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di Giuseppe Picciano

lospecialegiornale.it, 28 gennaio 2024

È possibile trasformare un doloroso luogo di espiazione, come il carcere, in uno spazio più accogliente che acquisisca una certa vitalità? A quanto pare sì, grazie all’arte. È quanto si è proposta la direzione della Casa circondariale di Pistoia, che ha lanciato un progetto per la realizzazione di alcuni murales ad opera dei detenuti nelle aree comuni della struttura. L’iniziativa, ideata con il supporto della Fondazione Caript e in collaborazione gli artisti Nico “Lopez” Bruchi” e Marco “Sera” Milaneschi dell’Associazione Elektro Domestik Force, ha coinvolto circa 25 detenuti, che hanno partecipato agli incontri di coprogettazione con i due artisti, maestri nella street art.

“Nell’ambito delle iniziative a favore della popolazione detenuta - afferma la direttrice della casa circondariale Loredana Stefanelli - abbiamo voluto trasformare gli spazi fisici in spazi vitali nei quali i detenuti possano affrontare le loro paure e alimentare la speranza che il carcere da isola di disperati divenga, per quanto possibile, territorio di vita”.

La realizzazione dei murales è stata preceduta da quattro incontri di coprogettazione, guidati da Bruchi e Milaneschi. Il video-maker Carlo Settembrini ha documentato ogni fase del progetto, contribuendo a immortalare il processo creativo e la partecipazione dei detenuti. Bruchi, direttore artistico della Crew, ha enfatizzato l’importanza dei momenti di scambio con i detenuti per definire il filo conduttore dell’operazione artistica. L’obiettivo era creare murales che comunicassero in modo semplice ed efficace, rappresentando le idee e le aspirazioni dei detenuti.

“Guidati dalle loro idee - spiega Bruchi - abbiamo progettato i murales cercando di trovare canali comunicativi semplici ed efficaci. Creare bellezza insieme è una cosa che non capita tutti i giorni all’interno di un carcere. Il sostegno da parte di tutti i detenuti è stato emozionante, il loro profondo coinvolgimento ha fatto sì che, anche nella fase di realizzazione, si respirasse uno spirito di collaborazione per migliorare gli spazi comuni”.

I murales, collocati su di un arco del piano superiore, sulla parete della sala polivalente e sul muro del campo da calcio, narrano storie differenti: un “albero della speranza” nel quale le foglie diventano lettere, esiti di un percorso introspettivo, forse una corrispondenza con l’esterno, forse pagine di libri. Al centro, inciso nella corteccia, è un cervello, simbolo dello sviluppo intellettuale e, frontalmente, sono dipinte sbarre divelte a significare che è la saggezza a rendere liberi. Sullo sfondo un paesaggio italiano e in alto sono tre parole chiave scelte dai detenuti: sacrificio, speranza, libertà.

Il mare è il tema centrale del murale nella sala polivalente. Il dipinto è visibile attraverso la parete di una stanza detentiva che è stata abbattuta. All’interno della stanza, in primo piano, sono raffigurate le mani di un detenuto che spezzano delle catene e, all’esterno, alcune bandiere di diverse nazioni e parole, anche queste indicate dai detenuti.

Nel campo di calcio, lo scenario è l’interno di un’astronave, a rappresentare un viaggio nelle infinite possibilità dell’universo. Nel vetro dell’astronave sono dipinte diverse immagini: propri cari, personaggi celebri, ricordi del proprio vissuto. Un pianeta con una donna che aiuta un uomo a rialzarsi è tributo alle compagne di vita dei detenuti. Altre immagini: due mani che si tengono strette e si sostengono l’una con l’altra. Un pianeta ricorda un pallone in un vortice di luce intergalattico, simbolo che, attraverso lo sport, si superano un po’ i confini della detenzione.