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di Francesco Grignetti

La Stampa, 5 dicembre 2025

Il reato di abuso d’ufficio non tornerà, parola del ministro Carlo Nordio. E sostenere che ci sia un nuovo obbligo europeo è una “falsificazione”. Dopo che a Bruxelles è stata varata alcuni giorni fa una direttiva anticorruzione, s’è aperto il dibattito: l’Italia che ha appena abrogato quel reato, dovrà reintrodurlo? Giuseppe Conte era partito immediatamente alla carica: “Che brutta figura per l’Italia... Dobbiamo anche - ha scritto su X - fare la figura degli ultimi della classe sul tema della legalità, visto che la proposta europea di direttiva anticorruzione ricorda al nostro Paese che non si possono cancellare con un tratto di penna i reati di chi abusa del proprio potere solo per proteggere la casta dei politici e dei colletti bianchi”. Nordio gli ha risposto per le rime: “Sorprende che un esponente dell’opposizione, che è anche un giurista, possa storpiare la narrazione dei lavori della commissione”.

Breve sintesi. Questa proposta era in discussione da tempo. Se ne è parlato a lungo quando il governo decise l’abrogazione dell’abuso di ufficio. In quel frangente, il ministro si precipitò a Bruxelles per spiegare come, a suo dire, con 17 fattispecie di reato, il nostro codice è più che attrezzato al contrasto della corruzione. Dopodiché è iniziato un duro confronto nelle segrete stanze. Il governo italiano ha molto spinto (a Roma la definiscono “la nostra moral suasion”) affinché le parole stesse “abuso d’ufficio” venissero cancellate dal testo. Sulla linea italiana si è accodata la Germania. E a quel punto il gioco è stato fatto.

Nordio ora rivendica: “Alla fine, il reato di abuso d’ufficio, originariamente previsto, è stato completamente stralciato. Hanno evidentemente convinto le nostre argomentazioni. La direttiva mette in cantina il delitto di abuso come norma prevista dall’Ue di “default”. Agli Stati, invece, scegliere quali reati già vigenti realizzano gli obiettivi di difesa della legalità”. La direttiva è molto importante perché invita i Ventisette ad uniformare le legislazioni, ad usare gli stessi nomi e descrizioni per i reati, e anche ad allineare le pene. Si stabilisce anche che, in tema di corruzione, gli Stati membri hanno giurisdizione sui reati commessi nel loro territorio o quando l’autore del reato è un loro cittadino. Al posto dell’abuso di ufficio, la direttiva cita un più blando reato di “esercizio illecito di funzione pubblica”. Si vedrà se il governo riterrà di recepire questo reato, anche se Nordio pare molto contrario.

Sul da farsi, e se il governo Meloni debba rimangiarsi quell’abrogazione, si è scatenata la bagarre. Conte insiste: “Non molliamo la presa: ora il governo ritorni sui suoi passi”. Con lui, l’eurodeputato Giuseppe Antoci, M5S, che ha seguito il dossier da relatore-ombra: “L’articolo 11 del testo prevede l’obbligo di recepire nell’ordinamento giuridico italiano il reato di “esercizio illecito di funzione pubblica”, proprio il nostro ex abuso d’ufficio”. Il ministro la vede all’opposto. Con nota ufficiale ribadisce una posizione ben nota: “Proprio la completa eliminazione della norma dell’abuso d’ufficio dalla direttiva e il “mandato agli Stati membri” per indicare reati già esistenti nei loro sistemi, testimonia la credibilità della posizione italiana che, come detto, ha incassato il largo sostegno anche degli Stati membri del Consiglio. Svanito, dunque, l’obbligo di reintrodurre l’art. 323 del codice penale”. Ovvero l’abuso di ufficio, che, stante questo governo, non tornerà.