di Federica Angeli
La Repubblica, 11 agosto 2022
Il suicidio della ragazza di 27 anni nella prigione di Montorio è il 49esimo da gennaio: cifre e cause del fallimento. Donatella Hodo, 27 anni, è l’ultima vittima di un sistema carcerario fermo a 46 anni fa. Il suo è il 49esimo suicidio dall’inizio dell’anno. In Italia, secondo i dati ufficiali Oms, si suicidano in media 6,7 persone l’anno ogni 100mila abitanti. Al 10 di agosto, su 54.000 detenuti, 49 si sono tolti la vita: venti volte di più rispetto alla media esterna. Un mese fa è toccato a una trentenne nel braccio femminile di Rebibbia, madre di due bambine, anche lei tossicodipendente con doppia diagnosi, sia psichiatrica che di consumi. Non ha retto, le misure alternative non sono state trovate per lei e si è suicidata in infermeria dove era ricoverata.
Ai familiari di Donatella Hodo ha chiesto scusa, con una lettera, il suo magistrato di sorveglianza, Vincenzo Semeraro. “A tutti gli altri chiederà scusa mai qualcuno?”, si domanda Nicola Boscoletto della Cooperativa Giotto di Padova, una delle più impegnate per il reinserimento dei detenuti.
I detenuti da trasferire - Più che le parole sono i numeri a spiegare la disumanità del sistema carcerario che sembra non avere più la sua missione iniziale ovvero, secondo un vecchio motto degli agenti di custodia del 1948, “vigilando redimere”. “A fronte dei 54mila detenuti oggi in Italia - dice Boscoletto - almeno un terzo, 18mila, avrebbe bisogno di essere trasferito in centri di recupero per tossicodipendenti o in centri psichiatrici”. E invece sono chiusi nelle celle in attesa che la loro pena scenda sotto i quattro anni. Già, funziona così. “La valutazione si basa sulla pena e sulla condotta, non sulla necessità - spiega Gabriella Stramaccioni, garante dei detenuti di Roma - Devi avere una pena al di sotto dei 4 anni per andare in comunità terapeutica, ed è molto raro che ciò avvenga. È un regolamento fortemente penalizzante”.
Le recidive - E via con altri numeri. “Sa quante sono oggi le persone detenute che si trovano in carcere con una pena inflitta di un anno? - dichiara ancora Boscoletto - Sono 1.344. E sa quante sono quelle con una pena residua da scontare di un anno? 7.067. Il carcere è diventato una discarica indifferenziata. La recidiva reale è al 90%: chi esce delinque più di prima. In termini di costi indiretti (i soli costi diretti sono 4 miliardi) non sappiamo quanti miliardi si spendono, cifre astronomiche”.
La detenzione femminile - Quanto alla detenzione femminile, anch’essa in questi giorni al centro del dibattito dopo la morte della ventisettenne a Verona, “constatiamo che l’ordinamento penitenziario - a parlare ora è Stramaccioni - risale al 1975 quando le strutture erano pensate principalmente per uomini. La detenzione femminile è il 4 per cento del totale però ci sono delle differenze: ci sono carceri solo femminili tipo Rebibbia che è il più grande d’Europa e ha una presenza media di 350 donne, e carceri misti. Molte donne che hanno commesso reati vengono da situazioni di violenza e complicatissime dal punto di vista psicologico”.
I magistrati di sorveglianza - E qui la differenza la fa il magistrato di sorveglianza. Ma la verità è che ci sono un educatore e un magistrato ogni 200 detenuti, alcuni attendono 6-7 mesi per un colloquio. Quanto ai direttori di carceri ne mancano 200 su 500 totali: il concorso è stato fatto da poco e non prima della fine del 2023 entreranno in servizio. “Purtroppo i numeri sono tali per cui i detenuti diventano dei fantasmi, non ci si rende conto delle loro individualità e delle loro differenze, accade quando sono troppi e i direttori troppo pochi - spiega Patrizio Gonnella, presidente di Antigone - Durante l’estate, quando il personale è in ferie, la situazione è ancora più drammatica. La verità è che il tema carcere non va trattato quando c’è un’emergenza, così come non bisogna avere paura a parlarne in campagna elettorale”.










