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di Vincenzo Brunelli

Corriere della Sera, 19 agosto 2026

“Può essere un rischio”. Il caso finisce in Cassazione. Antonio Piromalli e la richiesta al carcere di Parma che resta in sospeso: in passato aveva fatto domanda per poter cucinare la cena in cella dopo le 22 ma anche in quel caso il permesso gli era stato negato. Un boss della ‘ndrangheta chiede di poter comprare un libro su San Benedetto al direttore del carcere di Parma che glielo nega. La singolare vicenda finisce in Cassazione, passando prima dal magistrato di sorveglianza che aveva negato a sua volta al detenuto il libro sul Santo di Norcia. Gli ermellini dopo aver classificato l’istanza come reclamo hanno rinviato gli atti e la decisione al magistrato di sorveglianza di Bologna “affinché valuti la fondatezza del prospettato pregiudizio ad un diritto soggettivo, e la legittimità del provvedimento limitativo dell’amministrazione penitenziario”. 

Il boss Antonio Piromalli e la richiesta: “Il libro su San Benedetto” - Antonio Piromalli, rampollo di Pino Piromalli, “Peppe Facciazza”, boss di Gioia Tauro di una delle famiglie di ‘ndrangheta più potenti e pericolose di sempre, tramite i suoi legali aveva infatti impugnato il diniego della direzione degli istituti penitenziari di Parma alla sua richiesta di acquistare il libro “La medaglia di San Benedetto”, rivolgendosi al magistrato di Sorveglianza di Reggio Emilia.

Il giudice però aveva dato ragione al carcere e torto a Piromalli, “non riscontrandosi un pregiudizio all’esercizio dei diritti del detenuto e rilevandosi nel provvedimento dell’autorità penitenziaria congrua motivazione in ordine al rischio che il detenuto potesse coltivare i contatti con l’organizzazione avvalendosi di riferimenti a simboli e a testi sacri come aveva fatto in passato”. Nei giorni scorsi la suprema corte di Cassazione, dopo aver esaminato il ricorso dei legali di Piromalli, come detto, ha rinviato tutto al giudice d sorveglianza bolognese che ora dovrà analizzare la vicenda e decidere in merito. 

Lo scontro legale e l’opposizione: si finisce in Cassazione - Antonio Piromalli non è nuovo a richieste particolari. Lo scorso anno aveva chiesto al direttore del carcere di Parma dove è recluso in regime di 41 bis, di poter cucinare i suoi piatti preferiti dopo le 22. In pratica avrebbe voluto poter preparare i suoi pasti, come i tipici fusilli con la ‘nduja o la “struncatura ammollicata con le acciughe”, ben oltre l’orario stabilito dal regolamento. Anche in quel caso prima la direzione, poi Tribunale di Sorveglianza prima, e infine la Cassazione avevano ribadito che il regime di 41 bis non consente deroghe e che i fornelli si spengono alle 20. 

La precedente richiesta di poter cucinare dopo le 20 - Ora arriva questa nuova richiesta e per i legali del boss calabrese il diniego a comprare e leggere il libro su San Benedetto viola i diritti del detenuto. Si contesta che dalla sentenza di condanna a carico di Piromalli non fosse mai emerso che “nella condotta associativa egli si avvalesse di testi sacri e la negazione all’acquisto del libro religioso, oltre che genericamente motivata, fosse lesiva dei principi di cui all’art. 27 Costituzione”. Ora bisognerà attendere la decisione del magistrato di sorveglianza di Bologna nel merito, e poi quella definitiva della suprema corte di Cassazione.

Ormai è noto che, come altre organizzazioni criminali, la ‘ndrangheta usa la simbologia sacra per dare un valore religioso ai suoi poteri. Mescola i riti della Chiesa con il crimine. Usa formule, santi e giuramenti di sangue per creare un vincolo eterno e sacro tra gli affiliati. Per sapere come andrà a finire questa vicenda che può fare da scuola per altre simili bisognerà attendere ancora qualche mese nella migliore delle ipotesi.