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di Angela Stella

Il Riformista, 30 marzo 2022

“È tempo di operare. Abbiamo studiato, detto tante cose, ma ora è giunto il momento di essere operativi a partire dalle piccole, grandi cose che fanno la vita quotidiana del carcere”: così ieri la Ministra Cartabia all’incontro “Dignità e reinserimento sociale. Quali carceri dopo l’emergenza?” organizzato dalla Conferenza dei Garanti territoriali delle persone private della libertà, Conferenza nazionale del volontariato della giustizia, con l’adesione del Coordinamento nazionale dei magistrati di sorveglianza e dell’Unione delle Camere penali italiane.

Dopo due anni difficilissimi per il carcere in cui alla solita dura pena si è aggiunto il dramma del Covid è davvero arrivato il momento della “concretezza”, come ha ripetuto la professoressa? La Guardasigilli ha parlato di “assunzioni del personale, interventi sugli edifici, ma soprattutto le tante proposte che nella commissione Ruotolo sono state articolate a vario livello”. Però è anche vero che, da quanto appreso, la Ministra ancora deve valutare le proposte della commissione Ruotolo, fare le sue scelte, la sua sintesi politica.

E allora quando potremo vedere i primi, veri risultati concreti? Cartabia fa un appello ad uno sforzo collettivo: “Per me è fondamentale metterci insieme per lavorare nella stessa direzione. Quando si discute si hanno idee diverse ed è giusto averle. Sul piano dei principi emergono delle divergenze che sembrano inconciliabili ma invece sul terreno della concretezza più facilmente si arriva a delle proposte comuni”.

Ha aperto i lavori Stefano Anastasìa, Portavoce della Conferenza dei Garanti delle persone private della libertà, che ha rilanciato la proposta per la liberazione anticipata per Covid: “Tra i mille ristori che la comunità nazionale ha dovuto riconoscere a categorie economiche e gruppi sociali, non è possibile che non si riconosca che la detenzione in pandemia è stata enormemente più dura di quanto non sia normalmente. Questa maggiore sofferenza va riconosciuta con equità dalle istituzioni. Da un anno a questa parte diciamo “un giorno di liberazione anticipata speciale per ogni giorno passato in pandemia”. In Parlamento ci sono proposte per tornare alla liberazione anticipata speciale già sperimentata ai tempi della condanna europea per sovraffollamento. Sarà l’una, sarà l’altra, o una via di mezzo tra le due, ma non si può non riconoscere che circostanze eccezionali hanno costretto decine di migliaia di persone a pagare più del dovuto il loro debito nei confronti della giustizia. E la giustizia, se vuole essere tale, deve essere capace di riconoscerlo”.

Tra i relatori Mauro Palma, Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale: “Abbiamo ancora una situazione non preoccupante ma che rispetto ai numeri richiede l’attenzione di non potere ancora parlare totalmente di ‘dopo pandemia’. Sono 1329 le persone positive in carcere, 1.444 il personale, è molto ristretto il numero dei sintomatici. Solo 4 in ospedale”. E quanto all’amministrazione penitenziaria, Palma ha concluso: “Già vedo da parte del Dap una tendenza a presentarsi come se tutto fosse funzionante. Invece c’è bisogno di un cambiamento amministrativo prima che ideologico: va ripresa la capacità di avere un sistema informatico, non si è investito in questo settore. Così come vanno rivisti i circuiti, nati per dare un trattamento più indirizzato alle persone. E i magistrati di sorveglianza devono tornare a fare colloqui e a rendersi conto di cosa accade negli istituti”.

In collegamento Gian Domenico Caiazza, leader dei penalisti italiani: “Ho ascoltato la ministra, comprendo le difficoltà alle quali dobbiamo guardare con chiarezza e onestà. Questo è il Parlamento che ha fatto un falò degli Stati generali dell’esecuzione penale. Quel falò fu rivendicato come segnale politico del nuovo corso. Il Parlamento è lo stesso, non c’è più la stessa maggioranza di governo, le difficoltà vanno comprese, capisco che la ministra inviti alla concretezza, a individuare quello che si può guadagnare in questo contesto politico”.

Presente anche Rita Bernardini, Presidente di Nessuno Tocchi Caino: “Una classe politica seria proporrebbe l’amnistia e l’indulto ma sappiamo con chi abbiamo a che fare. Ma allo stesso tempo sappiamo che esistono come strumenti, previsti dalla Costituzione per governare momenti come questo”.