di Patrizio Gonnella
associazioneantignone.it, 9 marzo 2020
Coniugare la tutela della salute con il rispetto degli altri diritti fondamentali. È questo il compito - non facile - che l'Amministrazione Penitenziaria deve perseguire in questo delicato momento in cui il nostro paese è alle prese con l'epidemia coronavirus. Un contagio in carcere, dove gli spazi sono limitati e c'è una totale promiscuità fra detenuti e personale penitenziario potrebbe trasformarsi in una catastrofe.
In questi ultimi giorni abbiamo assistito a provvedimenti di chiusura degli istituti, triage all'ingresso per i nuovi giunti, riduzione o sospensione dei colloqui e dell'ingresso dei volontari. Provvedimenti che se da una parte mirano a salvaguardare la salute dei ristretti, dall'altro possono isolare ancor di più una parte di popolazione che già spesso è fortemente esclusa. Per questo abbiamo chiesto al governo una serie di provvedimenti urgenti: aumentare la possibilità di telefonate a 20 minuti al giorno a fronte degli attuali 10 minuti a settimana, utilizzando anche skype; prevedere misure di detenzione domiciliare e affidamento per chi abbia una pena residua limitata e abbia avuto un percorso penitenziario positivo.
È fondamentale infatti diminuire il sovraffollamento penitenziario in questa fase e, per chi rimarrà in carcere, garantire dei contatti costanti con i famigliari. È importante inoltre che i detenuti siano messi a conoscenza di quanto sta accadendo, altrimenti il rischio è che si possano creare disordini come avvenuto ieri nel carcere di Salerno.
Per capire cosa sta accadendo, e sollecitati da molti parenti di detenuti che a decine ci hanno chiamato o scritto, abbiamo avviato una mappatura dei provvedimenti assunti carcere per carcere che aggiorneremo costantemente. Per rimanere aggiornati su quanto sta accadendo vi invitiamo a seguirci sul nostro sito e sui nostri canali social.










