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di Lavinia Rivara


La Repubblica, 14 luglio 2021

 

Il premier nel carcere dei pestaggi, addio alla stagione Conte-Bonafede. Una cosa è certa, Mario Draghi ha deciso di metterci la faccia, sulle carceri e più in generale sulla riforma della giustizia, di cui il sistema penitenziario è parte. La decisione del premier di recarsi oggi nell'istituto di Santa Maria Capua Vetere, insieme alla Guardasigilli Marta Cartabia, rappresenta la volontà di rimarcare senza alcun margine di ambiguità, e con la massima ufficialità, la condanna degli abusi e dei pestaggi contro i detenuti avvenuti nell'aprile del 2020, anche per riscattare il Paese dal danno di immagine subìto a livello internazionale. E al tempo stesso è un modo per posizionare ancora una volta palazzo Chigi dalla parte dei diritti e della Costituzione, che quegli episodi di violenza hanno calpestato, come ha denunciato la stessa ministra.

Ma la visita di oggi sarà probabilmente l'occasione per annunciare l'avvio di una riflessione anche sulla riforma del sistema carcerario, sempre afflitto da problemi di sovraffollamento.

Un tema affrontato dal presidente del Consiglio già nel colloquio avuto con il Garante nazionale dei detenuti, Mauro Palma, dopo la diffusione dei video sulle violenze nell'istituto campano. Un incontro nel quale lo stesso Garante gli ha prospettato l'esigenza di "cambiamenti radicali". Del resto la sensibilità del premier sul tema dei diritti civili era già emersa in diverse occasioni, dall'attacco al "dittatore" turco Recep Erdogan all'affondo contro l'ungherese Viktor Orbán e le leggi che discriminano le persone Lgtb, fino alla battaglia contro il divario salariale di genere.

Ma da un punto di vista più strettamente politico non si può non notare che la svolta di Santa Maria Capua Vetere avviene a pochi giorni di distanza dal travagliato Consiglio dei ministri che ha dato il via libera alla proposta del governo sulla riforma della prescrizione, per la quale Draghi si è speso fino al punto di trattare direttamente con Beppe Grillo per superare le resistenze dei 5Stelle, resistenze per la verità rientrate solo temporaneamente in quella occasione, ma pronte a riesplodere.

Due mosse che rappresentano un chiaro segnale di discontinuità rispetto al governo precedente e alla sua concezione del pianeta giustizia, dalle carceri ai processi. In altre parole una presa di distanza netta dalla linea Conte-Bonafede, dai suoi ideologismi e dai suoi inciampi. Non si può dimenticare che lo stesso ex ministro dei 5Stelle era stato costretto a sostituire a maggio 2020 il capo del Dap, Francesco Basentini, travolto dalla disastrosa gestione della pandemia nelle carceri e che gli stessi eventi accaduti a Santa Maria Capua Vetere furono, a dir poco, sottovalutati dall'allora Guardasigilli.

Sono scelte forti quelle fatte dal presidente del Consiglio in tema di giustizia e chi si aspettava che su materie così politiche, su cui certo non si era esercitato nei suoi passati incarichi, avrebbe lasciato fare ai partiti, è rimasto deluso. Ora anzi si è autorizzati a scommettere che Draghi andrà fino in fondo sulla riforma del processo penale considerata, anche in Europa, un tassello fondamentale del Recovery plan.

Lo conferma anche il fatto che ieri, incontrando il segretario del Pd Enrico Letta, si è voluto assicurare che il sostegno del Nazareno al testo Cartabia reggerà anche nelle prossime settimane, quando in Parlamento i nodi verranno al pettine, quando Giuseppe Conte darà battaglia per cambiare la riforma della ministra e difendere la legge Bonafede sulla prescrizione (e questa volta probabilmente Grillo se ne laverà le mani, lasciando al futuro presidente M5S una trattativa tutta in salita ma che non dovrà mettere in discussione la permanenza del Movimento in maggioranza).

Di certo i dem garantiscono che non seguiranno l'alleato, semmai anzi potrebbero aiutare il premier a trovare la quadra, convincendo il suo predecessore a mediare. Certo il Parlamento è sovrano e Draghi sa che il testo del governo potrà essere modificato, ma solo se ci sarà un accordo. E se sarà lui a dare il via libera a quell'accordo.