di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 9 agosto 2019
L'esponente della malavita estradato dalla Spagna era tornato libero per una complessa questione procedurale. Un ricalcolo della pena ancora da scontare ha portato alla revoca della libertà.
Un giudice di Bologna che sostituisce a un boss di 'ndrangheta l'ergastolo con 30 anni a motivo dell'inadempienza italiana rispetto ai patti fatti con la Spagna per la sua estradizione vent'anni fa, poi un pm di Bologna che fa quindi un calcolo dei teorici 168 anni di pene temporanee da cumulare e scarcera il detenuto per fine pena massima di 30 anni scontata a Novara, e un terzo magistrato (pm nello stesso ufficio del secondo) che sulla scorta di una proposta della Procura Generale di Reggio Calabria fa invece un calcolo diverso e ordina il riarresto del detenuto appena liberato e la sua rinnovata detenzione sino al 2027: diventa un caso la scarcerazione l'altro ieri, e poi il riarresto-lampo ieri, di Domenico Paviglianiti, il 58enne riferimento dell'omonima cosca, pluricondannato (anche per quattro omicidi) e detenuto da 23 anni.
Nel giro di 48 ore è infatti passato dall'essere (prima) non più ergastolano ma scarcerato in via definitiva e senza più alcuna pendenza giudiziaria, all'essere invece (poi) di nuovo recluso nel carcere di Novara con la prospettiva di doverci restare ancora sino al 2027. Al termine di un rimbalzo di istanze che dal 2015 la Cassazione aveva infine nel 2018 stabilito fosse Bologna a dover dipanare, in sede di "incidente di esecuzione" il gip Gianluca Petragnani Gelosi il 4 agosto aveva preso atto che l'Italia - quando nel 2012 trasformò in ergastolo ostativo (cioè senza possibilità di benefici penitenziari) le nove sentenze definitive di condanna di Paviglianiti a teorici 168 anni per omicidi e associazione mafiosa e traffico di droga e trasporto di mitra e bazooka - violò l'assicurazione garantita la alla Spagna nel 1999 e poi nel 2006 che Paviglianiti, là catturato nel 1996, non fosse sottoposto in Italia al carcere a vita (che all'epoca non era contemplato in Spagna).
A quel punto, venuto meno l'ergastolo e sostituito dal gip con la massima pena detentiva temporanea ammessa in Italia (30 anni) qualunque sia il cumulo materiale di pene (qui 168 anni), il 6 agosto la palla era passata al pm dell'esecuzione nella Procura di Bologna, che, accogliendo l'istanza degli avvocati Mirna Raschi e Marina Silvia Mori, aveva preso atto dei 30 anni già tutti maturati da Paviglianiti: 23 scontati in carcere, ai quali però andavano aggiunti 3 anni e mezzo di carcere "fungibili" ad altro titolo, 3 anni di indulto, e quasi 5 anni di "liberazione anticipata" (quella che detrae automaticamente 45 giorni ogni 6 mesi espiati).
Scarcerato quindi l'altro ieri per fine pena su ordine di un pm dell'esecuzione penale bolognese, Paviglianiti ieri viene però riarrestato in forza di un nuovo e diverso ricalcolo del cumulo di pene operato da un altro pm di Bologna, Marco Martorelli, che accoglie e sviluppa una idea suggeritagli dall'Avvocato Generale della Procura Generale di Reggio Calabria in una nota ufficiale inviatagli a razzo il 7 agosto stesso.
L'idea è considerare fuori dalla garanzia estradizionale spagnola una delle nove condanne, quella a Reggio Calabria a 17 anni di pena nel 2015 per una partecipazione di Paviglianiti a una associazione mafiosa che l'imputazione formalmente indicava permanente "sino al 3 luglio 2001": quindi in teoria per un fatto successivo all'estradizione nel 1999 dalla Spagna e commesso sul territorio italiano (anche se Paviglianiti era in carcere già da ben 5 anni, cioé dalla cattura in Spagna il 21 novembre 1996).
La conseguenza é che questa singola pena fuoriesce dal calcolo che assorbiva i 168 anni teorici nei 30 massimi, e dunque ora al cumulo di base ricalcolato in 21 anni aggiunge questo rivissuto segmento di 17 anni, che porta il nuovo complessivo cumulo a 38 anni e 9 mesi. Spostando il fine pena di Paviglianiti al 2031 in teoria, e in pratica (una volta detratti gli anni di indulto e i periodi di liberazioni anticipate) al 3 luglio 2027. E quindi determinandone ieri il suo riarresto e ritorno nel supercarcere di Novara.










