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di Simone Casciano e Lucia Ori

Il Domani, 22 ottobre 2026

Il ministero dell’Interno parla di un tilt durato solo qualche giorno. Legali e associazioni dei migranti raccontano una realtà diversa. Il rischio per molti migranti è vedere sfumare i contratti di lavoro. Ci sono tante persone nella sala d’aspetto della questura di Trento lunedì mattina, Said ha il numero 29 ed è impaziente. Dopo un anno di vita sospesa in strada, fuori dal sistema di accoglienza, tra lavoretti ed espedienti, ha trovato una rara opportunità per chi come lui è arrivato dal Marocco con tante speranze e ha trovato solo porte sbarrate. Diplomato infermiere, ha ottenuto un’offerta di lavoro in una casa di riposo. C’è solo un problema, il suo permesso di soggiorno per protezione internazionale va rinnovato, ma con l’offerta di lavoro in mano non dovrebbe essere un problema.

“Mi dispiace ma il sistema informatico è in tilt da tre settimane, non possiamo rinnovare nessun permesso”, dice la dipendente allo sportello. Per Said è una doccia fredda, “ma senza permesso non posso firmare il contratto - dice - Come faccio?”. “Guardi che non è l’unico in questa situazione - replica la dipendente allo sportello - Questa mattina sarete in 50 e così da tre settimane. Torni quando il sistema sarà di nuovo in funzione”.

A causa del tilt del sistema informatico, tanti hanno perso l’opportunità di firmare un nuovo contratto di lavoro, o rinnovarne uno esistente. Senza il documento salta anche la validità delle tessere sanitarie e quindi l’accesso alle cure. “Non viene nemmeno rilasciato un documento che attesti che la colpa è legata ai guasti del sistema informatico. “Il Viminale ci boicotta”. Class action dei migranti contro il “limbo” dei permessi di soggiorno In questo modo le persone sono abbandonate, senza diritti e tutele”, spiega Chiara Aliberti dello Sportello di orientamento legale Libera la parola di Trento.

Si tratta di uno stallo in cui la persona rimane bloccata all’interno dell’iter del procedimento e la richiesta resta pendente, ma lascia le persone, comunque, senza il permesso di soggiorno. Di opportunità rare perse per colpa di un sistema informatico guasto se ne stanno verificando migliaia in tutto il paese. Il Sistema unico asilo (Sua) è infatti una piattaforma informatica nazionale del ministero dell’interno, pensato per gestire e monitorare unicamente le procedure relative alle richieste di protezione internazionale e asilo.

Il Sua permette soprattutto la registrazione della domanda di asilo e il rinnovo della stessa. “Chiediamo giustizia”, la protesta dei lavoratori truffati dal decreto Flussi Un’epidemia di disservizi A confermare il blocco è la testimonianza di attivisti e avvocati afferenti alla rete No Cpr. Da Torino a Caserta, passando per Milano, Monza, Treviso, Padova, Venezia, Bologna, Pisa, Roma e Napoli, le conferme arrivano da tutta Italia.

“Inizialmente il blocco ha interessato tutte le pratiche relative ai permessi di soggiorno”, spiega J., un’operatrice di un centro di accoglienza del Nord. “Dopo una settimana, il problema è rimasto circoscritto solo alle pratiche relative alle richieste di protezione internazionale. La questura ha sospeso gli appuntamenti, parliamo di centinaia la settimana”. Interpellato sui disservizi, il Viminale fa sapere che “potrebbero esserci dei rallentamenti dovuti allo smaltimento delle pratiche per il breve periodo di malfunzionamento, ma all’attualità il sistema è operativo e funzionante”. Un breve periodo che è durato almeno fino al 13 ottobre, data in cui la questura di Milano ha pubblicato un avviso che parla di “interruzione delle funzionalità del Sua a livello nazionale” per via della quale “dal 27 di settembre non è possibile procedere alla registrazione e formalizzazione delle domande di protezione internazionale”.

Ancora, dalla questura di Trento, fonti interne hanno confermato che, almeno fino a lunedì mattina, il sistema non era funzionante. Gli operatori della questura agli sportelli parlano di un’interruzione del sistema che continua a perdurare. “Il Viminale ci boicotta”. Class action dei migranti contro il “limbo” dei permessi di soggiorno La richiesta di protezione serve anche a quelle persone che si trovano in stato di detenzione amministrativa dentro a un Cpr, per permettere loro di uscire e di evitare il rimpatrio, e un luogo dove le libertà fondamentali sono costantemente violate.

“Manifestare la volontà di richiedere protezione internazionale implica un’ancora di salvezza per queste persone”, racconta ancora J., “il rischio di rimpatrio aumenta, anche perché ci sono oggettive complessità a raggiungere i propri legali”. Conferma che arriva proprio dall’avvocato Sergio Biondino: “Ho chiesto a un ragazzo di procurarsi della carta, che non è ammessa dentro ai Cpr, così come non sono ammesse le penne per motivi di sicurezza, per scrivere nero su bianco che c’era la volontà di richiedere protezione. Avevo paura che senza una prova scritta lo avrebbero rimpatriato”. Gli attivisti confermano che nei Cpr le pratiche sono ferme da settimane.