché no, in regime di carcere duro. Così, mentre il “pasticcio” sulla schermatura degli istituti penitenziari continua, basta dare un’occhiata ai recentissimi numeri snocciolati dal direttore generale Detenuti e trattamento del Dipartimento amministrazione penitenziaria (Dap), Ernesto Napolillo, per capire la gravità della situazione.

Le linee guida - Napolillo - con alcune linee guida spedite nei primi giorni di febbraio 2025 ai provveditorati regionali e alle direzioni degli istituti penitenziari, che il Sole 24 Ore ha potuto leggere - ha fotografato l’invasione dei cellulari nelle celle. Tra l’altro, dal 22 ottobre 2020 è un reato introdurre o detenere telefoni cellulari o dispositivi mobili in carcere, con una pena prevista da 1 a 4 anni di reclusione. Non può essere certo questa minaccia a scoraggiare boss e detenuti di alta sicurezza. Al massimo qualche autore di reato minore.

Nel 2022 sono stati rinvenuti 1.084 telefoni e sim card, diventati 1.595 nel 2023 e 2.252 nel 2024. In pratica, lo scorso anno, sono stati scovato oltre sei cellulari (o sim card) al giorno. Nel giro di due anni l’incremento è stato del 107,74%. Se ne sono stati scovati 2.252 lo scorso anno, bisogna verosimilmente moltiplicare almeno per 3 la cifra dei cellulari e delle sim card che giravano tra celle, corridoi, spazi comuni interni al perimetro carcerario. Questo fenomeno, scrive Napolillo, “desta enorme preoccupazione”.

E non si vede come potrebbe essere diversamente. Non da oggi, però. Da almeno un decennio nel corso del quale il letargo della politica - che tra l’altro sceglie direttamente o indirettamente anche i vertici della classe dirigente amministrativa che si avvicendano con un sistema di spoil system la cui efficienza è sotto gli occhi di tutti - ha consentito alla criminalità organizzata di spadroneggiare negli istituti penitenziari.

Affari a gonfie vele - All’interno degli istituti impazza un florido commercio di telefoni e sim card, che arricchisce i più forti e lo stesso Napolillo scrive che c’è “un gigantesco business illecito, che costituisce all’evidenza fonte di indebito arricchimento e appare parimenti atto a creare indebiti rapporti di gerarchia e di primazia tra reclusi, che la Direzione devono assolutamente contrastare”.

Tariffe e mercato nero - Circa quattro anni fa nella casa circondariale di Catanzaro si pagavano da 150 a 300 euro per un telefono e le sim card viaggiavano intorno ai 40 euro. I cinque cellulari sequestrati nel 2021 al fratello di un boss, se fossero entrati nel carcere di Bologna utilizzando un drone, avrebbero fruttato circa 6.400 euro. Ogni microtelefono poteva essere venduto anche 800 euro e i due iPhone 5, ad almeno duemila euro.

Vasto raggio - Il 19 marzo 2024, due distinte indagini della Procura di Napoli ha fatto luce sulla distribuzione di droga e telefoni in ben 19 carceri: Frosinone, Napoli - Secondigliano, Cosenza, Siracusa, Lanciano, Augusta, Catania, Terni, Rovigo, Caltanissetta, Roma-Rebibbia, Avellino, Trapani, Benevento, Melfi, Asti, Saluzzo, Viterbo e Sulmona) e sull’utilizzo di telefoni da parte di alcuni detenuti. I rifornimenti avvenivano con droni gestiti da una sorta di service che aveva tariffe precise al centesimo: mille euro per consegnare uno smartphone, 250 euro per un telefonino abilitato alle sole chiamate vocali (oltre a settemila euro per mezzo chilogrammo di droga).

L’audizione di Gratteri - In altre parole, i costi salgono o scendono a seconda degli istituti, di chi chiede, di chi vende e di cosa si può offrire dall’una e dall’altra parte in una serie di servizi allargati ben oltre i confini delle mura carcerarie. Il 15 gennaio 2025 il capo della Procura di Napoli, Nicola Gratteri, ha svolto un’audizione in Commissione parlamentare antimafia nel corso della quale è tornato sul tema più delicato delle comunicazioni nelle carceri: i criptofonini, vale a dire telefoni cellulari tecnologicamente avanzati, dotati di un sistema di cifratura del segnale e di protezione dell’accesso. Gratteri ha anche spiegato chi e a quale prezzo mette a disposizione la sua tecnologia per intercettare le conversazioni che avvengono con i criptofonini.

I criptofonini - “Sì, i criptofonini ci sono - ha affermato Gratteri - e costano 3.500 euro. Sono telefoni dedicati che funzionano come citofoni. Io posso parlare con Bogotà, Caracas, Cartagena con questi telefoni. Durano sei-otto mesi, poi bisogna cambiarli. Si figuri se un narcotrafficante non ha un telefono dedicato. Questa tecnologia costa cinque milioni di euro. È una tecnologia che hanno soprattutto gli israeliani, che vendono gli israeliani, perché da questo punto di vista sono molto avanti rispetto al resto del mondo, che vendono anche ad aziende e agenzie private, anche ad agenzie di servizi segreti nel mondo, anche nel mondo occidentale. È una decisione politica comprare o meno questi sistemi di intercettazione, è una scelta”. Appunto. È sempre questione di scelte politiche.