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di Giusi Fasano

Corriere della Sera, 31 luglio 2022

Ihor Klymenko: “Qualcosa li ha convinti a imboccare la via del tradimento. Di solito quello che ricevono in cambio è più potere”. Fra le più clamorose, nei giorni scorsi, ci sono state le rimozioni del capo del servizio di sicurezza (Sbu) Ivan Bakanov e del procuratore generale Iryna Venediktova: “Sospesi temporaneamente - ha spiegato il consigliere dell’Ufficio del presidente Andriy Smirnov - per indagini sulle loro eventuali responsabilità nei crimini contro la sicurezza nazionale e nel loro collegamento con i servizi speciali della Federazione Russa”. Ai nomi così importanti e alle ipotesi di alto tradimento pensa direttamente il presidente Volodymyr Zelensky. Ma poi c’è tutto il resto: collaboratori e sabotatori che aiutano il nemico in cambio di potere. Il capo della polizia nazionale ucraina, Ihor Klymenko, offre un caffè e apre la cartelletta che ha davanti.

Quanti sono i procedimenti penali per collaborazionismo?

“Fino a oggi abbiamo contato più di mille casi che riguardano proprio l’articolo del codice penale sulla collaborazione. Di queste 180 persone hanno già ricevuto un avviso di garanzia”.

Mille collaborazionisti sono tanti…

“Per me sarebbe tanto anche uno solo, mi creda”.

Chi sono queste persone?

“Gente che viveva e lavorava sul territorio del nostro Stato e riceveva benefici sociali. Poi qualcosa li ha convinti a imboccare la via del tradimento. Di solito quello che ricevono in cambio è più potere”.

Sono cittadini comuni, funzionari statali, amministratori? Chi?

“Ci sono diversi livelli. La maggior parte dei collaborazionisti sono persone che non hanno coperto nessun incarico come autorità statali o nelle forze dell’ordine. Avevano posizioni lavorative poco qualificate; hanno cercato di aiutare il nemico quando è arrivato nei loro territori. Mi viene in mente il caso di una donna che lavorava come addetta alle pulizie, a Kherson e per aver collaborato col nemico ha ottenuto la carica di amministratrice di una società televisiva-radiofonica”.

Gli altri livelli?

“Quello successivo riguarda i dirigenti di piccole imprese o persone in posizioni basse nel servizio amministrativo. Incontrando i russi hanno cercato in cambio di aumentare le loro fortune o rivendicare qualche tipo di leadership fra le autorità statali dei territori occupati. E poi c’è il terzo livello”.

Che sarebbe?

“Le persone che in precedenza avevano ricoperto incarichi nelle nostre amministrazioni e negli enti locali oppure nelle forze dell’ordine. Anche se rappresentano una minoranza, gli sforzi maggiori dei servizi speciali russi sono stati rivolti a loro, con offerte di posizioni rilevanti e livelli dirigenziali nelle amministrazioni, nei villaggi, negli uffici dei sindaci”.

Un esempio?

“Ad esempio la polizia di Kherson: è gestita attualmente da una persona che aveva lavorato nella milizia ucraina 10 anni fa”.

Che cosa fa esattamente un collaboratore?

“Può fare diverse cose. Per esempio segnalare la resistenza ucraina o sostenere il nemico nell’imposizione delle sue regole sulla popolazione. Chi collabora con il nemico non ama il nostro Stato, è veicolo della propaganda, è avvelenato dall’idea e dalla narrazione che il mondo russo impone attraverso i media che controlla nelle regioni occupate”.

È accusato di collaborazionismo anche l’insegnante che a scuola segue il programma russo?

“Sì. In un articolo della nostra Corte criminale sul collaborazionismo c’è un articolo a parte dedicato proprio all’educazione pro-russia dei nostri ragazzi. Sta succedendo nei territori occupati: c’è chi accetta di insegnare la lingua russa e la storia secondo la prospettiva russa”.

In quale regione sono stati aperti più procedimenti penali contro i collaborazionisti?

“Al momento le regioni più interessate sono quelle di Kherson, Luhansk e Zaporizhia. Molti dei procedimenti penali sono stati istruiti a distanza in territori attualmente occupati. Monitoriamo le attività di queste persone in remoto, riceviamo costantemente informazioni sul loro conto, incrociamo i dati e se gli indizi diventano sufficienti apriamo un fascicolo penale. Un esempio viene da Berdiansk, nella regione di Zaporizhia, dove abbiamo a che fare con un procedimento che riguarda un attuale capo delle forze dell’ordine”.

Che cosa rischia chi collabora con il nemico?

“Dipende. Rischia fino all’ergastolo se l’attività di collaborazione ha portato a gravi conseguenze associate alla morte di persone”.

Sono già stati celebrati processi?

“Abbiamo sentenze per questi crimini ogni settimana”.

E poi ci sono i sabotatori...

“Quello è un argomento a parte, però. 1.500 persone sospettate di essere coinvolte in attività di sabotaggio”.

Anche nel 2014, con le autoproclamate repubbliche di Donetsk e Luhansk, ci sono stati passaggi nelle file russe?

“C’è una differenza fondamentale fra allora e adesso. All’epoca quasi l’intero gruppo dei servizi speciali, delle forze dell’ordine e delle autorità è passato al nemico. Erano i ranghi superiori. Adesso vediamo passaggi soltanto nei ranghi inferiori. Vediamo un altro panorama rispetto a quello che succedeva nel 2014 con l’annessione della Crimea o nel Donbas”.

Quanti sono gli uomini al suo comando?

“L’Ucraina dispone di 100 mila agenti di polizia”.